Dinamismo, rapidità, velocità

 

Letteratura, musica, danza, pittura, filosofia

 di Laura Marras

 

L’osservazione del movimento corporeo nella danza, dove la velocità si presenta come un aspetto della qualità della dinamica, offre molteplici spunti di indagine sulla realtà. La camminata, ad esempio, se lenta o accelerata comunica una sensazione, un’emozione diversa proprio per effetto della velocità impressa all’andatura. L’accelerazione del ritmo muta perfino la percezione stessa del suono, delle figure, delle parole. Il movimento, o meglio, la rapidità e il suo opposto _ la lentezza _ influenzano dunque la realtà, il sapere, la scienza, l’esperienza in genere. Considerando che la velocità è uguale al rapporto tra due categorie scientifiche universali, lo spazio e il tempo, che assumono connotati originali nelle epoche storiche e diverse culture, è interessante osservare come due categorie univoche siano state trattate e manipolate, caricate di significati simbolici eccezionali: per i Greci la velocità era l’eccesso, per Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) un oggetto erotico.

 

Chi ha detto a Bruno Maderna (1920-1973), compositore contemporaneo di musica elettronica, di stravolgere due categorie, da sempre fisse anche nel sistema musicale, con una Serenata per un satellite? e a John Cage (n. 1912), compositore statunitense allievo di Arnold Schönberg, di scrivere Il silenzio come chi buca le tele o chi spenna le galline in palcoscenico? Atti irreversibili dal significato intrinseco e simultaneo, dunque di sintesi tra spazio e tempo, per effetto della condensazione o evaporazione della velocità. Un secondo dopo la stessa azione muta significato.

La musica è l’arte capace di seguire rigorosamente il parametro della velocità (agogica) e di conservare per secoli la canonizzazione delle due categorie di tempo e spazio, da sempre fisse nel sistema musicale occidentale. Claude Debussy (1862-1918) interviene nella resa del tempo: da lineare e direzionale diventa un flusso unico, dove il prima e il dopo si confondono e il tempo non è più una misura stabile e sicura.

Allo stesso modo il filosofo Henri Bergson (1859-1941) abbandona l’idea del tempo spazializzante della fisica per “il tempo vissuto”, il tempo come flusso continuo e non come successione di istanti.

Bruno Maderna con La serenata per un satellite stravolge completamente queste due categorie, restituendo la struttura musicale alla sua natura di evento sonoro. Il jazz, termine slang per la velocità, è la rappresentazione dell’andamento rapido della vita moderna. L’ascolto del Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, de Le sacre du printemps di Igor Stravinskij (compositore statunitense di origine russa, 1882-1971), della Serenata per un satellite di Maderna, di West and blues di Louis Armstrong (1900-1971) esprime eloquentemente tutto ciò. 

 

Come in letteratura, col Manifesto del Futurismo (1909) e con il Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912), e, tra gli altri, col testo poetico L’automobile da corsa di F. T. Marinetti, così nella pittura con La velocità astratta di Giacomo Balla (1874-1958) viene ben resa la fascinazione di inizio secolo per la velocità.

Il fotodinamismo dei fratelli Arturo e Anton Giulio Bragaglia, gli studi sulle linee andamentali di Giacomo Balla e prima ancora la cronofotografia di Étienne Jules Marey (1830-1904) e di Eadweard Muybridge (1830-1904) suggeriranno a Frederick Winslow Taylor (1856-1915) e Gilberth l’uso della fotografia per l’ottimizzazione dei tempi dei movimenti dei lavoratori. La velocità verrà usata come parametro economico. Il cinema costituirà il passaggio concettuale successivo dell’arte dinamica, per rappresentare la realtà.

 

Un discorso a parte occupa il tema della “rapidità” affrontato da Italo Calvino, nella seconda delle Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio (Garzanti, 1988):

 

La corsa del desiderio verso un oggetto che non esiste, un’assenza, una mancanza, simboleggiata dal cerchio vuoto dell’anello, è data più dal ritmo del racconto che dai fatti narrati.

 

Per Calvino, in un racconto, in una fiaba, la corsa del desiderio quasi sempre a zig zag crea nessi verso un oggetto, incantato, fatato, sempre magico: è data più dal ritmo della narrazione che dall’oggetto in sé.

La rapidità della successione dei fatti narrati dà un senso ineluttabile e attorno all’oggetto magico si forma un campo di forze che è il campo del racconto. Il pensiero di Italo Calvino corre a Giacomo Leopardi che nello Zibaldone sviluppa le sue riflessioni sulla velocità e ad un certo punto arriva a parlare dello stile:

 

La rapidità e la concisione dello stile piace perché presenta all’anima una folla d’idee simultanee, così rapidamente succedentisi, che paiono simultanee, e fanno ondeggiar l’anima in una tale abbondanza di pensieri, o d’immagini o sensazioni spirituali, ch’ella o non è capace di abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio, e priva di sensazioni. La forza dello stile poetico, che in gran parte è tutt’uno con la rapidità, non è piacevole per altro che per questi effetti, e non consiste in altro. L’eccitamento d’idee simultanee può derivare e da ciascuna parola isolata, o propria o metaforica, e dalla loro collocazione e dal giro della frase, e dalla soppressione stessa di altre parole o frasi ecc. (3 nov. 1821; in Italo Calvino Lezioni americane).

 

L’esperienza di Leopardi sulla velocità fisica, di sensazioni sublimi, precede la riflessione sulla velocità di scrittura e di stile:

 

La velocità, per esempio, de’cavalli o veduta o sperimentata, cioè quando essi vi trasporta […] è piacevolissima per sé sola, cioè per la vivacità, l’energia, la forza, la vita di tal sensazione. Essa desta realmente una quasi idea dell’infinito, sublima l’anima, la fortifica. (27 ott. 1821; in Italo Calvino Lezioni americane).

 

Il tema è quello del rapporto tra velocità fisica e velocità mentale. Il cavallo come emblema della velocità, anche mentale, marca tutta la storia della letteratura, preannunciando la problematica del nostro orizzonte tecnologico. La novella stessa è un cavallo: un mezzo di trasporto con una sua andatura trotto o galoppo secondo il percorso che deve compiere, ma la velocità a cui si riferiscono Giacomo Leopardi e Italo Calvino è una velocità mentale.

  Tato, Assalto

Calvino ricorda come anche in Galileo Galilei il cavallo è spesso metaforicamente inteso come immagine di movimento, come forma della natura in tutta la sua complessità e bellezza, forma che scatena l’immaginazione nelle ipotesi di cavalli sottoposti alle prove più inverosimili o cresciuti fino a dimensioni gigantesche, oltre che nell’identificazione del ragionamento con la corsa: il discorrere è come il correre. Quest’affermazione suona come il programma stilistico di Galileo, stile come metodo di pensiero e come gusto letterario: la rapidità, l’agilità del ragionamento, l’economia degli argomenti, ma anche la fantasia degli esempi, sono per Galileo qualità decisive del pensar bene. Ne i vari accozzamenti di venti caratteruzzi, cioè nella combinatoria alfabetica, Galileo vedeva non solo lo strumento insuperabile della comunicazione tra persone lontane nello spazio e nel tempo, ma anche della comunicazione immediata che la scrittura stabilisce tra ogni cosa esistente o possibile.

 

Come per Giacomo Leopardi anche per Italo Calvino la velocità mentale vale per sé, per il piacere che provoca a chi è sensibile a questo piacere, non per l’utilità pratica che si possa ricavarne. Nel secolo in cui tutto è misurabile, compresa la velocità del progresso, la velocità mentale non può essere misurata. La letteratura ha elaborato varie tecniche proprio per ritardare la corsa del tempo (iterazione, digressione), ma

 

La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s’accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all’altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte (Italo Calvino Lezioni Americane).

 

Laura Marras

24 marzo 2002

Misoneismo di Olindo Guerrini (Lorenzo Stecchetti) Manifesti del Futurismo

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