Sergio Mattarella. Democrazia, pace, lotta al terrorismo.

Visita di Stato a Tunisi del Presidente Mattarella

Visita di Stato in Tunisia
Note di Fausta Samaritani

18 maggio 2015. Arriva a Tunisi il Presidente Mattarella. Bandiera della Presidenza della Repubblica Italiana sull'aereo di Stato, tappeto rosso, onori militari al nostro Presidente, calorosa stretta di mano con Essebsi Presidente della Repubblica Tunisina, firma di accordi economici bilaterali. Sergio Mattarella porta doni. Questo è quanto ha ottenuto di regalare: 11.630.000 Euro a fondo perduto, 25 milioni di Euro (cioè, quello che a noi basta per un viadotto d'autostrada, che cadrà presto in rovina) di debito che la Tunisia ha verso l'Italia sono riconvertiti in nuove opere pubbliche in Tunisia da concordare, una nuova linea di credito per altri 50 milioni, la promessa che l'Italia farà pressioni sull'Unione Europea per gli aiuti economici promessi alla Tunisia, una corona di fiori tricolori per la lapide delle vittime al Museo del Bardo, mezza orchestra della Rai per un concerto. Una mano tesa, attraverso il Mediterraneo, tra la Tunisia e la Sicilia che sono quasi alla stessa latitudine.
Al momento delle dichiarazioni di Mattarella e di Essebsi di fronte alla stampa, Mattarella parla a braccio e ricorda che ha dedicato alla Tunisia la sua prima visita di Stato, fuori dell'Europa; sottolinea che la Tunisia è un punto di riferimento importante, per la difesa contro il terrorismo:Tunisia e Italia sono in piena condivisione d'intenti nello stimolare un patto di civiltà - tra tutti coloro che desiderano la pace e il rispetto della dignità umana - contro il terrorismo. Noi abbiamo parlato della Libia, ribadendo la convinzione comune che occorre aiutare quel Paese a uscire dalla condizione di guerra civile che fa soffrire i suoi cittadini. Per arrivare a questa soluzione di pacificazione occorre una soluzione politica, non militare, che consenta che si formi in Libia un governo di unità nazionale, che riporti uno Stato funzionante, in quel Paese accanto alla Tunisia. Noi speriamo che, da un lato tutti i Paesi confinanti, dall'altro l'Unione Europea e l'intera comunità internazionale, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, trovino gli strumenti per pacificare, per aiutare la Libia a trovare la sua pacificazione.

Intanto, a Bruxelles... Alle 5.50 PM twitta Federica Mogherini, Alto Rappresentante della Politica estera dell'UE: La decisione di stabilire una missione navale UE per distruggere il modello di business dei contrabbandieri e delle reti di trafficanti nel Mediterraneo è stata appena presa. Testo originale in inglese, qui è in traduzione. Segue la conferenza stampa della Mogherini e del ministro Gentiloni - dire che è imbarazzato è un eufemismo - il quale afferma: Mi auguro che non si facciano passi indietro, rispetto alle proposte della Commissione Europea e alle loro condivisioni. A Roma andrà il Quartier generale della missione, alle dipendenze del contrammiraglio Enrico Credentino. Bisognerà tuttavia attendere la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che autorizzi la missione. Per questo, dirà il giorno successivo la Mogherini: Sono stata a New York due volte negli ultimi dieci giorni. Non ho trovato maggiori resistenze politiche ad una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, anche capitolo 7° - cioè l'uso della forza militare.

Sergio Mattarella in una foto di repertorio

Traffico di esseri umani. Andiamo a bombardar. Armiamoci e partite! I gommoni - che presto vanno a fondo, che non hanno lo smerlo di maniglie per aggrapparsi, quando si cade in acqua - li colpiamo appena arrivati dalla ditta giapponese che li fabbrica, quando sono arrotolati, oppure aspettiamo che li abbiano gonfiati, ma sono ancora privi di passeggeri? I barconi di 15 metri, che i libici fabbricano in capannoni sulla spiaggia, li prendiamo quando sono a secco, o quando sono in acqua, ma vuoti? Gli arsenali, li scoviamo coi droni nelle cale di pescatori, o sulle spiagge di sabbia fine? Gli scafisti, in gran parte, chi sono se non poveracci che attraversano gratis il Mediterraneo, e forse vanno gratis a morire, mentre alcuni passeggeri, per morire, pagano? Altri scafisti sono invece volgari assassini, torturatori e stupratori che agiscono ben protetti.
Gironi danteschi precipitano in una fogna che si è aperta in Libia, al confine della Tunisia. Ci gettano dentro esseri umani "in eccedenza", come venivano definiti gli italiani ebrei, in certi documenti ufficiali fascisti, in cui si autorizzava la loro consegna ai nazisti. Nove su dieci di questi migranti disperati provengono dai Paesi a Sud del Sahara, oppressi da mancanza d'acqua, dalla povertà, da malattie, dalla guerra. Da questi Paesi si drenano dollari che, di mano in mano, arrivano in Libia e di lì vanno negli Emirati Arabi, per acquistare immobili di prestigio e quote di Società europee. In questo modo i Paesi africani poveri sono sempre più poveri e i Paesi Arabi ricchi sono sempre più ricchi, ma contribuiscono all'uscita dell'Europa dalla crisi. Non protestate, se vi mandiamo qualche profugo... Più il petrolio scende, più il business dell'emigrazione clandestina sale. E' la logica della bilancia. Se volete sconfiggere il terrorismo, seguite i
flussi finanziari.

Mattarella parla all'Assemblea. Mentre la Lady di Ferro Mogherini a Bruxelles twitta, Mattarella si reca all'Assemblea dei Rappresentanti del Popolo tunisino, riunita in sessione plenaria. La visita di Stato di Mattarella in Tunisia sta cambiando significato. Il Presidente dell'Assemblea pronuncia un discorso alato che parte da episodi dell'A. C. Ricordo che Scipione l'Africano distrusse Cartagine e la coperse di sale, perché mai rinascesse. Ma forse non ricordo bene... Mattarella gira gli occhi sul semicerchio dell'Assemblea plenaria: molti posti sono vuoti. Uomini e donne. Alcuni sono nipoti o pronipoti di emigrati europei, soprattutto di Siciliani e di Provenzali: contadini, pescatori, a volte fuggiaschi, a volte cacciati, che emigravano nella speranza di trovare una sponda amica. Sui volti dei presenti si leggono tensione e attenzione. Il viso di Sergio Mattarella è terreo. Non si nota il colore degli occhi, dettaglio in dissonanza con la pluralità dei siciliani. Leggerà il discorso dattiloscritto, forse già consegnato ai traduttori? Accennerà a quanto è appena accaduto a Bruxelles?

Mattarella legge testardamente il suo discorso, fino in fondo: Sono onorato di poter prendere la parola nel complesso del Bardo, culla dei diritti e della democrazia; luogo che ha fatto da cornice storica ai più importanti passaggi politico-istituzionali della Tunisia: dalla prima Costituzione nel 1861, all'adozione dell'ultima nel 2014. Ospitando anche il Museo, con il suo straordinario patrimonio di mosaici di epoca punica e romana e di arte arabo-islamica, il Bardo è anche un simbolo di dialogo e di scambio culturale tra i Paesi del Mediterraneo e, in particolare, tra la Tunisia e l'Italia. [...] Desidero dunque rendere omaggio, anzitutto, alla lungimiranza, vostra e del popolo tunisino, per aver scelto la via della democrazia, della libertà e del progresso civile e sociale. [...] Mi riferisco all'approvazione della nuova Costituzione, che riflette una concezione moderna dei diritti e della cittadinanza, allo svolgimento di nuove elezioni legislative e presidenziali, e alla formazione di un nuovo governo, inclusivo rispetto alle diverse sensibilità politiche della società tunisina. [...]

La parola democrazia non esiste nella Bibbia, né nel Corano: è una visione laica, una conquista dell'antica Grecia, dove era praticata in seno a una oligarchia. L'uso passò alla Repubblica di Venezia, dove c'era il Doge, ma anche il Maggior Consiglio, il Minor Consiglio, il Collegio dei Savi, il Senato, il Consiglio dei Dieci e il Consiglio dei Quaranta; dove il popolo poteva esprimere voto contrario al Doge appena eletto, gridando: No' lo volemo! La democrazia greca fu riscoperta dall'Illuminismo francese e con la Rivoluzione Francese fu in parte allargata. Da quel momento la esportarono con la guerra: dalle baionette di Napoleone, fino ai droni americani. Gli USA ci provarono in Iraq, con il successo finale che oggi vedete. Ci provarono Francia e Inghilterra in Libia, ai tempi della Primavera araba, con gli effetti noti. Disse Cossiga, al tempo della 2° Guerra all'Iraq, quella di Bush figlio (cito a braccio): Quando in un Paese arabo c'è un dittatore, è meglio pretendere da lui un minimo di decenza politica e sociale che toglierlo di mezzo, perché il risultato è il caos. La Tunisia è il Paese arabo incamminato sulla strada democratica, dopo la Primavera araba. Al tempo della guerra in Libia, la Tunisia è stata invasa da profughi. L'Egitto va a strattoni... ma va, perché da Suez ci passano navi e commerci di tutti i Paesi. Siria, Iraq, Yemen, Libia sono nel caos.

Democrazia e terrorismo. Mattarella: Non possiamo dimenticare che la democrazia non è mai una conquista permanente e definitiva: va attuata e rinnovata ogni giorno. Lo sa bene l'Italia che ha dovuto difenderla dal terrorismo interno e che il 25 aprile scorso ha festeggiato i 70 anni di liberazione dal fascismo. E ne abbiamo avuta, purtroppo, tragica testimonianza con il vile attentato al Museo del Bardo dove sono state uccise 22 persone, tra cui un vostro concittadino e quattro italiani...Tunisia e Italia sono, e saranno, unite nella lotta contro il terrorismo, ben sapendo che siamo di fronte ad una sfida insidiosa e multiforme, che dobbiamo fronteggiare senza rinunciare ai nostri valori e senza cedere alla falsa retorica dello "scontro di civiltà" tra Occidente e Islam. (Qui, c'è un breve applauso.)
Non dobbiamo cioè permettere che il rapporto tra le nostre culture e le nostre religioni venga definito da stereotipi negativi e percezioni sbagliate e distorte, dalle diffidenze e dalla paura. Ciò di cui abbiamo bisogno per sconfiggere l'estremismo è piuttosto un "patto di civiltà", una forte cooperazione nazionale e internazionale, in grado di contrastare la radicalizzazione delle generazioni più giovani e vulnerabili, offrendo loro un futuro di integrazione e di opportunità. La vera contrapposizione non è, infatti, tra fedi o culture diverse, ma tra chi opera per il dialogo e la pace e chi fomenta divisioni e odio. Tra chi mette al centro il valore della persona umana e i suoi diritti e chi - come Daesh - si nutre di una narrativa fanatica e oscurantista. Dalla Siria e dall'Iraq, Daesh sta adesso cercando di diffondere il proprio marchio di morte e distruzione anche in altre aree del Mediterraneo e del Medio-Oriente, a cominciare dallo Yemen e dalla Libia. La situazione libica è particolarmente preoccupante. Il quadro di sicurezza si sta sempre più deteriorando.
(La tensione, in sala, si taglia con il coltello. Rughe profonde sul viso di alcuni rappresentanti del popolo.)

Un compromesso politico. Ancora una volta Sergio Mattarella propone la sua linea di difesa, contro il terrorismo: L'Italia, come la Tunisia è, tuttavia, convinta che non vi possa essere una soluzione militare alla crisi e che sia invece urgente raggiungere, in tempi brevi e grazie all'azione di mediazione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Bernardino Leon, un compromesso politico che consenta la nascita di un governo di unità nazionale. La crescente instabilità della Libia, oltre a provocare gravi sofferenze a quel popolo e a favorire il terrorismo, ha conseguenze drammatiche anche sull'aumento dei flussi migratori nel Mediterraneo, spesso a rischio della vita.
Si tratta di un fenomeno che la stessa Tunisia ha sperimentato nel 2011, quando molti giovani tentarono di approdare in Italia, per poi purtroppo scomparire o risultare irreperibili. (L'Italia si sta adoperando nella ricerca di tunisini, di cui non si hanno da anni notizie.) L'incertezza sul loro destino è una ferita ancora aperta, per noi e per le loro famiglie, e posso garantirvi che il nostro Paese non si stancherà di fare tutto il possibile per provare a sanarla.


Da tempo Italia e Tunisia stanno affrontando la questione migratoria in modo coordinato e in uno spirito di esemplare cooperazione, che rappresenta un modello positivo rispetto ai viaggi della disperazione, nelle mani di trafficanti privi di scrupoli - continua il Presidente Mattarella. Ma i flussi che partono dalla Libia configurano un dramma umanitario senza precedenti, di cui l'Europa deve farsi carico collettivamente, con senso di responsabilità, spirito di solidarietà e disponibilità all'accoglienza. Noi europei dobbiamo renderci conto che, nella disperazione di migliaia di persone, che fuggono guerre, persecuzioni o povertà, e nell'imperativo morale di salvare prima di tutto le loro vite umane, sono in gioco i valori stessi, di pace e di libertà, su cui si fonda l'Unione Europea. (Infatti, alcuni Paesi europei declinano l'invito a accogliere i profughi.
Come vede Mattarella la posizione attuale dell'UE?) Nelle ultime settimane, grazie anche, e soprattutto, all'iniziativa politica dell'Italia, è comunque cresciuta anche a Bruxelles la consapevolezza di quale sia la reale posta in gioco del dramma che stiamo vivendo e l'Unione Europea si sta preparando ad un cambio di passo nel modo di gestirlo. E' indispensabile sviluppare rapidamente una maggiore cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi, ed è necessaria un'azione di forte contrasto alle reti criminali di trafficanti e scafisti che sfruttano i migranti. (Ogni tanto l'Assemblea sottolinea un passo del discorso di Mattarella, ma con un applauso breve e incerto. Sembra un funerale. Erano questi rappresentanti del popolo i primi destinatari dei proiettili dei terroristi che poi ripiegarono sui visitatori del Museo del Bardo.)

Il Mediterraneo ponte di pace, non luogo di morte. Mattarella: Non possiamo rassegnarci ad un Mediterraneo trasformato in cimitero dei profughi e delle loro speranze. La vocazione di questo Mare straordinario è, invece, quella di essere un luogo di vita, un ponte di pace, un percorso di sviluppo e di dialogo. Un punto di incontro tra civiltà diverse, che permetta di sfruttare appieno tutte le potenzialità delle nostre affinità culturali, e di valorizzare le molteplici radici della nostra identità. Del resto, come ha scritto Fernand Braudel, il Mediterraneo è "Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre" - e le une accanto alle altre, aggiungo. Una unione di diversità: la stessa consegna dell'Unione Europea che suona ''uniti nella diversità''. Ben consapevole di questa ricchezza e della sua complessità, l'Italia rimane convinta che l'Unione Europea debba dedicare maggiore attenzione ai suoi vicini. Bruxelles deve prenderne atto e darsi una nuova missione storica che - in termini di strategie, politiche e risorse - si ponga l'obiettivo di favorire una maggiore integrazione tra la sponda Nord e la sponda Sud del Mediterraneo, creando le condizioni per uno sviluppo condiviso di tutti i Paesi dell'area. (Infatti, a Bruxelles hanno appena deciso una missione miliare nel Mediterraneo - salvo risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU).
Il divario Nord-Sud - oggi accresciuto da un quadro regionale afflitto da crisi, disordini, conflitti e da un crescente radicalismo politico e religioso - impone a tutti noi di continuare a lavorare per trasformare il Mediterraneo in un'entità sempre più integrata nell'economia mondiale. Una relazione più stretta e dinamica tra il Nord e il Sud del Mediterraneo rappresenta la premessa indispensabile anche per definire un approccio regionale condiviso di fronte a sfide comuni, quali la crescita demografica, il cambiamento climatico, l'inquinamento, le infrastrutture di trasporto, la pianificazione dello sviluppo urbano, l'incremento della domanda di energia, la scarsità di risorse primarie come l'acqua...
Tunisia e Italia sono partner determinanti per la stabilizzazione dell'intera area del Mediterraneo. Il tema dello sviluppo e della crescita economica è senza dubbio centrale anche per il pieno successo della transizione tunisina. L'Italia ne è pienamente consapevole e nel quadro del partenariato strategico tra i nostri Paesi, è pronta a svolgere un ruolo di leadership per mettere la questione al centro dell'agenda europea.
[...]


Alla fine del suo discorso il Presidente Sergio Mattarella resta in piedi, immobile, le braccia abbandonate lungo i fianchi. L'Assemblea si alza in piedi e batte le mani. Un applauso lungo, in silenzio.
Fine della giornata: corona di fiori alla lapide che ha i nomi dei 22 assassinati (più uno, aggiunto a penna su un foglietto); concerto di flauto dolce di bambini italiani, i grembiulini freschi di bucato - Presidente, in mezzo a loro, per la foto. Sorriso di Mattarella, per la foto con i bambini. Unico sorriso del Presidente, in quella serata tunisina. Visita al Museo - immaginate la qualità dei mosaici di Piazza Armerina e di quello di Palestrina e moltiplicate il numero dei mosaici per trenta. Concerto della Rai, per riflettere sulle vittime del terrorismo. Si torna a casa. La prossima volta, a Tunisi mandate la Mogherini.
(Note di Fausta Samaritani)

Foto di mosaici romani del Museo del Bardo

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Sergio Mattarella alla Società Dante Alighieri
19 maggio 2015 Con aggiunte e correzioni

Aggiunta del 18 giugno 2015: All'udienza generale di mercoledì 17 giugno, a tre giorni dalla Giornata mondiale del Rifugiato promossa dall'Onu, Papa Francesco ha detto: Chiedete tutti perdono per le istituzioni e le persone che chiudono le loro porte a gente che cerca aiuto e cerca di essere custodita. [...] Il papa ha pregato per tanti fratelli e sorelle che cercano rifugio lontano dalla loro terra, che cercano una casa dove poter vivere senza timore, perché siano sempre rispettati nella loro dignità. Francesco ha incoraggiato l'opera di quanti portano loro un aiuto, auspicando che la comunità internazionale agisca in maniera concorde ed efficace, per prevenire le cause delle migrazioni forzate.

Aggiunta del 26 giugno 2015: Dichiarazione del Presidente Mattarella dopo gli attentati in Tunisia, Kuwait e Francia di venerdì 26 giugno:
In un giorno in cui la violenza fondamentalista esprime in modo così barbaro la sua strategia di terrore va anzitutto espressa solidarietà alla Tunisia, al Kuwait, alla Francia, e agli altri Paesi che hanno avuto vittime negli attacchi terroristici.
Nella comunità internazionale dobbiamo sentirci tutti colpiti da questa violenza crudele e reagire aumentando, con determinazione e immediatezza, l'azione comune contro il terrorismo.
In Italia è necessario mantenere e alzare al massimo l'attenta azione di vigilanza e di prevenzione che viene svolta per la sicurezza dei cittadini. A questo scopo ci si deve augurare che alle polemiche si sostituiscano spirito di coesione e compattezza, come nel nostro Paese si è stati capaci di fare nei momenti più difficili: la divisione e la paura avvantaggiano il terrorismo e sono il suo obiettivo. E' necessario che anche nell'Unione Europea polemiche e angusti calcoli di convenienza vengano accantonati di fronte all'esigenza prioritaria di lotta al terrorismo: questa è tanto più forte quanto più viene svolta rispettando libertà e solidarietà, e dimostrando la forza e la superiorità della democrazia e dei suoi valori.

Aggiunta del 9 ottobre 2015: Dichiarazione del Presidente Mattarella in occasione del Premio Nobel per la Pace al Quartetto di esponenti della società civile tunisina, assegnato il 9 ottobre:
E' un riconoscimento per la democrazia tunisina nel suo insieme, il cui coraggio e determinazione suscita ammirazione in tutti noi. Il Quartetto ha contribuito in misura straordinaria all'affermazione dei principi del dialogo e della ricerca del consenso quali elementi essenziali e fondanti della giovane democrazia tunisina. Esso è un esempio per la regione e al tempo stesso motivo di speranza per un avvenire di pace e sviluppo nel Mediterraneo.


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