Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana

La Mostra continua il fortunato ciclo Da
libro a libro: Le biblioteche degli scrittori,
che dal 1993 al 2000 ha presentato d’Annunzio, Pascoli, Pirandello,
Ungaretti, Verga, Manzoni, e ricostruisce l’itinerario culturale di
Italo Svevo, attraverso le sue letture: da quelle nel collegio bavarese
di Segniz, a quelle del tempo libero dell’impiegato di banca, puntuale
ogni giorno alla Biblioteca Attilio Hortis di Trieste, fino a quelle
di psicologia che rappresentano il tessuto connettivo del suo capolavoro
narrativo, composto nell’ultima stagione di vita, dopo anni di silenzio.
Pochi sono i libri dello scrittore a noi pervenuti, perché la sua
biblioteca è andata quasi per intero perduta, durante l’ultimo conflitto.
Ci restano, ad esempio, i Promessi Sposi con dedica autografa
alla moglie e lo studio Suggestion ed auto-suggestion di Charles
Baudouin, un libro che getta luce sulla fitta rete di letture che
hanno dato vita alla Coscienza di Zeno, un romanzo d’analisi
psicanalitica.
Sono in mostra i libri della Biblioteca Hortis che sicuramente Svevo
consultò, selezionati secondo i risultati di una indagine basata su
testimonianze dirette dello scrittore (carteggi e recensioni pubblicate
sui giornali triestini) e su elementi ricavati dalle sue opere che
rivelano il laboratorio nel quale furono concepite.
In mostra, inoltre, la copia della prima edizione di Senilità,
sulla quale l’autore ha apportato fitte correzioni, in previsione
di una ristampa, dopo un trentennio. Tra gli autografi ci sono lettere
di Joyce e di Montale. Testimone, oggi muto, della sua passione
per la musica, c’è il violino che ha lenito le frustrazioni del narratore,
tenacemente ignorato, almeno fino al 1925, vigilia della morte.
Una sezione è riservata a pittori triestini coevi, tra cui Veruda
che era nella cerchia degli intimi e rappresenta, con altri, una variante
del realismo giuliano, venata di suggestioni magiche, che sembra la
traduzione iconica dell’opera sveviana, in particolare del suo paesaggio
urbano.
A Trieste, dove sono ambientati i tre romanzi di Svevo, è dedicata
una raccolta di foto d’epoca che ricostruiscono l’atmosfera urbana
tra Otto e Novecento, segnata dal fervore delle imprese e da una vivace
borghesia.
Proiezione
di un filmato, realizzato in collaborazione con Rai Educational.
Dal
21 novembre 2002 al 6 febbraio 2003
Roma. Complesso dei Dioscuri. Via Piacenza, 1. Tel. 06-4747155
Dal
5 aprile al 30 giugno 2003 la Mostra sarà a Trieste.
Biblioteca
Statale e Palazzo Costanzi.

Copertina:
Michelangelo Cleopatra, matita su carta, 1535 c. (part.)
Michelangelo Buonarroti il Giovane (1568-1647), pronipote del Maestro,
con la passione del collezionista e con amore e rispetto per le memorie
familiari, raccolse nel suo palazzetto fiorentino opere, scritti, lettere,
incisioni tratte dalle opere, oggetti appartenuti al grande prozio o
che ne illustrano l’attività. Oggi la Casa Buonarroti conserva la più
grande raccolta di documenti su Michelangelo e due sue sculture: la
Madonna della Scala e la Battaglia dei centauri. La mostra
romana si propone di seguire il filo della vita del Maestro, attraverso
opere di grafica, lettere autografe, libri, oggetti provenienti dalle
collezioni di Casa Buonarroti.
Le sue
lettere familiari coprono un arco di tempo che va dal 1496 (lettera
al padre Ludovico, scritta da Roma) fino agli ultimi giorni di vita
(lettera al nipote Leonardo, scritta da Roma il 28 dicembre 1563). Di
questo saluto estremo, inviato due mesi prima della morte per ringraziare
del dono di dodici piccoli formaggi, diamo il testo:
Lionardo,
ebbi la tua ultima con dodici marzolini begli e buoni: te ne ringratio,
rallegrandomi del vostro buon essere, e ’l simile è di me. E avendo
ricevuto pel passato più tua, e non avendo risposto, è mancato perché
la mano non mi serve; però da ora inanzi farò scrivere altri e io soctoscriverò.
Altro non m’achade.
Sono
in mostra gli autografi di poesie di Michelangelo: Qua si fa elmj
di chalicj e spade (sonetto, 1497), Quanto si gode, lieta e ben
contesta (sonetto, 1508), I’ ho già fatto un gozzo in questo
stento (sonetto con autoritratto, appena schizzato, in atto di dipingere
la volta della Sistina, 1508-1512), Che fie dopo molt’anni di chostei
(versi, 1527), Non so se s’è la desiata luce (sonetto, 1542-1546),
Per esser manco almen, signora, indegno (madrigale a Vittoria
Colonna, 1541?), Non pur d’argento o d’oro (madrigale, forse
per Vittoria Colonna, 1544-1546), Se dal cor lieto divien bello il
volto (madrigale, 1544 c.), Deposto à qui Cecchin sì nobli salma
(epitaffi per Cecchino Bracci, 1544).
Luigi
Paladin, Laura Pasinetti Il filo del tempo tra colori e pagine ingiallite.
Illustratori
e libri per bambini e ragazzi dalla fine dell’Ottocento ad oggi,
Roccafranca (BS), La Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editori,
2001.
Copertina:
illustrazione di Corrado Sarri (part.) da Giulio Verne, a cura
di L. Chini, Le Monier, 1954.
La mostra itinerante Il filo del tempo, che nel 2001 e nel 2002
tocca le biblioteche del Comune e della Provincia di Brescia, ripercorre
centoventi anni di storia del libro illustrato che ha accompagnato e divertito
molte generazioni di giovani e di giovanissimi lettori. Il visitatore
entra in un sentiero, semplice e luminoso, fatto di legno e di cartone,
di casette colorate e di banchi di scuola con penne e calamai, dove sono
esposte pagine e pagine di vecchi abbecedari e di libri scolastici, di
catechismi, di album illustrati, di volumi di fiabe, di classici per l’infanzia
in varie edizioni. Durante la visita viene spontaneo ed è lecito toccare,
sfogliare, leggere, curiosare, appendersi al filo dei ricordi personali.
Le illustrazioni, rispetto al testo, rappresentano un secondo livello
di lettura: legate alla trama, inserite nella cornice bianca della pagina,
si susseguono lungo un percorso che si carica di componenti emotive profonde.

Per ogni illustratore c’è un pannello che ne illustra l’attività e le tecniche. 417 sono le opere librarie esposte e 188 le schede illustrative, con note biografiche e bibliografiche e con la riproduzione di una pagina illustrata. Sono presenti alcune tavole originali.
Una
illustrazione di Paola Pallottino
Tre sono
i settori: L’ambiente dei nonni, con opere dal 1881, anno della pubblicazione
di Pinocchio, a puntate sul Giornale per i bambini, fino
al 1945. Tra gli illustratori: Vittorio Accornero, Ezio Anichini, Fulvio
Bianconi, Carlo Bisi, Duilio Cambellotti, Carlo Chiostri, Fiorenzo Faorzi, Gamba,
Gustavano, Enrico Mazzanti, Walter Molino, Attilio Mussino, Antonio Rubino,
Sto, Aleardo Terzi, Vamba, Yambo. L’ambiente dei genitori copre i successivi
quaranta anni di editoria, innovativa e caratterizzata dalla nascita di
piccole case editrici, come Emme Edizioni e Rosellina Archinto. Tra gli
illustratori: Carl Larsson, Jacovitti, Guareschi, Letizia Galli, Peter
Cross, Edvig Collin, Emanuele Luzzati, Bruno Munari, Paola Pallottino,
Luigi Veronesi. L’ambiente dei
figli inizia nel 1987, anno in cui la Salani inaugura la collana “Gl’istrici”,
e sfuma nell’ultimo anno del secolo scorso. Tra gli illustratori: Altan,
Sophie Fatus, Mario Gomboli, Bimba Landmann, Carlo Michelini, Pef, Fulvio
Testa.
Emilio
De Marchi (1851-1901) Documenti, immagini, manoscritti,
a cura di Nicoletta Trotta, presentazione di Maria Corti, Comune di Milano-Università
degli Studi di Pavia, 2001.
A cento anni dalla morte di Emilio De Marchi e a centocinquanta anni dalla
nascita, una mostra e un convegno celebrano questo narratore, critico
e drammaturgo, uomo schivo, generoso e versatile, scrittore prezioso di
ambienti fine Ottocento, che adoperava una lingua semplice e pura, ma
usava anche il milanese, con cadenze di straordinaria malinconia. Alla
mostra hanno collaborato, tra gli altri espositori, gli eredi De Marchi,
la Casa del Manzoni di Milano e il Fondo Manoscritti di Autori Moderni
e Contemporanei della Università di Pavia, che possiede una vasta raccolta
di manoscritti di De Marchi, alcuni inediti, tra i quali testi per il
teatro e Milano Vecchio, un romanzo interrotto dalla morte dell’autore.
Questi, i settori della mostra: Vita giovanile e formazione culturale (quaderni con appunti, traduzioni dal latino e poesie, foto, autografi di bozzetti drammatici, prime edizioni a stampa). Vita familiare (fotografie, lettere familiari autografe, miniature fatte dalla moglie Lina Martelli che ha disegnato il ritratto a lapis di De Marchi che appare sulla copertina del catalogo). Carriera e vita pubblica (minute di discorsi di De Marchi, attestati, lettere autografe di Paolo Ferrari, di Iginio Gentile). Attività pedagogica e filantropica (quaderni autografi, libri e riviste, strenne per beneficenza, ritagli di articoli, cartoline, foto, minute di conferenze). Di particolare interesse documentario e letterario il materiale sugli spazzacamini. Milano di De Marchi (libri, tra i quali Prose cadenzate milanesi di De Marchi, foto di Milano fine Ottocento, quadri di Filippo Carcano, Luigi Medici, Leopoldo Burlando, Domenico Induno, Angelo Morbelli, Vespasiano Bignami, Paolo Sala, Arturo Ferrari). Esperienza narrativa (stesure autografe, edizioni ottocentesche, lettere cartoline e biglietti autografi, contratti con case editrici). Da notare il ritratto a lapis di Demetrio Pianelli, tracciato dallo stesso De Marchi e i fotogrammi di un filmato del 1943, girato da Lattuada. Esperienza teatrale (stesure manoscritte, fotografie, lettere, libretti d’opera). Esperienza critica (quaderni di appunti, autografi di conferenze). Ultimi anni (lettere, autografi, acquerelli del figlio Marco, discorsi funebri e necrologi).

Maschere
e Mascheramenti. I Sartori tra arte e teatro a cura di Donato
Sartori e Paola Pizzi, presentazione di Dario Fo. Padova, Il Poligrafo,
1996. ISBN 88-7115-056-2
Copertina:
“Arlecchino gatto”, maschera per Arlecchino servitore di due padroni
di Carlo Goldoni, interprete Marcello Moretti, regia di Giorgio Strehler,
Piccolo Teatro di Milano, 1952.
In mostra a Mantova una parte della collezione di maschere, create dagli
anni Trenta da Amleto Sartori e poi anche da suo figlio Donato e destinate
al futuro Museo Europeo della Maschera, che sarà ospitato nella barocca
Villa Savioli di Abano Terme. Sono vere sculture, realizzate in vari materiali,
legno, cuoio, bronzo, terracotta, decorate con argento e fibre sintetiche.
Maschere create per la Commedia dell’Arte messa in scena da Strehler e
da Gianfranco De Bosio, per il Pulcinella di Eduardo De Filippo e il Galileo
di Brecht, per il teatro di Dario Fo, Jean Louis Barrault e Jacques Lecoq.
I Sartori hanno collaborato a spettacoli di Pirandello, di Ionesco, di
Molière, di Shakespeare.
Create
intorno al 200 a. C. in Campania per la Fabula Atellana, forma
scenica farsesca e popolare, le maschere decadono nel Medioevo, quando
si afferma il teatro sacro ispirato alla Passione di Cristo e sopravvivono
come facile strumento per attirare un pubblico dai gusti semplici, che
nei giorni di fiera si diverte ai lazzi grotteschi e sboccati di buffoni
e ciarlatani. Da questi attori da strada nascono gli Zani, caricature
del contadino del Bergamasco, povero e ignorante, e dagli Zani nascono
Arlecchino, Brighella, Pulcinella, Truffaldino, che compongono la famiglia
dei servitori.
Poi vengono i “vecchi della Commedia”: Pantalone ricco veneziano e il Dottor Balanzone medico pedante. Ad imitazione del Miles Gloriosus di Plauto, nasce il Capitano che muta nello spaccone spagnolo. Tutti portano sul viso una mezza maschera scura di cuoio che si identifica con il proprio caricaturale “tipo” fisso, amplificandone in modo grottesco la gestualità e l’eloquio dialettale. Tra la fine del Cinquecento e il Settecento la Commedia dell’Arte vive un periodo aureo, approda alla corte di Francia e utilizza complicate scenografie e macchine teatrali. Attore e scrittore in dialetto “pavano”, Angelo Beolco, detto il Ruzzante, trasformò una tradizione popolare in una forma teatrale compiuta, in linea con la tradizione classica che risaliva a Plauto.
Foto
di Dario Fo.
Mantova,
Casa del Mantenga, via G. Acerbi 47, Tel. 0376-360506. Dall’11 ottobre
al 25 novembre 2001.

Futurismo
1909-1944. Arte, architettura, spettacolo, grafica, letteratura
a cura di Enrico Crispolti. Milano, Mazzotta, 2001
Contiene due articoli sulla letteratura futurista:
DAnnunzio
luomo leroe, il poeta a cura di Annamaria Andreoli.
Roma, Edizioni De Luca, 2001.
Segnaliamo due articoli
Roma,
Museo del Corso, dal 2 marzo al 1 luglio 2001.
La
Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it