di
Fausta Samaritani
Il supporto condiziona il testo scritto, molto più di quanto possiamo immaginare e molto più di quanto vogliamo ammettere.
Possiamo immaginare
un Dante del I secolo dellera cristiana intento a scrivere una Divina
commedia con un bastoncino e una tavoletta incerata? oppure un autore
del Novecento nellatto di comporre una poesia in caratteri cuneiformi,
servendosi di carta e di una penna biro? Ad ogni epoca corrisponde un particolare
sistema di scrittura; anche se sistemi molto diversi possono coesistere nella
stessa epoca. Il supporto, come lo strumento per scrivere, non è dunque solamente
una moda; ma dipende dallevolversi delle tecniche e delle conoscenze
scientifiche.
Ci si domanda
perché nel Duecento, proprio in Sicilia, compaiano i primi esempi di sonetto,
una forma destinata ad aver grande fortuna. Non a caso forse, in italiano
la parola carta deriva dal termine che indicava la misura del foglio,
mentre papier in francese e papel in spagnolo derivano da papiro,
cioè dal materiale su cui si scriveva. Nel Duecento, in Italia, prima in Sicilia
e poi nel resto del paese, arriva la carta che è di produzione araba. Quando
i fogli del libro erano fatti di pergamena, la forma e la dimensione dellanimale,
da cui si estraeva la pelle, condizionavano il formato del libro. Si affermò
poi la carta e le misure del foglio dettarono la forma e le dimensione del
supporto alla scrittura: il formato in folio, in 4°, in 8°, in 16°, in 32°
diventano presto le misure standardizzate del libro. Il 16° corrisponde ad
un foglio, le cui misure sono particolarmente adatte a contenere i 14 versi
di un sonetto e le tre righe bianche che separano le terzine e le quartine.
Non possediamo documenti, ma la derivazione del sonetto dal formato del libro
sembra una ipotesi accettabile.
Internet non
è un sogno, ma una realtà. Uno strumento usuale come lelenco del telefono
è oggi in via di estinzione; ma anche la scheda cartacea della biblioteca
è uno mezzo obsoleto: gradatamente molti supporti cartacei sono sostituiti
da sistemi elettronici.
Sarà così anche
per la critica letteraria? E possibile trasferirla su Web? Esistono
regole o riferimenti? Esistono tecniche, suggerimenti, termini di paragone?
Dopo la critica strutturale, lermeneutica e la semiotica, verrà il tempo
del webismo?
Quello che non bisogna fare,
oppure fare con parsimonia
Chiamatelo webismo o come volete voi, il modo di fare critica letteraria sul Web.
Se è nuovo il supporto, quali comportamenti è bene evitare?
Internet connette
computer sparsi in tutto il mondo. Linteresse per la lingua italiana
è in crescita nei paesi dellEst, come Russia, Polonia, Ucraina, ma anche
in Slovenia e Croazia; il Giappone, dove linteresse per la cultura italiana
è in crescita, funge da traino per i paesi dellEstremo oriente. In tutti
questi luoghi si parlano lingue molto lontane dallitaliano. E
consigliabile servirsi di un linguaggio chiaro e semplice. In caso di dubbio,
chiedersi sempre: Mi capiranno lassù, in Alaska?
Consiglio di
vitare, oppure usare con grande parsimonia:
_ parole come
testologia, moltiaspettuale, omogeneizzante, monosignificanza e plurisignificanza,
decontestualizzato, deprivativo, polisistema, subsistematico, metaletterario,
ricodificare, rifunzionalizzare, patrilineare e matrilineare, ballatesco,
oggettivizzazione.
_ le virgolette,
per evidenziare o dare un particolare sapore. E meglio, usare il corsivo,
se si vuole dare un particolare rilievo ad una parola. Esempio: mondo altro,
altro mondo, gesto canonico, spazio ritrovato,
giorno dopo, luogo insolito e singolare,
sogno censurato, segno estraneo, fuori
campo, fuori campo, ombra doppia, essere vero,
la sua famiglia, confine proprio, linguaggio
incantato, ciò che fa, parola viva, spettatrice
della propria vita, catastrofe giovanile, quello spazio.
_ la cesura.
Esempio: appartenenza/identificazione, imposto/scelto, incontro/scontro ossia
autoconfronto, incontro/scontro/scambio/separazione, salvare/preservare/difendere,
sogno/desiderio, rifugio/prigione, emarginato/dimenticato, dis/identificazione,
bambino/grande, casa/focolare, il/la.
_ la parentesi.
Esempio: ri(con)duce, in(volontario), orroroso (ma non troppo).
_ la sottolineatura,
perché si può confondere con i link che sono sottolineati.
_ la lineetta.
Esempio: non-vita, pre-logico, pre-natale, icona-guida, io-scrittore, racconto-saggio,
anima-poesia, stra-ordinario, etico-teologico, psicologico-biografico, post-tuttoquelchesivuole,
Oggetto-oggetto, storico-cronologico.
_ locuzioni
logore e stinte, come: istanza fabulistica, matrice interpretativa, processo
cognitivo, scelta culturale, dal punto di vista contrastativo, ambiente del
vissuto, poeta recanatese, motivazione esistenziale, ritmo narrativo, chiave
di lettura, mistero testuale.
_ le abbreviazioni.
Esempio: PPP invece di Pier Paolo Pasolini
_ parole derivate
dal cognome di scrittori, se possono evocare un significato diverso, oppure
oscuro. Esempio: brignettiano (da Raffaello Brignetti), ortesiano (da Anna
Maria Ortese) malapartiano (da Curzio Malaparte). Questi termini sono accettati,
ma nessuno se ne serve per inserire le sue richieste su un motore di ricerca.
Se in un file cè già Alessandro Manzoni possiamo anche usare
la parola manzoniano, perché la ricerca su Alessandro Manzoni
è comunque assicurata.
E consigliabile inoltre che le note, tutte rigorosamente a fine del testo, siano asciutte e sintetiche. Limitare la bibliografia a poche segnalazioni, assolutamente indispensabili.
Gli esempi
che precedono sono tratti da sintesi di interventi a recenti convegni sulla
letteratura italiana.
Prendiamo come riferimento due grandi autori del passato. Boccaccio e Italo Calvino.
Giovanni Boccaccio,
grande novellatore, cattura lattenzione del lettore. Non si compiace
di stilizzazioni, né si abbandona ad un gusto della parola troppo facile e
popolare. Si integra con naturalezza nella realtà del suo tempo. Le sue novelle
sono delimitate da una piccola introduzione e da un breve finale. Possiamo
prendere la novella di Chichibio e la gru (VI, 4) come un punto di riferimento,
per il nostro testo di critica letteraria su Internet, per quanto riguarda
la lunghezza dellesposizione. Boccaccio usa brevi riferimenti a novelle
già raccontate, collegamenti che sono assimilabili ai nostri link.
Leggerezza,
rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. Dalle Lezioni
americane di Italo Calvino
estraiamo le sei proposte per il prossimo millennio e applichiamole alla critica
letteraria su Internet.
Quando la nostra
Repubblica Letteraria Italiana ha iniziato la sua avventura_ un anno e sette
mesi or sono_ non avevamo modelli di critica letteraria da proporre ai collaboratori.
Qualcosa di nuovo era nellaria se, rileggendo i testi fino ad oggi pubblicati,
possiamo proporre questa piccola antologia di frammenti che sembrano scritti
applicando proprio le sei proposte di Calvino. I nostri lettori potranno apprezzare
anche altri passi, non inclusi in questo breve estratto, dove leggerezza,
rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza sono chiaramente
riconoscibili.
Come autore, Palazzeschi sfugge ad ogni nostra precisa catalogazione: è anche futurista, è anche avanguardista, è anche naturalista, è anche simbolista, vola in aria come la sua celebre, funambolica creatura Perelà, luomo di fumo, immateriale, elemento irrazionale dentro una società parassitaria, e se ne va con una risata. Fausta Samaritani Aldo Palazzeschi, ne la Repubblica Letteraria Italiana
Levi sta lavorando con altri
allinterno di una grande cisterna interrata con poca luce e la polvere
di ruggine che gli brucia le palpebre. Arriva Jean, il prigioniero alsaziano
che gode nel Kommando di una posizione particolare, perché è il più giovane
(lo chiamano il Pikolo) e può scegliere chi lo accompagnerà a ritirare, con
il carretto, la marmitta di cinquanta chili con il rancio giornaliero. Viene
scelto Levi. Il ragazzo ha simpatia per lui, conosce bene il francese e vorrebbe
imparare litaliano.
Il tragitto è di circa un chilometro, ma Jean sceglie la via più lunga. E
una chiara e tiepida mattinata di giugno e allorizzonte si delineano
i Carpazi bianchi di neve. Levi sceglie per la sua lezione il canto di Ulisse
(Inferno, XXVI). Deve parlare di Dante, di Beatrice, di Virgilio. Il Pikolo
è attentissimo e Levi comincia a declamare: Lo maggior corno della fiamma antica
Gli anni del Liceo sono
purtroppo lontani e qualche verso è inesorabilmente dimenticato. Lepisodio
è lungo e il tempo passa velocemente. Ci sarebbero ancora tante cose da dire,
ma a Levi preme arrivare alla terzina che sta fissa e luminosa nella sua memoria.
Tina Borgogni Incoccia Primo Levi
ne La Repubblica Letteraria Italiana
Fin dalle
prime righe de Gli indifferenti lo stile mi è apparso manzoniano, nelluso
degli aggettivi, nellalternarsi di periodi lunghi e complessi con proposizioni
brevi e incisive, nelluso della descrizione e così via. Quando sono
arrivata a questo brano, la mia sorpresa è stata grande:
Addio strade, quartiere deserto
percorso dalla pioggia come da un esercito, ville addormentate nei loro giardini
umidi, lunghi viali alberati e parchi in tumulto; addio quartiere alto e ricco
Come non sentire
l'eco dellAddio ai monti de I promessi sposi?
Sembra una
citazione, leggere: le strade si seguivano alle strade, là dove Alessandro
Manzoni scrive: le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle
strade. Uguale è lincipit,
la ripetizione della parola addio indica una volontà poetica; la musicalità,
creata dalla enumerazione lunga e ben dosata, ripete i ritmi manzoniani.
Laura Novelli Manzoni
e Moravia ne La Repubblica Letteraria Italiana
Squattrinato
e privo di volontà, delude i suoi genitori, soprattutto il padre che lo voleva
medico; con astuta meschinità si cerca una moglie ricca quanto brutta, che
però lo ama: potrà, così, vivere nellozio, fingendo di studiare, e coltivare
unamicizia maschile, Kit, il cugino della moglie, che come lui è un
parassita privo di risorse e dideali. Ma Valentino è bello e raffinato,
non ha limpronta della quotidianità, è diverso dalle altre persone che
si somigliano tutte perché lavorano, amano, soffrono, litigano. Anche Caterina
è vittima del fascino del fratello. Anna Ferri Natalia
Ginzburg ne La Repubblica
Letteraria Italiana
Che un nobiluomo
veneto, di trent'anni, pieno di soldi, ricordato come un indiavolato ballerino,
che si è procurato undici incidenti rovinosi per eccesso di velocità della
sua carrozza per le viuzze medievali di Verona, viaggi per tre anni di fila,
dal 1788 al 1791 (con le comodità di quel tempo) e assista inorridito assieme
ad Alfieri alla presa della Bastiglia a Parigi in piena rivoluzione, e tutto
per rimettersi in salute da troppi bagordi, era un'idea che non mi andava
giù. E poi perché Pindemonte scrive ogni giorno alla sorella Elisa (e perché
proprio solo alla sorella? non aveva anche un fratello, Giovanni, famoso autore
teatrale?) e perché scrive da Francia, Germania, Inghilterra, Austria e tiene
del viaggio una serie di diari minutissimi, con annotazioni su tutte le persone
incontrate e addirittura trasforma la sua esperienza in un poemetto e poi
in un romanzo pieno di allusioni alla realtà politica italiana, e poi ordina
di bruciare tutto? Laura Pighi
Ippolito Pindemonte ne La Repubblica Letteraria Italiana
Esattezza
Iniziamo
con l'Antipasto intuitivo, costituito
da cestini scavati nella buccia dell'arancio
e ricolmi di salame di autentico porco e sott'aceti Cirio, il tutto trafitto
da piccoli bastoni di grissini; ma la novità consiste nei minuscoli biglietti
nascosti nelle ulive farcite che si sputano, si aprono e si leggono ad alta
voce con grande dilettazione degli astanti; antipasto dunque che unisce
il momento gastronomico a quello ludico e declamatorio in un'atmosfera allegra
ed ottimista: malinconia e pessimismo appartengono infatti ai passatisti,
mentre il mangiare per i futuristi deve essere un'occasione di festa, di espressione
delle loro potenzialità intellettuali nonché della loro ideologia. Lydia
Pavan Cucina futurista
ne la Repubblica Letteraria
Italiana
Al principio del 1850_ scrive Corrado Jorio,
riassumendo i manoscritti di Attilio_ fu organizzata a Mantova unAccademia strumentale e vocale
che si riuniva una volta alla settimana e Nievo nellAntiafrodisiaco precisa: il mercoledì o
il giovedì. Mentre il Carnovale si avvicinava
alla metà (cioè verso il 19 gennaio 1850) si svolgeva la prima serata in cui si ritrovavano
i cinque ragazzi (i nostri quattro, più il rivale Luigi Castellazzo), probabilmente
il mercoledì 23 gennaio. E quella che finisce con la disperazione di Attilio
e la stesura della lettera era la terza serata. Ma viene anche precisata una
circostanza particolare della quarta serata, confermata anche da I misteri di unanima e ricordata
in una lettera di Ippolito a Matilde (lettera n° 104 del 9 settembre 1850):
la riunione fu sciolta da un intervento della polizia austriaca che costrinse
la folla a tornare a casa. Secondo lAntiafrodisiaco,
questa ultima serata, in cui Ippolito tentò invano di dare la lettera a Matilde,
si svolgeva una settimana dopo la nottata della stesura della lettera. Lunico
punto sul quale divergono i due amici, nei testi rispettivi, è liniziativa
della lettera: Ippolito afferma nellAntiafrodisiaco che Attilio avrebbe chiesto a lui di intervenire;
mentre Attilio asserisce che era stato invece Ippolito a proporre lintervento!
(Per le date estreme del Carnovale, vedi: Marcella Gorra Ritratto di Nievo, p. 83 e il calendario del 1850). Elsa Chaarani_Lesourd
Ippolito
Nievo in Ippolito Nievo online
Allinterno
della casa, nella domestica quotidianità penetra una farfalla nera, orribile
insetto con un teschio sul dorso. Batte le funeree ali nel calice pendulo
di una lampada color fucsia, scompigliandone le perline, poi brucia e crolla
alitando pazzamente sui giornali. Questa scheggia minima_ la morte di una
farfalla notturna che, in una estrema illusione di salvezza, volteggia sulla
lampada_ è un segnale della tragedia immane che incombe. Altre farfalle, ma
bianche, a nuvoli, a sciami invadono Firenze che, in una mattina di maggio
1938, si prepara ad accogliere Hitler. Il Lungarno è pieno di questi inutili
insetti che i passanti calpestano, infastiditi. Nei versi de La primavera
hitleriana, pubblicata nel 1943 in La bufera e altro, Montale
fa la cronaca di questa strana giornata fiorentina, di questa raggelata primavera,
dove pur albeggia un segnale di speranza. Fausta Samaritani Eugenio
Montale
Visibilità
Questo libro a cui ho accennato, Un altro mare, non sarebbe nato se io una sera, in Istria [ ] in una vecchia casa, dove aveva vissuto il protagonista da cui avrei preso spunto e di cui avrei poi narrato la storia, [ ] non avessi aperto alle nove di sera, facendo luce con una lampada tascabile, insieme a un mio studente, un vecchio baule che aveva traversato due volte lOceano insieme a questo personaggio. E mentre io aprivo questo baule, mi sembrava di essere Billy Bones dellIsola del tesoro di Stevenson [ ] e sentivo questo rumore forte di risacca e di vento e in qualche modo senza questo rumore io non avrei scritto questo libro, non perché questo rumore mi desse delle informazioni, ma perché mi dava lidea di comunicare la musica della vita. Claudio Magris e cè di mezzo il mare in Ippolito Nievo online (dalla registrazione di una conferenza, detta a braccio)
Dalle
finestre, montagne e montagne, rocce allombra di monoliti, macchie argentee
di granito e zone dorate di felci e di asfodelo. La valle, non visibile dalla
finestra, coi boati del vento, mandava uneco stessa della sua adolescenza
turbinosa di sogni e desideri inappagati. E nella valle, nel podere di famiglia
un vecchio contadino, un eremita, un essere aderente alla natura, il mito
della terra che offre tutti i suoi doni, anche i più selvatici, alluomo
che sa apprezzarli. Da ragazza aveva la mania delle privazioni, ma si abbandonava
a quello che la madre considerava il più grosso peccato, la continua avida
lettura di libri non adatti a lei, ma che aprivano lanima
lentamente,
da sola, ora per ora, foglio per foglio di libro, come la rosa centifoglia
che pare aperta del tutto mentre conserva fino in ultimo nel suo centro qualche
petalo ancora chiuso.
Paola Pinna Grazia
Deledda ne La Repubblica Letteraria Italiana
In cerca di un ruvido riparo, di un luogo dimenticato dove potersi ritrovare, Eugenio Montale si isolava, ombroso, in uno spicchio di paesaggio delle Cinqueterre, dove la fissità della rupe e la presenza imperiosa del mare, occhieggiante attraverso le foglie rarefatte degli ulivi parlavano al suo cuore in una epifania di suoni aspri e di luci accecanti. Sopra quelle terrazze aeree, con minimo spreco e fantasia di suoni e di colori, una natura avara di passaggi sfocati colmava la geografia della sua anima melanconica. Montale scrutava, ascoltava, registrava ogni minimo ripetersi dei segnali naturali: il respiro infinito del mare, lo stormire faticato dei rami, il concerto variato del vento. Spiava il mutare improvviso delle luci e il farsi della vita, scopriva il segno e il suono di presenze animali e vegetali, raccoglieva meravigliose reliquie che il mare abbandona, in provvisoria incertezza, sulla riva. Fausta Samaritani Eugenio Montale ne La Repubblica Letteraria Italiana
Molteplicità
Nelle Lezioni americane Calvino delineava il suo modello letterario ideale, le cui qualità dovevano consistere in leggerezza, velocità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. Un modello strutturale che avrebbe dovuto riunire qualità opposte: levità elegante e solida consistenza, unità e molteplicità, fiamma e cristallo, cioè purezza di forma e calore. Sono i suoi simboli narrativi, insieme a quello della città in cui esiste la tensione tra la razionalità fredda delle linee dritte e curve che si intersecano e il groviglio delle esistenze umane che vi si agitano con le loro passioni, le città segrete che sfuggono alla omologazione, perché in ognuna di esse cè una zona felice della memoria valida solo per noi, un segno di qualcosa che è stato o che forse non è mai stato, ma che si pensa che ci sia stato e questo ci aiuta a vivere. Tina Borgogni Incoccia Italo Calvino ne La Repubblica Letteraria Italiana
Nei
tre titoli si scorge già la consapevole volontà dell'autore di offrire un'immagine
doppia di interpretazione di gioco linguistico, come egli steso spiega, per
aiutare e beffare ad un tempo quei critici che lo avevano accusato di essere
incomprensibile. In occasione di un suo tristo viaggio a Parigi ricorda
come interpretasse l'insegna in stampatello BIERE DU PECHEUR nel senso di bara del peccatore, anziché,
correttamente, di birra del pescatore. In Rien va, al fatto
che qualcosa non vada, in lui e per lui, nella vita, Tommaso Landolfi ammicca
fin l'errore grammaticale del titolo. Anche per la terza opera, il titolo
offre due possibilità di interpretazione, in base alla pronuncia: cioè dei
mesi, o di me. Oretta Guidi
Tommaso Landolfi
ne La Repubblica Letteraria Italiana
Calvino ricorda come anche in Galileo Galilei il cavallo è spesso metaforicamente inteso come immagine di movimento, come forma della natura in tutta la sua complessità e bellezza, forma che scatena limmaginazione nelle ipotesi di cavalli sottoposti alle prove più inverosimili o cresciuti fino a dimensioni gigantesche, oltre che nellidentificazione del ragionamento con la corsa: il discorrere è come il correre. Questaffermazione suona come il programma stilistico di Galileo, stile come metodo di pensiero e come gusto letterario: la rapidità, lagilità del ragionamento, leconomia degli argomenti, ma anche la fantasia degli esempi, sono per Galileo qualità decisive del pensar bene. Ne i vari accozzamenti di venti caratteruzzi, cioè nella combinatoria alfabetica, Galileo vedeva non solo lo strumento insuperabile della comunicazione tra persone lontane nello spazio e nel tempo, ma anche della comunicazione immediata che la scrittura stabilisce tra ogni cosa esistente o possibile. Laura Marras Velocità ne La Repubblica Letteraria Italiana
Camillo Sbarbaro raccoglieva frantumi di idee che sezionava ed esprimeva in un linguaggio spoglio; avvertiva un fluire di apparenze, estraniate e staccate da sé; collezionava paesaggi scabri, astratti, inabitabili, fuori del tempo, confortato da un velo di ironia. Le sue intuizioni maturavano lentamente, covate in silenzio, nella sua solitudine di adolescente invecchiato senza diventare adulto. Rifiniva con cura le frasi e la punteggiatura; in uno sforzo di sintesi estrema riduceva la sintassi, come se lo scopo ultimo fosse una definizione esatta, quasi scientifica, e non una pagina letteraria.
La
breve consolazione del verso di Camillo Sbarbaro incantò Eugenio Montale che
gli dedicò Ossi di seppia. La frantumazione, la polverizzazione delle
cose, locchio dello scrittore come specchio di schegge deformate, con
un salto generazionale approdò dentro le pagine di Italo Calvino.
Larco
della Liguria, che ripara dai venti del Nord, accoglie le brezze che arrivano
dai quadranti meridionali. Sembra che questa circolazione di aria metta le
ali anche alla letteratura: Camillo Sbarbaro, Eugenio Montale, Italo Calvino,
Giorgio Caproni, un ligure per elezione. Identica leggerezza si ritrova nella
musica ever green: Tenco, Paoli, De André. Ha scritto Caproni: I
miei versi sono nati in simbiosi con il vento. Fausta Samaritani
Camillo Sbarbaro
Consistenza
Il
Settecento, grande secolo al crepuscolo, sprigiona, come ha opportunamente
osservato lo storico Lucio Villari, le energie vitali di una rivoluzione e
quelle di unautobiografia di quattromila pagine, altrettanto energica,
vitale e consapevole, scritta da un italiano intellettuale, viaggiatore, avventuriero
cosmopolita che, per questa apertura mentale europea, scrive nella lingua
più parlata sul continente allepoca, in un elegantissimo e personalissimo
francese. Gius Gargiulo Giacomo
Casanova ne La Repubblica Letteraria Italiana
Soffermiamoci
sul ventinovesimo capitolo, l'ultimo prima della conclusione, dedicato alla
pulizia e alla pubblica sanità delle terre e città: il decoro della
città, dice l'autore, non è costituito solo dalle belle costruzioni, ma anche
dalla pulizia e dall'ordine dello spazio ambulatorio, in modo che siano
ben selciate le strade, lodevolmente lastricati i portici, tolte le immondezze.
Un altro problema è l'inquinamento, un ingrediente per tenerci sani si
è l'aria pura, che dovrebbe costituire una delle principali preoccupazioni
degli addetti alla pubblica sanità, delegati a garantire la sana alimentazione,
impedendo che si vendano carni, pesci e frutta di cattiva qualità,
facendo attenzione alle farine di frumento guasto, fava e frumentone marcio,
controllando i fornai e farinotti di corrotta coscienza [
]
che sanno smaltire il loglio e la mondiglia per buon grano. L'homo
edens dei nostri giorni, alle prese con la drammatica difficoltà delle
opzioni gastronomiche, si può consolare pensando che anche nel '700 esisteva
il problema dell'ecologia alimentare? Lydia Pavan Ludovico Antonio
Muratori ne La Repubblica Letteraria Italiana
Fausta
Samaritani
18
maggio 2002
La
Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it