La destra da’ profumati zigari d’Avana, dalle lunghe digestioni, da’ sonni privilegiati, ove filtra, sgocciola, scola lentamente, dolcemente, elegantemente - dai dorati salons - la maldicenza alla violette, la mormorazione all’acqua di rosa

Scapigliatura milanese Temisticle Prola

La prima Scapigliatura milanese

Ricerca di Fausta Samaritani

 

Il settimanale illustrato veneziano “Quel che si vede e quel che non si vede”, ideato e diretto da Leone Fortis, esordiva nel numero 1, anno I, pagina 8-9 con questa prima, anonima:

 

Corrispondenza di Milano

 

Nel mare magno della Capitale

Ove si cala e s’agita e ribolle

Ogni fiumana e del bene e del male

……………………………………...

Entro, e mi caccio in mezzo al pandemonio

GIUSTI

Un po’ di maldicenza per introduzione

                             15 ottobre

_ Novità! novità!… novità!… Corrispondente, fa il tuo mestiere; mandaci delle novità!

_ Delle novità in ottobre!… Gran Dio!… e tutto è vecchio, canuto, decrepito intorno a me. Milano ha il mal della vecchiaja. Milano dorme in piedi come un vecchio di sessant’anni. Milano ha la gotta, il catarro, i reumatismi… e tutte le altre guarniture di un libertino… emerito.

Le bellissime Eve milanesi hanno abbandonato in massa le complici dormeuses dei loro salons, le confidenti ottomane dei conscj gabinetti, terrestri Edenni [i] dai molli tappeti, tutti raso e velluto, molto più comodi dell’Eden antico, tanto più che non vi sono frutti proibiti, né spade di fuoco a vietarne l’ingresso; e

Quali colombe dal desio chiamate

Hanno sciolto il volo verso i dolci nidi autunnali. I nostri lions [ii] , cavalieri più o meno erranti, sono essi pure intrepidamente saliti in arcione, e di villa in villa, di pranzo in pranzo seguono le belle esultanti, tutt’intenti a confortare le pallide castellane sotto i memori tigli (all’occasione può funzionare da tiglio un albero qualunque) e a tributar loro in omaggio le trute gloriosamente pescate nel Lago di Como.

La vuota, la deserta città è abbandonata ai mariti a agli impiegati.

I mariti!… vecchia e nojosa famiglia!… e quali mariti! Dio buono! _ I mariti prosaici, i mariti uomini d’affari, che non hanno in villa un amico munito d’una bella moglie, o non comprendono i doveri dell’amicizia. _ I mariti che seppelliscono i loro vedovili cordogli nel risotto del Rebecchino, nel Gattinara degli Angeli [iii] .

Gira a tuo senno le belle e vaste contrade di Milano e che vi trovi? Inglesi… e poi Inglesi… Inglesi ancora… eternamente Inglesi che vi trascinano in lungo ed in largo le loro faccie scialbe, i loro occhiali bleu, le loro donne ritte, istecchite coi cappelloni a larghe falde, o i cappelli a cabriolet… i loro interminabili punti ammirativi tradizionali, le loro contemplazioni infinite… e infinitamente mute _ per cui vedete sovente quattro angliche generazioni estatiche ai piedi degli artistici Salamini di Rainoldi come dinanzi alle ardite guglie del Duomo.

Mariti!… Impiegati! _ ed Inglesi!… Oh! fabbricate, se potete, una cronaca con questi elementi!… Oh! trovate, se potete, delle novità fra questi onesti uomini. _ Inglesi, impiegati e mariti sono sempre gli stessi per tutta la terra.

_ Che m’importa di tutto ciò? _ La corrispondenza! la corrispondenza!

_ Dispensatemene, e leggerò un numero intero di qualche Giornale a vostra scelta.

_ L’ammenda è grave, ma non c’è pietà. _ La corrispondenza!

_ Dispensatemene… e vi sosterrò arditamente le più ardite menzogne che possano uscire dalla gola di un cristiano. Vi dirò, per esempio, che il vostro Marco Lanza [iv] è un grande poeta, che il nostro Pestalozza [v] è un grande filosofo, che le tartarughe corrono, e che il nostro Municipio si muove.

_ Non basta…, non basta. _ Novità! Novità! _ cerca, corrispondente _ cerca Alì…, Melampo…, Omar del giornale. _ Fiuta, fruga, indaga, _ animo, Alì! _ corri, Melampo! _ bada, Omar, se torni a bocca vuota c’è lo scudiscio per te.

 Hap! hap! hap! _ Alì… Melampo… Omar è già sguinzagliato. _ Fategli largo, onesti cittadini, perché se vi salta alle gambe e vi morde… affedidio! la colpa non è sua _ c’è lo scudiscio del padrone che gli va fischiando alle spalle.

_ Corrispondente, vogliamo dei tipi, delle caricature, delle fisiologie sociali, contemporanee, autentiche, originali, documentali.

_ Delle fisiologie? _ dei tipi?… Misericordia!… ma non sapete voi che lo sbadiglio – questa epopea del secolo, questa convulsione atea del 1856, questa professione di fede della nostra società, lo sbadiglio che ci tien luogo di entusiasmo, di convinzioni, di virtù e di vizj _ lo sbadiglio in somma ha livellato le fisionomie precisamente come il frac ha livellato le classi sociali, e la borsa le coscienze?

_ Che importa di tutto ciò? _ mancano i tipi? _ sta bene _ ma in compenso le caricature abbondano, si centuplicano, si moltiplicano di giorno in giorno. _ Ogni epoca ha le sue tendenze; la nostra è l’epoca del chic _ e il chic non è altro che la caricatura _ scimmieggiarsi a vicenda è la nostra grande occupazione. _ Un tempo gli uomini si posavano da statue. _ Adesso si posano da caricature. _ Vivano dunque le scimmie, il chic, le caricature! _ Datemi di quel che avete in casa. _ Non voglio della storia antica io… voglio della cronaca contemporanea.

E caricature sociali non possono mancare a Milano. _ Non avete forse un caffè modello costì? Non havvi forse il caffè Martini in Milano? _ Il caffè Martini questo panteon eretto alla fratellanza artistica e alla nobile operosità.

 

Il caffè Martini con la sua destra immobile, stazionaria, retriva, come direbbe Gioberti [vi] _ la destra da’ profumati zigari d’Avana, dalle lunghe digestioni, da’ sonni privilegiati _ la destra ove filtra, sgocciola, scola lentamente, dolcemente, elegantemente, dai dorati salons, la maldicenza alla violette, la mormorazione all’acqua di rosa _ la destra ferma ne’ suoi convincimenti…. sui cavalli di Valeri, profonda nella sua scienza… sulle carrozze del Sala [vii] . Caffè Martini. Onorevole della destra (destra pura)

 

Cletto Arrighi seduto al caffè Martini (clicca)

 

Il caffè Martini con la sua sinistra varia, indistinta, rumorosa, chiassona; _ la sinistra, vasto bazar aperto a tutti i mercati, dove sono esposte, gole, mani, penne, lingue, orecchie, ed altri oggetti… tutti disponibili… magazzino d’abiti da maschera per tutte le acconciature, dove vedi il cappello di Don Basilio appeso sull’abito di Don Marzio, dove la parrucca di Dulcamara spunta sotto il berretto di Pulcinella, dove il bastone d’Arlecchino pende alla cintura di un costume d’Illustrissimo _ dove la toga di un uomo serio copre l’abito ridicolo del puff _ dove si vedono forbici e penne, incensieri e rasoj mescolati alla rinfusa _ dove ogni vanità pianta baracca, alza la voce, e batte di gran cassa _ dove Lucio Talacchini [viii] sdraia la sua importanza… in cravatta bianca, e strascica magnificamente il suo magnifico disdegno, a braccetto del Cid tutto aspro di ferro _ dove Pier Ambrogio Curti [ix] viene a leggere le corrispondenze milanesi dell’Astronomo di S. Giovanni in Conca, dove Fortis [x] parla dei drammi che sta scrivendo e che non compariscono mai, dove Broglio [xi] , il più serio redattore di un giornale più che serio, va di crocchio in crocchio ronzando, schioppettando, saltellando, caracollando, dove Rovani [xii] detta responsi

Dall’ispirato tripode,

Dalla fatal cortina

_ dove si taglia, si morde, si lacera, si mina, si demolisce, si atterra, s’incensa, si edifica, si rattoppa _ grande caldaja ove tutti questi varj elementi bolliscono alla rinfusa (vedi la ricetta delle streghe del Macbeth) _ vasta fornace ove si fonde quella moneta, mezza falsa e mezza buona, che si chiama la pubblica opinione, moneta di convenzione che oggi val mille e domani val zero.

Il caffè Martini col suo centro sbiadito, scolorato, melenso, eunuco… né carne né pesce, né gran signore, né artista… ricovero di dilettanti emeriti, di mecenati ai minimi termini, di formiche cui la sinistra getta le briciole della sua imbandigione artistica, cui la destra getta le raschiature de’ suoi ozj privilegiati, che non possono fumare i zigari d’Avana, e si scandalezzano alle vibrate e sonore interjezioni di A. Ghislanzoni [xiii] .

Il caffè Martini di cui, dopo aver detto tutto il male possibile, bisogna dire anche altrettanto bene, perché gli è precisamente in quella fornace che si forma dall’ebollizione di tanti e sì disparati elementi quell’atmosfera di buon gusto, di fina critica artistica, di coltura generale che si respira in Milano. Atmosfera cui la sinistra di Martini dà l’idrogeno dell’intelligenza e la destra l’ossigeno del bon-ton… e a qualche cosa serve anche l’ossigeno.

 

Caffè Martini. Onorevole della destra (centro destro)

Non esiste anche a Milano un’Accademia con la sua Esposizione, e i suoi concorsi d’obbligo, con un Presidente, una Commissione d’arte… e per soprappiù un Segretario? Non esiste forse un Municipio a Milano?

Il dagherrotipo in mano, mio caro, e slanciati fra quella miriade di letterati che pullulano per le vostre contrade, letterati in quarto, in ottavo, in sedicesimo, in trentaduesimo, _ letterati in foglio, letterati tascabili, _ letterati di lusso, letterati economici, _ letterati in velluto, in marocchino, in carta semplice, letterati appaltatori, letterati appaltati, _ letterati capi mastri, letterati manovali… letteratini novizi, letteratuncoli neofiti _ dal gran Capo-mastro per lavori storici ed altri di simil genere che si chiama Cesare Cantù [xiv] , ai piccoli fattorini letterarj che si attaccano alle falde del paletot di un grand’uomo, che scivolano tra una celebrità ed un’altra, specie di annunzj ambulanti, di porta-voce viventi ce sono al letterato grand’uomo ciò che il moretto d’obbligo è al Dulcamara delle nostre piazze.

E poi Milano non è forse la città in cui avviene la produzione naturale, mediante pioggia e sole, dei maestri di musica che poi a sciami, a stormi, a nuvolosi, come le locuste di egiziana memoria, si spandono per l’aria, invadono le case, assaltano i pianoforti, guastano ugole, lacerano orecchie, calano sui teatri all’odore di un fiasco come i corvi all’odor del cadavere, e s’iniziano devotamente ai misteri più o meno segreti di qualche musical Pitonessa?

Non esistono forse in Milano fabbriche sociali di capolavori di ogni genere e specie, fabbriche di celebrità, società di mutua ammirazione, Aziende assicuratrici contro i danni dei fiaschi, critica, buon senso ecc. ecc.?

_ Vuoi delle caricature sociali?... Ma se ne hai in casa la California... se vi sono in Milano le serre ove si conservano e fioriscono tutte le caricature esotiche dei climi caldi e dei climi freddi! _ Gira le Agenzie teatrali che ingombrano la nostra capitale Lombarda. _ Cesare novello, tenta quelle vergini selve. _ Va, come Scipione di classica memoria, a far la guerra ai Cartaginesi in casa loro.
Cavati il cappello ed entra nel santuario del conte Alberto. Chi sono quelle figure pallide e smunte? _ diamine! le ombre degli avi. _ Disponibili?... Ah! scusate! ma
al pallor delle pallide gote li aveva presi per tenori immersi in una di quelle disponibilità croniche la cui origine si perde nella notte dei tempi.
E che cosa fanno le ombre degli avi nel santuario del conte Alberto? _ Fanno da testimoni alla scrittura di qualche ballerina giovane, bella e che sappia farsi applaudire (raccomandazione eterna di ogni impresario ad ogni corrispondente. _ Ingratissimo pubblico!... e tu non sai quanta pena si prenda un povero impresario per divertirti!).
E fuori da quel santuario, con le vesti ancor profumate d'incenso fa una visita al don Magnifico degli agenti teatrali. _ Eccolo... la testa alta... biondi i capelli... svelta la taglia, il piede leggero, il cappello posato cranement sull'orecchio, egli prova tutte le vergini cui la gloria chiama irresistibilmente alle pugne del palco-scenico. _ Basta una nota...un sì  a don Magnifico _ e la carriera di un esordiente è bella assicurata. Largo al don Magnifico! egli fa pompa per le vie di Milano di ciò che è suo, di ciò che non è suo, e di ciò che è... di tutti. Viva don Magnifico!

 

Questa graffiante, ironica e amara “Corrispondenza di Milano” non è firmata. Straordinaria è la tirata sul Caffè Martini, luogo di incontro di letterati, esordienti e non. Lo stile e  il colore, la struttura ansimante e continuamente interrotta della frase fanno pensare alla penna di uno scrittore di qualità. Potrebbe essere Temistocle Prola che è considerato il primo, in ordine di tempo, degli scrittori scapigliati, e che è morto suicida durante il carnevale milanese del 1857, amaramente pianto da Cletto Arrighi. Una nota redazionale della rivista milanese “Il Pungolo”(a. I, n. 1, 7 marzo 1857) dove apparve l’ultimo scritto di Prola, intitolato “Il cigaro d’Avana”, firmato con lo pseudonimo “Antar” e accompagnato dalle due ultime sue incisioni, informa che Prola ha collaborato a “Quel che si vede e quel che non si vede”sia con illustrazioni sia con scritti. (f. s.)

 

Bibliografia: Fausta Samaritani Scapigliatura milanese. La fine di Antar. “Il cigaro d’Avana”, in Sito della memoria Ippolito Nievo, CD-Rom n. 2 della Collana “Web-ring letterario”, a cura di Fausta Samaritani, Roma, 2002, file: scapigliatura.htm

 

1858. Alba della Scapigliatura

Caffè Martini di Collodi Caffé Martini alla Scala Igino Ugo Tarchetti Antonio Ghislanzoni

 

31 dicembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 24 ottobre 2015

Per piacere non copiate testo e immagini perché per me rappresentano un duro lavoro di ricerca


[i] Plurale di Eden.

[ii] Sinonimo di dandy.

[iii] Il famoso albergo Rebecchino era in pazza Duomo e fu abbattuto in attuazione del piano regolatore del 1810.

[iv] Marco Lanza. Poeta contemporaneo, di scarso valore, su cui correvano ironiche battute.

[v] Alessandro Pestalozza. Discepolo di Rosmini, insegnava al Seminario Arcivescovile di Milano, da cui fu allontanato.

[vi] Vincenzo Gioberti (Torino 1801-Parigi 1852) filosofo, sacerdote, scrittore. Nel 1843 pubblicò Del primato morale e civile degli italiani, punto di riferimento della teoria del neoguelfismo.  

[vii] I famosi Sala, dalle cui officine uscivano le più belle carrozze di Milano. Ai primi del Novecento costruirono carrozzerie per le automobili.

[viii] Lucio Talacchini, poeta. Originario di San Vittore di Maccio, borgo oggi aggregato a Villa Guardia (Como). Tradusse Racine e il poema epico spagnolo El Cid, adattandolo a versione teatrale.

[ix] Pier Ambrogio Curti (Milano 1819-1899) avvocato, giornalista, deputato. Nel 1848 fu incaricato di far parte del Comitato di pubblica Sicurezza. Amico di Nievo, Fusinato, Solera. Pubblicò Tradizioni e leggende di Lombardia, in 4 volumi, La dottrina politica spiegata ai campagnoli lombardo-veneti 1859, Gli Orléans e i Buonaparte 1861.

[x] Leone Fortis (Trieste 1824-Roma 1896) giornalista, autore teatrale. Partecipò nel 1849 alla difesa della Repubblica Romana. Inventò e diresse riviste letterarie illustrate. Fu direttore artistico della Scala, librettista e critico letterario e musicale. Raccolse i suoi articoli in Conversazioni della domenica, 1877-78.

[xi] Emilio Broglio (Milano 1814-Roma 1892), giornalista, letterato, sotrico. Ministro della Pubblica Istruzione dal 1867 al 1869, istituì una commissione, con a capo Manzoni, sui problemi della unificazione linguistica. Pubblicò Vita di Federico II re di Prussia, 1874-76 e Il regno di Federico II di Prussia, 1877-80.

[xii] Giuseppe Rovani  (Milano 1818-1874) bibliotecario a Brera, romanziere, critico letterario, giornalista. Romanzi storici: Lamberto Malatesta, 1843, Valenzia Candiano, 1844, Manfredo Pallavicino, 1845-46. Nei Cento anni, che apparvero a puntate sulla “Gazzetta di Milano”, 1857-58, e poi furono raccolti in volume, mescola espressioni colte con forme linguistiche popolari, segnando il passaggio tra il racconto antistorico, influenzato dalla cronaca, e i modi del decadentismo.

[xiii] Antonio Ghislanzoni (Barco (Como) 1824-Caprino Bergamasco 1893) librettista, baritono, letterato, giornalista, patriota. Dopo i moti milanesi del ’48 riparò in Francia. Ideò la rivista “L’Uomo di Pietra”, diresse la “Rivista Minima” e fu redattore della “Gazzetta musicale” e del “Cosmorama pittorico”. Autore di romanzi e di 85 libretti, tra i quali l’Aida e la rielaborazione della Forza del destino. Per il musicista Petrella scrisse un libretto tratto da I promessi sposi. 

[xiv] Casare Cantù (Brivio, Como 1804-Milano 1895) letterato, insegnante, poi deputato. Coltivò idee filoclericali e reazionarie. Indulgente verso la politica austriaca del “guanto di velluto”, non era visto di buon occhio dai liberali del Lombardo-Veneto. Romanzo: Margherita Posterla, 1838. L’imponente Storia universale, in 52 volumi, ebbe grande successo editoriale.