Cataloghi di mostre (due)

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana

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L’inquietante Musa della Divina Commedia Omaggio di artisti abruzzesi per il Centenario della fondazione del Comitato della Società Dante Alighieri dell’Aquila, a cura di Antonio Gasbarrini, San Gabriele (TE), Angelus Novus Edizioni, 2005 (non in commercio)

La Società Dante Alighieri, voluta nel 1889 da Carducci per sostenere in Italia e nel mondo l’identità della cultura e della lingua italiana, conta oggi 400 comitati, distribuiti nei cinque continenti. Nella giornata del 21 aprile 2005, un convegno e l’inaugurazione di una mostra hanno ricordato i cento anni dalla costituzione del primo Comitato aquilano della Dante Alighieri. Bruno Sabatini per la Divina CommediaGli artisti abruzzesi che hanno aderito, inviando un quadro o una scultura, sono ventitre: Sandro Arduini, Domenico Boffa, Cristina Califano, Domenico Colantoni, Lea Contestabile, Mario Costantini, Silvestro Cutuli, Pasquale De Carolis, Claudio Del Romano, Giovanni De Sanctis, Fabio di Lizio, Fernando Di Nicola, Ennio Di Vincenzo, Riccardo Di Virgilio, Lia Garofalo, Carlo Giancarli, Stefano Ianni, Bernardino Marinucci, Augusto Pelliccione, Massimina Pesce, Antonio Rauco, Angela Rossi, Bruno Sabatini. Il titolo di ogni opera prende spunto da particolari versi di una Cantica dantesca. Gli artisti hanno tratto feconda ispirazione dalle suggestioni simboliche dei gironi infernali, con i patimenti delle anime dannate, come dal sublime inno alla gloria di Maria. Ognuno ha dato ai versi scelti la sua personale icona. La mostra è una polifonia di linguaggi: dal neo-impressionismo al fantastico, dallo scenico-gestuale al classicheggiante, dall’astratto al tecnicismo digitale.

Bruno Sabatini ha attinto al XXVIII canto dell’Inferno, 118-122. Io vidi certo, e ancor par ch’io ’l veggia, / un busto sanza capo andar sì come / andavan li altri de la trista greggia; / e ’l capo tronco tenea per le chiome, / pésol per mano a guisa di lanterna. Visione allucinante _ individuo diviso in due, la testa pensante separata dal tronco _ del poeta provenzale Bertram dal Bornio, feudatario del Perigord, che in una famosa canzone aveva esaltato la strage in battaglia, con i colpi distribuiti con gagliarda potenza, i cavalli sbandati, teste e braccia mozzate, i cadaveri riversi nei fossati.

La mostra rimarrà aperta fino al 13 maggio.

 

L’Aquila, Centro Documentazione Artepoesia Contemporanea “Angelus Novus”, via Sassa 15.

(f. s. 23 aprile 2005)

mostra Moravia a Roma

Moravia e Roma Numero speciale dei “Quaderni” del Fondo Alberto Moravia, diretti e a cura di Toni Maraini, n. 4 (novembre 2003) ISSN 1591-8513.

E’ la prima grande esposizione che documenta l’arco della vita e tutta l’opera di Moravia. I materiali provengono dalle collezioni di Casa Moravia, da Fondi fotografici del Museo di Roma, da raccolte private, tra cui quella di Carlo Cecchi. Sono in mostra 110 fotografie in bianco e nero, dall’infanzia alla vecchiaia, e 130 documenti di varia natura: lettere e cartoline ricevute o spedite da Moravia, suoi appunti dattilografati, libri della biblioteca personale con dediche di Mario Soldati, Carlo Levi, Sandro Penna, Malaparte, Elsa Morante, Pasolini, Enzo Siciliano, Dacia Maraini e altri Autori, fogli di giornale con suoi articoli e rassegna stampa in occasione della morte, prime edizioni e pubblicità dei suoi scritti, perfino oggetti personali come il passaporto, tessere di filmclub e il suo bastone; infine, è in mostra una scelta di opere d’arte appartenute ad Alberto Moravia: dipinti di Renato Guttuso, Toti Scialoja, Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Adriana Pincherle. Il paziente scavo tra le sparse carte, custodite e talvolta celate nel suo appartamento romano a Lungotevere della Vittoria, oggi trasformato in “casa della memoria”, ha portato alla luce anche una dimenticata valigia, zeppa di vecchi appunti dattiloscritti, di testi e documenti inediti di Moravia. E’ in corso un preciso catalogo degli scritti, alcuni di difficile reperimento come i discorsi di impegno civile al Parlamento Europeo e gli articoli su cinema, teatro, pittura. Il catalogo della mostra ripropone una scelta di questi scritti rari, tra cui l’intervista a Moravia, pubblicata su “Omnibus” il 17 luglio 1937, in cui egli dice, di Roma: «in tutti i miei libri descrivo paesaggi e monumenti romani, a cominciare dai quartieri alti negli Indifferenti e dai Lungotevere nelle Ambizioni sbagliate, fino alle ultime novelle dell’Imbroglio, in cui metto a sfondo Piazza del Popolo e la Mole Adriana; ciò che dai tempi di d’Annunzio non era stato più tentato nel romanzo italiano.» Pasquale Festa Campanile nell’articolo “Moravia ovvero l’uomo inquieto” ha scritto: «Gli Indifferenti fu, comunque, una data nella storia della letteratura italiana. Raccontò l’angoscia di una generazione, la crisi di un’epoca, la decadenza di una società; in altre parole, raccontò la solitudine, la paura di vivere, e l’incapacità di amare e perfino di odiare. Ma, soprattutto, la vocazione narrativa di Moravia, unita alla consapevolezza di un disagio morale, portò ad un più cosciente rifiuto degli abbandoni lirici del culto della forma, intesa _ questa _ come fasto di stile, misura, preziosità, sterile decoro: alla letteratura italiana si schiudevano orizzonti più aperti, interessi più umani. Parlate, oggi, a Moravia, dei suoi Indifferenti: indovinerete la commozione sotto la scorza della sua rudezza.» (“Il Lavoro illustrato”, 8-15 febbraio 1953”)

(f. s. 27 nov. 2003)

Roma. Museo di Roma in Trastevere, piazza S. Egidio 1b, dal 27 novembre 2003 al 22 febbraio 2004.

 

Beppe Fenoglio 1943-1963-2003. Scrittura e Resistenza, con il racconto La grande pioggia di Beppe Fenoglio, Roma, Comune di Roma, 2003 (non in commercio)

Sommario:

Gabriele Pedullà “With a deep distrust and a deeper faith”. Cronologia della vita e delle opre di Beppe Fenoglio Giulio Ferroni La Resistenza, le Resistenze

Gabriele Pedullà  I tre vettori di Beppe Fenoglio Fotobiografia: la vita. Fotobiografia: le opere

Scrive Giulio Ferroni: «Attraverso la letteratura Fenoglio ha fatto della sua esperienza di partigiano qualcosa di “assoluto”: nelle sue pagine la condizione partigiana si pone come un segno rivelatore dell’essere al mondo. Il suo narrare non è un semplice riscatto della memoria, ma una continua verifica della tragicità inesorabile della vita umana, della necessità di “resistere” comunque al male, all’emergere del non umano. Questo “resistere” si pone come un ineluttabile dovere, una missione senza motivazioni trascendenti, senza intenti programmatici, senza troppo definite finalità politiche. Nell’ottica di Fenoglio, la vocazione del combattente non può essere altro che assurda, come assurdo appare ogni rapporto tra lo sguardo umano e il mondo. I drammi più tremendi vi si svolgono come in un baleno, senza nessuna possibilità di indugio; e solo nelle pause degli eventi le cose rivelano il loro senso reale.»

Sono in mostra foto in bianco e nero, dall’infanzia alla prima commemorazione pubblica di Fenoglio, suoi manoscritti, libri della sua biblioteca, edizioni vecchie e nuove di suoi scritti. I materiali provengono dalla famiglia Fenoglio, dal “Fondo Fenoglio” della Fondazione Ferrero di Alba, dalla Casa Editrice Einaudi. La mostra ha accompagnato un convegno, su Fenoglio e su altri autori che si sono ispirati alla Resistenza, che si è svolto alla Casa delle Letterature dall’11 al 13 novembre 2003.

(f. s. 12 nov. 2003)

 

Roma. Casa delle Letterature, piazza dell’Orologio 3, dal 4 al 26 novembre 2003.

 

Ettore Fieramosca

 

Ettore Fieramosca ossia La Disfida di Barletta La fortuna di un romanzo nella pittura e nell’editoria dell’800, a cura di Emanuela Angiuli, Cittadella (PD), Biblos Edizioni, 2003. Copertina: Andrea Appiani jr. Ginevra scorge la navicella con Ettore Fieramosca, 1857 (Torino, palazzo Reale). ISBN 88-88064-19-2

 

Sommario:

Emanuela Angiuli Percorsi di storia e arte nel V centenario della Disfida di Barletta

Eleonora Pomes La fortuna dell’“Ettore Fieramosca” attraverso le edizioni italiane e straniere. Lineamenti per un catalogo ragionato

Giovanni Meda Riquier, Serena Bertolucci “Belle mosse, bei gruppi, figure e cavalli”: vicende pittoriche della “Disfida di Barletta” di Massimo d’Azeglio Lucia Rosa Pastore Le arti figurative e il romanzo di d’Azeglio

Francesco Melisi La collezione di figurini teatrali della Biblioteca del Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli. Opere. Schede. Biografie degli artisti

 

«Venni cercano innanzitutto un bel soggetto _ scrive Massimo d’Azeglio nei suoi Ricordi, parlando degli ultimi mesi del 1829 _ e lo trovai nella storia italiana all’anno 1503, nella disfida di Barletta. Mi risolsi per il momento in cui si sta combattendo, co’ giudici, e gli spettatori intenti al fatto; e dopo molto schizzare, dopo prove, bozzetti ecc., ecc., mi fermai a quella composizione.» Questo primo olio su tela, in collezione privata a Bordighera, è noto per una foto del 1935. Una diversa versione, con effetti luminosi nel paesaggio rigoglioso e ispirato dal vero, e con le figure splendidamente delineate, fu presentata nel 1831 all’Esposizione di Belle Arti di Brera. Il successo di questo nuovo genere di pittura storica fu immenso e il quadro, divenuto celebre, fu trasformato in stampa. Una terza versione, di dimensioni più contenute, fu esposta nel 1834 a Milano. Il tema della Disfida, fortunatissimo, ispirò anche il primo romanzo storico di d’Azeglio. Il 15 aprile 1833, per i tipi di Vincenzo Ferrario, usciva a Milano l’Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta, racconto di Massimo d’Azeglio, con otto tavole litografiche impresse su suoi disegni, i cui originali sono a Torino, al Gabinetto dei disegni e stampe della Galleria d’Arte Moderna. Scrive Luigi Settembrini in Lezioni di letteratura italiana: «Era l’anno 1833, ed io no so dirvi con che sentimento gl’Italiani, specialmente noi altri giovani, leggemmo quel libro; il quale se ha qualche difetto d’arte, ha un gran pregio, che fa dimenticare tutti i difetti, è scritto col cuore, e allora commosse il cuore d’un popolo lungamente oppresso. Il d’Azeglio nei suoi Ricordi, narra a suo modo come egli lo fece stampare in Milano. “Il problema da risolvere era questo: data la censura austriaca, pubblicare un libro destinato ad eccitare gl’Italiani a dare addosso agli stranieri. Le par poco?” E ricevuto come ebbe l’imprimatur e come pubblicato il libro, Vienna s’insospettì, e tolse d’uffizio il censore. Ma il libro correva l’Italia. Piglialo per la coda.»

(f. s. 18 ott. 2003)

 

Barletta. Castello, dal 12 giugno al 10 novembre 2003

 

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  Per favore non copiate queste recensioni che mi costano tempo e fatica. (f. s.)