Vocabolari e Glossari

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Primo Culasso, Silvio Viberti Rastlèire Vocabolari d’Àrba, Langa e Roé. Vocabolario illustrato di Alba, Langhe e Roero, Savigliano (Cn), Gribaudo, 2003. ISBN 88-8058-560-6

 

La ricerca di espressioni dialettali langhesi-roerine e l’analisi di uno specifico dialetto piemontese locale, oggi in via di estinzione, sono nate per diletto venti anni or sono, sostenute dalla memoria di persone anziane e da maestri delle elementari che hanno messo a disposizione di Primo Culasso (ragioniere in pensione della Ferrero S. p. A.) e di Silvio Viberti (scrittore e docente) il loro bagaglio di vocaboli, di modi di dire, di proverbi. Via via, lo scavo “archeologico linguistico” e il paziente raccolto dei dati, “rastrellati” con cura estrema, sono diventati sempre più sistematici, fino a costituire un corpus organico, un nuovissimo dizionario appunto, con una appendice in cui i lemmi sono ordinati per classi: agricoltura, botanica, medicina, abbigliamento, gastronomia, educazione, sentimenti, improperi, modi di dire, ecc. Tre sono le sottodivisioni, secondo le tre aree geografiche e linguistiche limitrofe: Alba, Langhe, Roero. Utilissime e ben disegnate sono le tavole che illustrano attrezzi una volta utilizzati dai contadini, erbe, tecniche di costruzione dei muri, oggetti d’uso nelle case di campagna.

 

Quando e perché un dialetto è considerato in via di estinzione? Quando oramai è parlato soltanto da duecento, o da cento, o da cinquanta persone? Quando manca o è scarso il ricambio generazionale? Un dialetto estinto non si po’ ricreare: esattamente come una specie animale o vegetale di cui si sia persa ogni traccia vivente. Perché non prevedere allora un sistema di protezione anche per i dialetti, a somiglianza di quello che protegge le specie viventi in via di estinzione? Perché non pensare ad uno specifico “ombrello”, costituito da registrazioni audio, dal dialetto come lingua2 nelle elementari, da una editoria specializzata e sostenuta con appositi finanziamenti? Si è molto parlato di come proteggere l’identità della lingua italiana, rispetto alle altre lingue europee; ma che ne sarebbe della nostra lingua se fosse privata della fonte, sempre rinnovabile, spontanea e viva dei dialetti e delle lingue locali? Il pensiero va a Gadda, ma anche a Calvino, a Pasolini e a cento altri Autori che hanno attinto direttamente alle espressioni locali; mito, linguaggi e tradizioni d’Abruzzo sono il supporto di indimenticabili pagine dannunziane. Tramontata l’idea dell’italiano, come lingua socialmente e politicamente unificante, sono emersi prepotentemente i dialetti e le lingue locali, strumenti indispensabili per delineare la geografia delle diversità, storiche, sociali, espressive, presenti sul territorio. Da questa “diversità” e da questa “particolarità” locale, risalenti ad epoche arcaiche e variamente miscelate con altre lingue e dialetti, discende la ricchezza della lingua italiana. Strumento logoro e stitico, l’italiano di oggi va rapidamente esaurendo la sua carica vitale interna, assumendo nuovissimi suoni, modi di dire e vocaboli, globalmente diffusi, oppure di attualità stretta e circoscritta al nostro territorio e quindi incomprensibili agli italiani all’estero. Ne è fede il fatto che, ad esempio, i grandi contenitori televisivi domenicali non sono esportabili attraverso consueti i canali televisivi in italiano, utilizzati dalle nostre comunità all’estero.

 

Viva, quindi, questo neonato vocabolario di Alba, Langhe e Roero, che prima non c’era e che oggi colma una lacuna editoriale! Non è disponibile, purtroppo, nell’alfabeto visibile su Internet una “r” con accento circonflesso, che indica una particolarissima pronuncia in Piemonte della lettera “r”, spesso ricorrente nei vocaboli.

«Mi vien da pensare a volte _ scrive Antonio Buccolo in una delle prefazioni del vocabolario _ a quei termini che, per sonorità e armonia, hanno la forza di produrre le suggestioni della memoria e della coscienza; e non di rado mi sovvengono quelle parole che, misteriose e profonde, definiscono l’astrazione dell’esistere accanto ai sentimenti degli esseri umani: il bello, il buono, l’infinito, l’odio, l’amore… e come possano essere nate e perché, prima che diventassero fonemi atti ad essere usati come codici di comunicazione. E ancora mi accorgo come questo dire si sia rigenerato seguendo l’evoluzione della varie civiltà, sviluppando e adeguando i propri significanti ai diversi suoni internazionali, senza mai mutare i significati, pari al gesto di un pittore che cambia in continuo la sua opera d’arte, sovrapponendo in trasparenza colore su colore per avvicinarsi ad una irraggiungibile perfezione. Secondo numerosi studi antropologici, sono stati necessari 50.000 anni per far evolvere il suono in parola. […] Tutto è accaduto perché tra il vagito iniziale e la parola ultima, la griglia del tempo ha, da un lato, filtrato, selezionato e codificato i suoni producendo parole; dall’altro, ha fatto in modo che questi suoni diventassero disegni, scrittura, affinché il pensiero si potesse cristallizzare nel tempo: è l’ultimo stadio della parola, l’archivio della memoria.»

 

Pochi esempi, tratti da questo nuovo vocabolario:

Trogn Agg.: Robusto, atletico, in carne, ma non grasso. Si dice di una persona muscolosa, in salute, di bella presenza (specie dei bambini), promettente.

Givé (Gighé): Giocare. G. ai sòd, a riga, a campé an ària, a dré gionta, a tre pija tut, a ra ciòca, a sbàte. Scommettere: E-i gieugh ra testa che… E-i giuv che…= ci scommetto che… Giovare, agevolare, aiutare (specialmente di cose, oggetti utili). Lolì o giuva pòch!

Crocion Pane con poco zucchero sopra. L’impasto di farina conteneva una piccola aggiunta di zafferano, che gli conferiva un colore giallastro. Una prelibatezza da signori, nella prima metà del Novecento. Dolce di Alba, fatto con pasta di pane, in forma allungata schiacciata, con aggiunta di latte, zucchero, biscotti al latte. Sinonimo di qualcosa di buono, di eccezionale. Che bon, ës pan! O smija ’n crocion! Os mangia bele ’nsì!

Clin (Crin): Capecchio. Crine per materassi, ricavato dalle foglie di certe piante. “Rivia”, in Valle Belbo.

 

(a cura di Fausta Samaritani)

 

Poesia in Piemontese Poesia in Langhetto

 

18 novembre 2003

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