L scavalchiamo Alpi fatte di formaggio, tenero, stagionato e di mezza stagionatura

Baldus di Teofilo Folengo

Dal Baldus di Teofilo Folengo

Libro I

Mi venuta la fantasia, pi fantastica che mai, di cantare la storia di Baldo, insieme alle mie grasse Camene. Tanto altisonante la sua fama, tanto gagliardo il suo nome che ne trema la terra e si caga addosso perfino il buco dell’inferno. Ma per prima cosa devo invocare il vostro alto patronato, o Muse, che elargite la maccheronica arte. Potrebbe la mia gondola superare gli scogli del mare, senza il sostegno del vostro aiuto? N Melpomene, n quella minchiona di Talia e neppure Febo, che gratta un chitarrino, mi dettino i carmi; perch, se penso ai budelli della mia pancia, le chiacchiere del Parnaso non servono alla mia cetra. E allora, Muse panzone e paciose, dotte sorelle, Gosa, Comina, Striazza, Mafelina, Togna e Pedala, venite ad imboccare il vostro poeta con i maccheroni

e portate cinque, o meglio, otto paioli di polenta. Queste sono le mie grasse dive, le mie Ninfe che colano maccheroni. Il loro paese, il loro regno in un remoto angolo del mondo che la caravella spagnola non ha ancora scovato. L una gran montagna si eleva fino alle scarpe della Luna. Chi pretende di paragonarla all’Olimpo, deve ammettere che l’Olimpo, a paragone, una collina e non un monte. L non ci sono le corna del Caucaso, n il dorso del Marocco, n l’Etna che sputa zolfo ardente, n la montagna bergamasca con le sue cave di pietra rotonda che vedi girare al mulino che macina biada. L scavalchiamo Alpi fatte di formaggio, tenero, stagionato e di mezza stagionatura. Per tutti i tesori del mondo, io lo giuro e non potrei dirvi una bugia: l scorrono a valle fiumi profondi di brodo che generano un lago di zuppa, un mare di guazzetto.

Mille barche, zattere e brigantini di marzapane navigano avanti e indietro con a bordo le Muse che, con reti di salsicce e di budelli, pescano gnocchi, frittelle e polpette dorate. Ma la cosa si fa dura, quando il lago in tempesta e le onde bagnano perfino il soffitto del cielo. Neanche tu, o Garda, fai una giostra simile, quando i venti urlano alle case di Catullo. L ci sono coste di butirro tenero e fresco; da cento paioli, colmi di tortelli, di gnocchi e tagliatelle, il fumo arriva alle nubi. Qui abitano le Ninfe che, da un cocuzzolo aguzzo, grattano cacio con enormi grattugie. Altre impastano teneri gnocchi che dalla cima del monte rotolano in gi, sul formaggio grattato, e rotolando dalla cresta del monte si gonfiano come botti panciute. O come devi slargare le ganasce, se di un tal gnocco ti vuoi riempire il ventre! Altre ritagliano la sfoglia ed empiono cinquanta catini di pappardelle e di grasse lasagne.

Altre, quando la pentola brontola sul fuoco, allontanano i tizzoni e soffiano perch il brodo, per il troppo calore, non trabocchi dalla pignatta. Ognuna cuoce la sua minestra e tu vedi fumare mille camini e mille calderoni borbottanti sui carboni ardenti. Qui, per primo, io ho pescato l’arte maccheronica; qui, Mafelina mi ha incoronato poeta pancione.

(Traduzione a cura di Fausta Samaritani)

Bibliografia: Teofilo Folengo Baldus, a cura di Emilio Faccioli, Torino, Einaudi, 1989.

1 Marzo 2002

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria online, N. 1 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, 2005 (2° edizione)

Messo in rete il 30 ottobre 2015

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