Sergio Mattarella: dall'insegnamento, alla politica, a maestro di vita

Un papa laico al Quirinale

Un Papa laico al Quirinale

Note di Fausta Samaritani

Volo Alitalia et alias. Racconta un giornalista che, sulla tratta Roma-Palermo, riconobbe tra i passeggeri il Presidente Mattarella. Fece il possibile per sedersi accanto a lui. Si presentò e: Presidente, posso farle una domanda? Mattarella sorrise: Non è il caso. Prudenza nel parlare e riservatezza nell’agire appartengono al suo stile di vita. Si dice che una domenica mattina sia uscito dal Quirinale da solo e che nessuno lo abbia notato in via XX Settembre. Scattò l’allarme. Lo ritrovarono a Messa in una chiesa. E’ informato sulla scuola italiana, anche perché talvolta, di pomeriggio, arrivano al Quirinale i nipoti con le cartelle, per studiare insieme al nonno. Per ora, si muove lungo le direttrici di un curioso pentagono: Quirinale, Consulta, Senato, Camera, casa a Palermo. Non rinuncia a vecchie abitudini quotidiane. I giornalisti quirinalisti meditano di cambiare mestiere, tanto blindati alle domande sono gli uffici del Quirinale - da dove non sfuggono indiscrezioni - tanto pulite sono le riprese della troupe del Quirinale, mondate dai fuori-onda.

La quirinalista Federica Mango è riuscita a piazzare una domanda diretta. Mattarella, nella ambasciata italiana di Madrid, una volta tanto si sottoponeva a domande dei giornalisti italiani. Se ci sarà una azione militare per impedire il traffico di esseri umani, l'Italia potrebbe essere al comando di questa azione? Naturalmente nel quadro di una risoluzione ONU. E avrà l'appoggio della Spagna? Ha risposto Mattarella: Siamo in attesa di una risoluzione dell'ONU. Ascoltare i libici. Non si può fare nulla contro i libici, ma occorre il loro consenso... Quando ci sarà una risoluzione dell'Onu e quando la Libia avrà trovato una condizione che la faccia uscire dalla mancanza di autorità, tutti saranno pronti - l'Italia anzitutto - ad aiutare, naturalmente in maniera concordata e autorizzata. Ha chiesto un altro giornalista, ancor più direttamente: E sul blocco navale? Mattarella, cui non manca diplomazia: Sono domande che vanno fatte ai governi. Io posso sottolineare gli obiettivi: salvare vite umane, impedire che avvengano tragedie, sconfiggere i trafficanti di esseri umani, aiutare la Libia a trovare autorità, aiutare i Paesi dove nascono le masse migratorie a migliorare le condizioni proprie. Quel giorno Federica Mogherini presentava all'ONU prospettive, elaborate dall’Unione Europea, su come affrontare la questione dei profughi che attraversano il Mediterraneo. Non a caso, Mattarella era in visita ufficiale in Spagna, Nazione che siede nel Consiglio di Sicurezza ONU, come Membro transitorio. Il 18 maggio Mattarella andrà in visita ufficiale a Tunisi.

Mattarella day. Torino, 14 maggio 2015. Dopo la visita al 28° Salone Internazionale del Libro, dove ha pronunciato un discorso pacato colto suadente, dopo la sosta in preghiera davanti alla Sacra Sindone, Sergio Mattarella, per la 1° Giornata del Perdono, incontra all'Arsenale della Pace i ragazzi del Sermig (Servizio Missionario Giovani), guidati da Ernesto Olivero. Ci troviamo in un vecchio capannone, una volta ingombro dalle macerie di un arsenale che fornì ordigni bellici durante la 1° Guerra Mondiale. Qui sono venuti in visita La Pira, Madre Teresa, Giovanni Paolo II, Pertini, Napolitano, Scalfaro, Norberto Bobbio, Zaccagnini e altri. Per cinque volte suona la Campana di bronzo della Pace, donata dopo il terremoto, dalla città dell’Aquila. Cinque rintocchi. Cinque meditazioni sulla pace, pronunciate da persone diverse. Mattarella: Questa campana risuona perché il potere sia sempre e soltanto una occasione di servizio, per costruire insieme, ognuno nel suo ruolo, il bene comune.

Sergio Mattarella al Serming con Ernesto Olivero

La domanda di Nabil. La prima domanda al Presidente la legge un ragazzo moro, coi riccioli sulla fronte. Perdonare non è automatico, soprattutto quando siamo noi a subire il torto e l'ingiustizia. La sua famiglia è stata toccata da un immenso dolore: la morte di suo fratello, per mano della mafia. Quel dolore però non l'ha bloccata. Ci aiuti a capire come è riuscito a non farsi domare dalla rabbia e a rispondere al male con il bene. Il Capo dello Stato è stato chiamato qui, oggi, proprio per rispondere alla domanda sul perdono all’assassino di suo fratello. Per quale motivo si è sottoposto a questa pena? Egli parla in luogo privato, davanti alle telecamere del Quirinale. Se lo volesse, potrebbe poi chiedere di tagliare dal video quella domanda, per lui dolorosissima, se non fosse sicuro di aver dato una risposta adeguata. I ragazzi daranno per scontato che il Presidente abbia perdonato? Mattarella, prima della domanda letta da Nabil, lo sa o non lo sa? Si aspetta forse una richiesta secca, del tipo: Presidente, lei ha perdonato all'assassino di suo fratello? Sì, o no? In caso di una sua risposta secca e affermativa, i ragazzi si sentirebbero vincolati: se Mattarella l’ha fatto, nessuno di noi sarà mai autorizzato a non perdonare a un assassino. I ragazzi invece danno per scontato che Mattarella abbia già perdonato e chiedono quale sia la strada da seguire, per imparare a perdonare. Hanno bisogno di un riferimento che li formi li consigli li guidi.

Risponde Mattarella. Tensione e attenzione in sala. Sergio Mattarella alza lentamente il microfono, per raccogliere il pensiero e dare ordine alle parole: Ti ringrazio. Io non credo di costituire un riferimento utile, un esempio, né penso di poter dare indicazioni o di poterne ipotizzare. (Sembra che fatichi anche a respirare. Gli occhi - d’abitudine moderati e controllati - ora vagano.) Posso dirti che mi è sempre parso naturale, oltre che giusto, rispondere impegnandosi, scegliendo la vita insieme agli altri, evitando quello che l'istinto potrebbe suggerire - e spesso suggerisce - cioè di chiudersi in se stessi, nel risentimento, nel rancore: isolandosi. Credo che sia sempre giusto - in qualunque circostanza della vita possa avvenire di avere delle sofferenze, delle contrarietà, qualunque ostacolo - non chiudersi in se stessi, ma aprirsi. (Mattarella sembra più disteso. Il ruolo di insegnante che spiega la lezione è come un guanto tagliato sulla sua misura.) Certo l'istinto non spinge a questo: l'istinto spingerebbe al risentimento. (Qui, il Presidente respira profondamente e alza il tono di voce. Vuole convincere i ragazzi.) Ma cosa sarebbe un mondo fatto soltanto dal rancore e dal risentimento per le grandi o per le piccole sofferenze? Sarebbe un mondo invivibile. E' chiaro allora che bisogna superare questo istinto e ciò che lo fa superare nasce dalla ragione e dal cuore. Nasce dal desiderio di privilegiare la vita e dalla riflessione - cioè da una maturazione di coscienza - che evita di chiudersi in se stessi e spinge invece ad aprirsi, a cercare gli altri. Ecco, questo credo che sia la differenza che corre - in tutti i casi in cui si attraversano momenti difficili - tra la scelta di chiudersi nel risentimento e quella di aprirsi, per dare spazio alla vita insieme agli altri. Perché questo spinge alla solidarietà, al rapporto con gli altri, a cercare di comprenderli, di coinvolgerli nella vita, e a essere coinvolti nella vita degli altri. Ed è una società diversa. Una società che fosse caratterizzata soltanto da una catena di vicendevoli risentimenti o rancori sarebbe una società invivibile. Una società invece, fatta di aperture, di scelte di vivere insieme agli altri, di vincoli di solidarietà, di sentire le esigenze degli altri come le proprie, consente invece di vivere in maniera assai più gratificante. (Mattarella gira gli occhi sul cerchio dei ragazzi, sorride.) E certo molto più apprezzata dai giovani, quali voi siete. Sergio Mattarella in una immagine di repertorio

Seguono altre domande, cui Mattarella risponde, suo dito indice puntato sulla dilagante corruzione e sulla stampa miope che trascura eventi positivi e privilegia eventi negativi. Il Presidente Mattarella ha estratto dalla tasca interna della giacca il foglio del suo discorso e lo consulta ogni tanto, come se volesse prendere spunti. E’ chiaro che scrive da sé i suoi interventi.
I ragazzi introducono il tema dell’emigrazione: accogliere persone che hanno alle spalle storie dolorose, ma anche una speranza; abbattere il muro del pregiudizio e della intolleranza; dall’emergenza emigrazione, elaborare regole per una convivenza civile. Il Presidente Sergio Mattarella risponde che l’emigrazione è un tema attuale e europeo. Costringere a emigrare significa spostare popolazioni con la violenza. Molti esempi nella storia, ma questo di oggi è diverso, per i numeri. C’è l’istinto a chiudersi di fronte a chi arriva, perché crediamo di non potere accogliere tutti. Ci commoviamo di fronte a casi singoli, ma quanti drammi accadono che non conosciamo? Occorre ragionare. I miganti vedono l’Europa come un luogo di pace, di democrazia, di libertà. L'Europa, oggi in pace, deve essere all'altezza della sua civiltà e della sua storia. Aiutare i Paesi dove nascono le emigrazioni - dove ci sono guerre, persecuzioni e carestie - perché lì possano migliorare le condizioni di vita. Rimuovere le cause della fuga, perché altrimenti avremo in futuro migrazioni ben più imponenti. Esportare democrazia, non con la guerra, ma con l’esempio. Tre cose: salvare vite umane, combattere i trafficanti di esseri umani, contribuire al miglioramento sociale e politico dei Paesi dove nascono le migrazioni.

I ragazzi ora interrogano il Presidente Mattarella sulla corruzione dilagante che mescola il profitto illecito al potere. Dalla risposta esce il neologismo mattarelliano che piace tanto alla stampa e rimbalza sui giornali: rapinatoria. Il Presidente si mostra scandalizzato per certi comportamenti illegali che causano una concezione rapinatoria della vita, comportamenti che alterano la bellezza della vita. Ma che ognuno rifletta su se stesso! Ognuno di noi è erogatore di servizi e allo stesso tempo utente. Siamo portati a autoassolverci quando eroghiamo un servizio e condanniamo gli altri, poco solleciti, quando siamo fruitori. Ricorda un famoso articolo sulla corruzione che Papa Francesco scrisse quando non era ancora vescovo di Buenos Aires.

La politica, tra presente e futuro. Mattarella legge ora il suo discorso. Abbiamo bisogno di tenere sempre vigile la nostra coscienza per affrontare le responsabilità. Per questo è stato importante confrontarsi sulle ragioni della vita, parlare di grandi ideali, proporsi insieme di raggiungerli.
(Ricorda Benigno Zaccagnini, suo maestro, di cui cita l’ultimo discorso, a Cesena.)
La politica smarrisce il suo senso se non è orientata a grandi obiettivi per l'umanità. [...] La politica diventa poca cosa se non è sospinta dalla speranza di un mondo sempre migliore.
(I ragazzi lo ascoltano attenti e in profondo silenzio, seduti ai suoi piedi, a semicerchio. I giovani nella penombra, Mattarella in piena luce. Gli è accanto Olivero, regista discreto dell’incontro.)
La corruzione, il potere fine a se stesso, sono conseguenza di una caduta della politica. [...] I giovani si allontanano e perdono fiducia perché la politica, spesso, si inaridisce. Perde il legame con i suoi fini; oppure perde il coraggio di indicarli chiaramente. La politica scompare se si chiude solo nel tempo presente; se perde la capacità di guardare al futuro.
La politica è anche concretezza. Senza la capacità di affrontare i problemi di oggi, senza il proposito di ridurre i danni, di sanare le ferite sociali, di andare incontro ai bisogni materiali, la politica non sarebbe capita e le istituzioni finirebbero nel discredito dei cittadini.
(Traccia di preoccupazione per il dilagare dell’assenteismo, in tempo di elezioni.) Il presente è una prova di umiltà per la politica, perché la costringe a tradurre, faticosamente, i principi in scelte concrete. (Già, l’umiltà: ma chi ricorda questa poverella, scacciata dalla politica avida mediatica strillata?) Ma si deve fare ciò che è possibile oggi, tenendo, comunque, alta la testa sul domani e coltivando sin d'ora il progetto di un futuro migliore. (La miopia in politica, per Mattarella è colpa grave, è inconsistenza di un ideale forte, è mancanza di una visione lungimirante.)
Al Sermig

Istruzioni di vita per i giovani. La violenza e il perdono. Mattarella ha conservato il senso profondo della sua missione di insegnante. Non ascoltate le sirene che cantano il denaro come misura unica del successo personale. Su quella strada vi è il rischio di essere disposti persino a tollerare i traffici illegali di rifiuti, di armi, persino di esseri umani. Il vero successo è costruire un mondo di pace e di giustizia. (Qui, egli si ricollega alla prima domanda dei ragazzi, che gli hanno chiesto quale strada imboccare per avere la forza di perdonare.) Il perdono è una chiave di umanità. Non è un sentimento da uomini deboli. Al contrario, è una prova di grande forza interiore. Perdonare vuol dire donare totalmente. (Perdonare è quindi un accrescitivo, rispetto a donare. Non ci avevo mai pensato!) E' il dono, la gratuità che genera società, che contrasta la violenza, che consente all'umanità di progredire. L'odio moltiplica l'odio. Il dono, invece, apre alla vita. E il perdono lo fa con una forza molto più grande. Ricordate il brano evangelico: "Se amate quelli che vi amano, che merito avete?"
La campana è risuonata per farci diventare operatori di pace. La pace che nasce dalle opere di solidarietà e di giustizia. (Accenna qui alla grande campana di bronzo che è nella sala.) La pace che nasce dalla coerenza, dalla legalità, dal rispetto dell'altro, dall'amicizia, dal far proprie le speranze e le esigenze degli altri.
La pace che nasce dalla fatica di dire no quando è necessario. E di dire sì quando è impegnativo. Il perdono non cancella la memoria. Né la ricerca della verità.
(Quindi, sia l’indagine del magistrato, sia quella successiva dello storico.) Le ferite lasciano delle tracce sulla nostra carne. La violenza non va dimenticata, anche perché ricordare deve servire a non ripetere più. E tuttavia la riconciliazione - che muove da coscienze mature - consente di costruire di nuovo dove c'erano le macerie. [...]
Datevi da fare, perché ai giovani spetta il futuro. Se i giovani non irrompono nelle abitudini degli adulti, e qualche volta scombinano i loro piani, difficilmente le cose andranno meglio. [...]

Cifra di un settennato, sul sentiero del Profeta Isaia. Sembra il programma di politica estera di Mattarella, per i prossimi sette anni, da realizzare promuovendo lo sforzo di governi volenterosi e di Organismi internazionali. Qualche settimana prima Mattarella era in Vaticano, alla Conferenza "Proteggere la terra, mobilitare l'umanità: le dimensioni morali del cambiamento climatico e dello sviluppo sostenibile", organizzata dalla Pontificia Accademia di Scienze Sociali. Uno dei relatori era Romano Prodi, che Mattarella salutò con calore, prima di prendere posto accanto a Ban Ki-moon. Tre persone che, con Papa Francesco - il Vaticano ha riconosciuto la Palestina - sembrano i pilastri di un rinnovamento della politica mondiale, sulla via della pace.

Oggi il mondo è lontano dal sentiero di Isaia: quello che conduce a trasformare le spade in aratri e le lance in falci.

Il Presidente Mattarella cita questa profezia di Isaia:"Spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra." (Isaia 2,4)
Il Progetto "Sul sentiero di Isaia" - una delle proposte missionarie dell’Azione Cattolica Italiana - deve il nome al titolo di un libro di Giorgio La Pira e è nato per sostenere, moltiplicare e mettere in rete le tante iniziative che concorrono alla costruzione di una cultura di giustizia e di pace.

Dobbiamo essere capaci di aiutare e accogliere chi fugge dalle guerre, dalla fame, dalle persecuzioni - continua Sergio Mattarella. Ma dobbiamo anche contrastare gli sfruttatori, i violenti, le strutture che producono guerra. Dobbiamo cooperare per uno sviluppo diverso e sostenibile, perché bisogna aiutare i Paesi dai quali oggi fuggono i migranti a dare lavoro e prospettive ai loro cittadini. Solo cambiando le relazioni politiche ed economiche tra gli Stati e tra i continenti si potranno evitare esodi sempre più grandi e i drammi spaventosi cui spesso assistiamo. Le guerre vanno estirpate dall'umanità. A questo obiettivo non possiamo rinunciare mai. Anche se non lo vedrò pienamente realizzato, devo fare in modo che mio figlio possa perseguirlo. E vederlo più vicino. [...]

Libertà e schiavitù. Non c'è pace nello sfruttamento e nella schiavitù. Oggi si rischiano nuove schiavitù. [...] Una di queste schiavitù è la droga: non dubitavo che ne foste consapevoli. (Guarda negli occhi i ragazzi, sorride.) La coscienza deve restare libera. La libertà inizia da lì. L'omologazione è una prigione, anche quando ha le sembianze seducenti della moda del momento. (Questo è un monito terribile, per i giovani.) Siate liberi e non abbiate paura di dire qualcosa di scomodo, fuori dal coro, o apparentemente impossibile, quando gridate e cantate per la fratellanza tra gli uomini, per la pace. Il mondo siete voi.

I giorni del Presidente, intorno alle Idii di maggio. Sul sito del Quirinale ci sono tre video del Sermig: le domande dei ragazzi, il discorso di Mattarella, la sua meditazione al tocco della campana. Vi compare anche Ernesto Olivero, ma non si ode mai la sua voce. Possibile che non abbia pronunciato un cenno di benvenuto al Presidente? Il discorso di Olivero è trascritto sul sito del Quirinale e su quello del Sermig. Egli ha detto, anche: Il mondo è ancora nelle nostre mani. Lo vogliamo dire davanti a lei e con lei, davanti a un uomo che ha conosciuto il dolore come noi, lo ha sperimentato sulla propria pelle, senza però farsi bloccare. Lei, caro Presidente, nella sua vita ha saputo ascoltare la sua coscienza e rispondere con coerenza. Per questo vorremmo condividere con lei il nostro sogno di riconciliazione per l'Italia e il mondo. La riconciliazione tra Stati e Nazioni, tra popoli. Ma anche tra giovani e adulti, tra le generazioni. Per farlo, dobbiamo chiedere perdono, invocare una riconciliazione che entri nella nostra carne, nella nostra vita. Chiedere perdono per quando non siamo stati all'altezza, per quando non abbiamo dato l'esempio, per quando la politica, la religione, l'economia hanno tradito se stesse. Dirlo senza giudizio, senza puntare il dito contro gli altri, ma su se stessi, per dire:"Sono io il primo a voler cambiare, a mettermi in gioco, a credere in una nuova primavera".

Facile il confronto stilistico, facile capire che Olivero è anche autore di almeno la prima delle quattro domande che i quattro ragazzi hanno letto a Mattarella. Un incontro così delicato non poteva essere programmato senza una regia accorta; non si poteva affidare tutto alla spontaneità dei ragazzi. Mattarella certamente era informato sul testo della prima domanda. Non a caso aveva ricevuto Ernesto Olivero al Quirinale, lo scorso 2 aprile. Un ulteriore controllo sul sito del Quirinale mette in luce una anomalia nei giorni del Presidente: nessuna nota sulle attività di Mattarella, il 12 maggio. Riassumo, a mio modo: Lunedì 11. Madrid (il Mediterraneo è un cimitero). Martedì 12, Silentium. Mercoledì 13. Quirinale, incontro con vertici Enel (la banda larga?) e serata con Renzi (l'ha interrogato sull’umiltà, in politica?). Giovedì 14. Torino, Salone del Libro, Banca, Sindone, Sermig. Venerdì 15. Quirinale, incontri Mohamoud Abbas, Raimondi vice Presidente Corte Europea Diritti dell’Uomo, Cottarelli (a che punto eravamo rimasti con i tagli?). Nel Silentium di quel Martedì 12 maggio Mattarella avrà probabilmente preparato il suo viaggio a Torino. Avrà scritto il discorso per il Salone del Libro, avrà meditato sulla Sacra Sindone, infine avrà programmato la sua penitenza per la 1° Giornata del Perdono, creata intorno alla sua persona: il tormento di un rito cristiano. Il Perdono si ripeterà al Sermig ogni 14 maggio.

Presidente! Domenica 17 maggio, a casa a Palermo, oppure quattro passi verso Porta Pia? Quirinalisti! E' così difficile leggere quest'uomo in controluce? In controluce si vede il cuore.

L'Italicum l'avete fortissimamente voluto. Mo', Mattarella l’ha firmato. Salvate il soldato Renzi, ora che l’economia riprende fiato! Su eventuale incostituzionalità dell’Italicum dirà l’ultima parola la Consulta, anche se i tempi delle sue sentenze sono tra i misteri più fitti dell’Italia Unita. Intanto, un partito, anche con il 54% dei seggi alla Camera, se non avrà lì mandato uomini e donne istruiti in una dottrina sociale e politica utile e saggia, non potrà che esprimere un governo in gelatina. Un tarlo mi buca il cervello: i partiti - Pd, eredi di Alleanza Nazionale, altri partiti - che hanno nascosto immensi patrimoni immobiliari dentro Fondazioni - create ad hoc, al riparo dal fisco, dai creditori, dai controlli - perché non sdoganano qualche immobile e organizzano luoghi, dove istruire formare educare alla politica sociale e alla vita in comune masse di giovani, invece di aizzarli a starnazzare nelle piazze e nei Social, dentro e fuori al Parlamento? Se non si fa un po’ di silenzio, come si fa a ascoltare la voce della luna? Dai tempi del sindaco Giorgio La Pira e di Igino Giordani, non si udiva un intervento simile a quello, pronunciato al Sermig da Sergio Mattarella, uomo politico cattolico e italiano. Grazie, Presidente.
(Note di Fausta Samaritani
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Il gessetto colorato di Matteo Renzi Igino Giordani: Se vuoi la pace, prepara la pace Visita di Stato in Tunisia Il Presidente Mattarella nell'Aula bunker dell'Ucciardone Sergio Mattarella, al Quirinale, per la Festa della Repubblica 2015 Cura della casa comune di Papa Francesco e Libertà dalla fame = pace di Sergio Mattarella Il Presidente Mattarella interviene al Forum Ambrosetti

Fuochi Fatui di Camillo Sbarbaro Sergio Mattarella e il significato della parola libro
16 maggio 2015 Con aggiunte e correzioni

Aggiunta dell'8 giugno 2015:

1984. Roma, Palaeur. Congresso della DC. Primo intervento in pubblico di Sergio Mattarella, dopo la sua elezione a deputato:

«Non voglio essere né illusorio, né fuori dalla realtà: tanti hanno in questi giorni ricordato saggi greci, antichi filosofi, io vorrei più modestamente richiamare la preghiera di Francesco che non chiedeva tanto di essere aiutato quanto di aiutare, che non chiedeva tanto di ricevere quanto di dare, che non chiedeva tanto di essere compreso quanto di comprendere... Occorre recuperare credibilità e questo vuol dire soprattutto moralità ... Moralità significa uno sforzo intenso e particolare contro la corruzione. Moralità significa, in alcune zone del Paese, ma ormai in tutto il Paese, una lotta intensa, seria, autenticamente rigorosa, nei confronti della mafia, della camorra e di tutte le altre forme di criminalità organizzata. Significa avere una continua attenzione per evitare che si ripetano infiltrazioni o presenze e inquinamenti come quella che ci ha dolorosamente colpiti e preoccupati e inquietati: la scoperta delle trame della loggia P2. Significa avere rispetto della articolazione della società, liberando e risparmiando spazi da una eccessiva presenza del pubblico e della politica. Significa che alla frammentazione del Paese non si dà soltanto una pur necessaria risposta istituzionale, ma anche una risposta di linea politica, far rivivere nel nostro Paese un più intenso, più completo, più vasto senso della convivenza, del pubblico interesse, dell'interesse generale: il bene comune.»

Aggiunta del 10 giugno 2015:

Su Internet c'è un altro video della giornata del Perdono al Sermig. Interno dell'Arsenale. Passano su un grande video immagini delle attività del Sermig, nel mondo: presidio medico-sanitario, distribuzione aiuti alimentari arrivati con aerei cargo, istruzione scolastica. Entra il presidente Mattarella nella sala. Tifo da stadio. Parla Ernesto Olivero che si confonde e si commuove. Applausi dai ragazzi e dal Presidente. Uscita dalla sala, ripresa dall'alto. Mattarella e Olivero si abbracciano, aggrappandosi l'un l'altro. Confusione, i ragazzi ronzano intorno, mentre la sicurezza del Presidente va in tilt. Mattarella scompare tra le braccia del sindaco Fassino (ma quanto è più alto?). Grande giornata, Presidente.

La sera del 10 giugno, le immagini della visita di Putin a Roma. In Vaticano, Papa Francesco e Putin varcano la soglia dello studio. Papa non sorride. Al Quirinale, Putin seduto accanto a Mattarella. Sorrisi di circostanza. Il Presidente si china lievemente e guarda Putin di sotto in su, come se volesse convincerlo di qualcosa. Non c'è audio. Mestiere tosto, fare il Presidente.

Aggiunta del 22/23 novembre 2015:

Il 16 maggio scorso scrivevo che il Presidente Mattarella si muove lungo le direttrici di un curioso pentagono: Quirinale, Consulta, Senato, Camera, casa a Palermo. Il pentagono si è allargato, smisuratamente, è diventato un poligono coi lati che toccano Paesi dell'Estremo Oriente. Nelle prime settimane il Presidente appariva impacciato, anche nei movimenti. Non parla - dicevano - Non prende posizione. Si sapeva che misurava a gran passi i saloni e le stanze del Quirinale, come se volesse rendersi conto della sua nuova, amplissima dimora. Ora, va a spasso in tutta l'Italia. E parla. Fin dagli anni dell'Università egli sapeva quali sono i compiti di un Presidente della Repubblica Italiana: firmare Leggi, decreti Legge, disegni di Legge, trattati, nomine; ricevere ambasciatori, ministri, Capi di Stato; portare corone, salire al Milite Ignoto, distribuire onorificenze, ascoltare l'Inno nazionale; pronunciare encomi, onorare ricorrenze, inviare condoglianze, ammonire per fatti eclatanti contro l'ordine pubblico; presenziare il Consiglio Superiore della Magistratura e il Consiglio Supremo di Difesa. Un notaio, dissero in molti alla sua elezione. Richiamato in servizio da un ex rottamatore che non aveva nessun altro, a portata di mano, per ricompattare il PD, hanno detto e scritto. Ma era un notaio che attendevamo? O aspettavamo il segno, distintivo caratteristico e non imitabile, del nuovo settennato? Poi, qualcosa è cambiato. Forse in diretta, un giorno dal Quirinale. Mattarella parlava a un pubblico femminile, per la giornata della Donna 2015. Aveva di fronte ministri, ex ministri, parlamentari, presidenti, personalità della cultura e della finanza: tutte donne. Mentre egli parlava, questo uditorio femminile gli rimandava l'emozione di quel preciso istante e di questa emozione Sergio Mattarella si ricaricava: una esperienza diretta che ben conoscono gli attori. Mattarella è un attore, ma nessuno, neanche lui, lo sapeva. Durante il discorso ufficiale del suo Insediamento, alla Camera, di fronte a suoi grandi elettori, egli perse i fogli... Sbadato? Forse. Grande attore? Forse. Nessuno ricorda a mente le parole che pronunciò quel giorno, tranne pochi frammenti: Era un bambino italiano, un bambino nostro... Arbitro... Era importante... Ma voi mi dovete aiutare!. Rileggete quel discorso, esaminandone la struttura - spezzata nei punti chiave - e capirete perché ha ottenuto 42 applausi. Di quel giorno ricordo il fuori-onda, con la Presidente Boldrini che gli dice: Ha dimenticato Cossiga. Egli la guarda e tace. No. Mattarella non ha dimenticato. In certi filmati più recenti si vede il Presidente che, con piccolo cenno della mano, dà inizio a un evento, o a una cerimonia o semplicemente all'uscita in gruppo dal portone del Palazzo del Quirinale. Mattarella è un regista, ma nessuno, nemmeno lui, lo sapeva. Il Presidente sa adattare il suo Italiano alle aspettative dell'uditorio. Ha imparato a armonizzare le pause e a non contrarre le sillabe, modula lievemente la voce (ha preso lezioni di dizione?), utilizza termini tecnici e, nei rari casi in cui lo sorprendono, chiedendogli un discorso non preparato e non previsto, non delude mai. Una atleta siciliana affermò che il Presidente aveva dimostrato di ben conoscere lo sport della Scherma. Egli interviene, a voce o per iscritto, sull'argomento o sull'evento del giorno. Certe sue affermazioni, come Figlia d'Italia, figlia d'Europa, aprono i Telegiornali. Anche in memoria di un antico avversario politico trova le frasi idonee, perché la contrapposizione politica - anche aspra, come egli dice - è una cosa, e altra cosa è l'appartenenza alla stessa comunità di citadini. Sul terrorismo e sulla corruzione ha pronunciato messaggi forti e chiari. Se in uno scontro politico qualcuno si lamenta, appellandosi al Presidente della Repubblica, egli lo chiama al Quirinale. Nell'udienza privata le sue parole funzionano come doccia tiepida, perché il nodo politico si allenta, a volte si scioglie. Una novità che potrebbe sembrare secondaria, poiché la stampa l'ha ignorata: Mattarella ha mandato in soffitta l'antica poltrona dorata presidenziale e utilizza le stesse sedie degli altri.

Mentre scrivo, non so perché, mi tornano in mente immagini drammatiche, in bianco e nero, di tanti anni fa. Lo sportello posteriore di una piccola cilindrata è spalancato. All'interno un corpo abbandonato, il viso immobile e di profilo. Un gruppo di uomini si avvicinano, contemporaneamente si chinano per verificare l'identità di quel corpo. Poi uno di loro si volta e a chi preme all'intorno fa cenno di indietreggiare. Rispetto per quel corpo senza vita, da sottrarre alla curiosità gelida della macchina da ripresa. Quell'uomo è Piersanti Mattarella. Identico, tragico destino di Moro. (f. s.)


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