Foscolo: A me non resta che di provvedere alla vita mia vecchia e ad una mia figliuola

Ugo Foscolo lettera a Rubina

Lettera alla sorella Rubina       

di Ugo Foscolo

 

Mia cara Rubina,

Londra 30 settembre 1826

Da Giulio [i] ho ricevuto pochi giorni addietro, per mezzo che mi è ignoto tuttavia, una sua lettera contenente una copia dell’albero autentico della nostra famiglia; e gli riscriverete in mio nome che da pochissime varianti in fuori di poco rilievo, è simile in tutto alla copia che stava presso di me tolta dall’albero ch’era dell’avolo e padre nostro, e che fu poi non so dire se per amore o per forza pigliata dal zio nostro Marco a Trau [ii] . Più caro mi è riescito l’udire da Giulio ch’egli ha visitato voi, e vi ha potuto abbracciare, e abbracciare il vostro figliuolo, e lo ringrazio dalle viscere dell’anima mia di avere, per quanto egli può, provveduto a voi, ch’io vorrei, e dovrei, ma che non ho mai potuto soccorrere: e benché voi m’accuserete, io ne gemo dì e notte, e sento afflizioni amarissime e rimorso di colpa, che pur non è mia.

Da che vi scrissi l’ultima lettera, e fu or sono presto tre anni nell’anniversario della morte di nostro padre [iii] , le mie fortune si sono peggiorate d’assai, ed ora a me non resta che di provvedere alla vita mia vecchia, e ad una mia figliuola [iv] , riducendomi al Zante a fare il maestro, almeno finché cessino le tante private e pubbliche calamità che oggimai lasciano il traffico, e specialmente la letteratura in ruina. Non però sono neppure certo di potere andare al Zante, e dipende dal maneggio di cose che vi saranno dette dall’amico mio Giuseppe Reinaud, dal quale riceverete questa mia lettera, e novelle certe, ragguagliatissime e lunghe delle condizioni della mia vita. Egli anche, se n’avete curiosità, vi parlerà della mia figliuola, di cui non vi ho parlato mai, perché quando scrissi ultimamente nell’anno 1823, non era ancora venuta a viversi meco, e stava con una sua nonna che morì, e la provvide d’un lascito sufficiente a dote ragionevole, o a vita frugale ed onesta, se mai fosse destinata a restarsi nubile. Ma come la povera madre nostra si spogliò d’ogni suo bene dotale a soddisfare i creditori del padre nostro, così questa giovinetta nelle molte e lunghe disavventure che mi assalirono e mi ridussero alla estremità, non patì ch’io facessi la figura di fallito, e malgrado a’ miei consigli e preghiere, volle ad ogni modo ipotecare tutto il suo per amore del padre; _ e perché la sua eredità sia libera dalla ipoteca dovranno passare degli anni parecchi. E cosa sarà di lei se frattanto io sono colto da morte, e non lascio cosa al mondo che la sostenti? Tu, Rubina mia, che sei madre puoi sentire, _ tanto più quanto hai tu pure le viscere della madre nostra, _ in che stato da parecchi anni in qua sia l’anima mia. Di ciò io non ti voleva parlare per non darti nuove ragioni d’afflizioni: né a Giulio scrissi mai, perché so di certo che ogni corrispondenza con me nelle condizioni presenti del mondo gli potrebbe riescire pericolosa, per quanto pur fosse per sé innocentissima. Di questo fa in modo prudente ch’ei siane avvertito; e quando a me parrà tempo debito, gli scriverò, ma sempre per mezzo tuo. _ Il signor Reinaud ti dirà per ora come e sotto quale nome dovrai scrivermi, e in che foglio di carta a fine di scansare spese postali e sospetti di polizie: però farai di servirti del nome ch’ei ti lascerà scritto, senza mai giovarti del mio. Odo da esso come la Chiesa latina al Zante pare oggi necessitosa di preti, i quali tutti sono subito promossi al canonicato, che non è ricco, pur basta a vivere; vedi dunque di tenerne discorso con l’amico mio, e forse nel caso ch’io vada alle isole, potrò riescire di provvedimento al tuo figliuolo, che tu bacierai e benedirai frattanto in nome tuo e mio. _ Or addio dalle viscere del mio cuore. Addio

Il tuo fratello

Ugo Foscolo

 

L’epistolario familiare di Foscolo, comprendente lettere dal 1803 al 1826 in gran parte inedite, fu pubblicato nel 1873 a Torino, dall’editore Vaccarimo, a cura di G. S. Perosino. La lettera qui trascritta è l’ultima che Ugo Foscolo scrisse alla sorella Rubina: egli morì il 10 settembre 1827. Fu pubblicata su “L’Illustrazione Popolare”, volume VIII, n. 26 (26 ottobre 1873), p. 410. L’originale è scritto sopra un unico foglio e porta il seguente indirizzo: «Alla signore Rubina Foscolo-Modena. Raccomandata al cavaliere Naranzi». Sul retro del foglio Giuseppe Reinaud aggiunse questo appunto: «Mi dispiace, mia signora, di trovarmi indisposto a segno da non poter consegnarle personalmente la presente di suo fratello Ugo. Creda però che io mi riservo l’onore in un altro momento.»

(a cura di Fausta Samaritani)

 

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 23 ottobre 2015

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[i] Ugo Foscolo ebbe due fratelli, Giulio e Gian Dionigi.

[ii] Trau = città dalmata. Marco era uno zio paterno, medico come il padre e il nonno di Ugo Foscolo.

[iii] Il padre Andrea, chirurgo all’ospedale di Spalato, era morto il 13 ottobre 1788 e la lettera risale al 4 ottobre 1823.

[iv] Floriana, la figlia naturale che Foscolo ebbe dalla giovane inglese Fanny Emeritt e che gli fu accanto negli ultimi anni.