“Rivista Veneta”

Giornale ebdomadario non politico

PROGRAMMA

 

L’antica sapienza ci lasciò scritto: Conosci te stesso. Questa era l’espressione di un’epoca, in cui le grandi individualità campeggiavano sole; ma poiché alle personalità individue sottentrarono le collettive, la sapienza dei nuovi tempi deve bandire un precetto più generale: Conosci la tua epoca.

L’epoca è rappresentata dalla stampa; dal libro, cioè, e dal Giornale. Se non che il primo più profondo, e più speciale assorbe nell’intensità l’estensione; e, sorprendendo l’idea in uno stadio intermedio dell’indefinito suo sviluppo, resta a monumento d’una passata civiltà; laddove il secondo, seguitando il cammino dei tempi, e successivamente riflettendoli, li analizza; e manifesta la vita progressiva dell’idea nelle molteplici morali e materiali condizioni dei popoli. Non si può abbandonare il libro, senza rimaner estranei alle intime ragioni dei fatti; non il Giornale, senza perdere le fasi successive degli svolgimenti loro, e la attualità.

Quest’analisi viva e feconda dell’oggi è in molta parte per noi più un desiderio, che un fatto.

Molti ingegni fruttificano solitarii e sdegnosi; e questo stimiamo gravissimo danno, perocché il progresso sia impedito da troppi ostacoli per crescerli d’avvantaggio coll’isolamento. Non affratellate fra loro, le intelligenze si spossano a fornir romite una via senza consiglio di filosofo, senza conforto d’amico; molte menti vigorose di volontà giovanile, sfiduciate dal circostante silenzio, e dallo spirito di dissociazione, ottundono nell’inerzia: e il paese che non ne sa la potenza, loro e sé disconosce; ond’è che sia morta ogni fede nel progresso e nello avvenire.

E ben più che altrove, presso di noi italiani molte forze, perché disperse, si sprecano senza profitto conveniente della patria e dell’epoca; e non poche di tali ve ne hanno pure nelle nostre provincie. Raccoglierle, e, costituite in una potenza collettiva, indirizzarle; ecco quanto ha in animo la Redazione di questo Giornale. Rispondano esse volonterose al nostro appello; e, deposte le ambizioni meschine, ed i superbi disegni si stringano in alleanza a quelle che già si offersero alla novella opera; cui certo non potremo far progredire senza il concorso di tutti, perché è vasto il campo che le assegnammo, e ne sono difficili gli intendimenti.

E per dir prima della FILOSOFIA, la quale come scienza essenzialmente formale traccia a così dire il metodo delle altre, alle quali offre anche quei supremi principii che la idealità di esse rivelano, il nostro Giornale la contemplerà nella sua parte civile, più che nella speculativa; e quando gli avvenga di salire alla regione dei principi ciò farà soltanto per dimostrare la intimità dei rapporti di lei colle scienze matematiche e naturali, antropologiche o fisiche, da un lato, e colle morali e giuridiche dall’altro; rivendicandole per tal modo quel diritto di sindacato, che fuor di dubbio compete a questa critica della conoscenza.

Fedele a tale proposito, e rifuggendo del pari dal trascendentalismo che guida al mistico, e dall’empirismo che circoscrive le vedute, il Giornale si occuperà delle discipline che sono fonte di sociale progresso, e che costituiscono l’elemento morale, e sono da aversi come le grandi causalità degli avvenimenti. Quindi verserà intorno alla SCIENZA COSTITUZIONALE e LEGISLATIVA, tratterà di STORIA, di GEOGRAFIA e di STATISTICA, ma senza nudità di dati aritmetici, e parlerà di ECONOMIA prendendo in principal modo in disamina gli interessi e i bisogni locali.

La SCIENZE NATURALI nelle molte loro diramazioni, e le MATEMATICHE se suppongono in chi ne scrive una cognizione filosofica ed un ampio possesso delle speciali teorie, possono però venire esposte in modo accessibile a chiunque abbia convenientemente educato il senso del vero e del giusto; testimonii il nostro grande Galileo e il nostro illustre Cagnoli [i] ; ed esempii l’Astronomia popolare d’Arago [ii] , le lettere di Eulero [iii] ed in molta parte lo stesso Cosmos di Humboldt [iv] . Che se misero questi sommi alla portata comune perfino le grandi speculazioni della scienza, noi crediamo di non spaventare i lettori promettendo che il nostro Giornale s’intratterrà alternamente, e in ragione dei bisogni nazionali di quelle gravi questioni, che rispettano alle condizioni materiali del paese.

Le LETTERE come le scienze, le ARTI liberali come le industriali debbono unirsi in consorzio fraterno. La sapienza antica finse le muse sorelle, la moderna non le vuole disgiungere. Però noi ammetteremo la poesia e il razionalismo, le idealità dell’artista e i meccanismi dell’artiere: e tutto ciò non come raccoglitori, ma come unificatori: persuasi con Pascal che l’umanità sia un uomo, e che trascurare un ramo dello scibile torni allo scomporne la collettiva sapienza. Dond’è che ci proponiamo di seguire il pensiero nelle sue tre splendide manifestazioni del Vero, del Bello e del Buono, sia che avvengano col mezzo della parola, con quello della linea, dei colori, dei rilievi o del suono: lo cercheremo nell’accademia e nell’officina, nel sentimento e nella cifra, nell’intuizione e nel sillogismo.

Dopo ciò stimiamo utile l’assegnare in precedenza i limiti assoluti della trattazione e della discussione. Tranne gli inalterabili principii dell’evidenza e dell’equità, tutto nel giornalismo vuolsi improntare della vita del giorno; e la Critica deve farsi tema precipuamente di quanto è reclamato da circostanze o da bisogni attuali. Diciamo la critica, perocché saremo molto avvisati innanzi di trattare alcuna cosa ex-professo: che noi non vogliamo contendere al libro il suo regno. Tuttavolta non sarebbe conveniente lo escludere affatto le disquisizioni severe e speciali. Il Giornale dovrà prendere talora la parola per informare del meno noto, per sollevare il lettore all’altezza delle questioni di cui sarà argomento, per illustrare la propria critica. La maggior parte del periodico consterà di Riviste Bibliografiche Scientifico-Letterarie, e di Cronache industriali il più possibilmente esatte e complete.

Penetrati dello spirito pratico dell’epoca, anziché bandire la croce al positivismo, ci sforzeremo di regolarne l’azione, poiché la convinzione vuol essere anzitutto estimata; e la verità trafilata pel sillogismo ha, come il diamante, dal rigore della forma geometrica moltiplicati la trasparenza e il bagliore. Soltanto ci guarderemo bene da ciò che la mente tenga vece del cuore, e che il pensiero uccida il sentimento.

Il nostro Giornale s’intitola: Rivista Veneta; e sarà tale pel luogo della compilazione, non però pel campo che si propose, e su cui vuole esercitarsi. La scienza è cosmopolitica, e per ciò non nazionale né municipale. La sua fisionomia muta col genio particolare dei popoli, che si prestano ad educarla. Ma neppure in riguardo a questa distingueremo una scienza veneziana o veneta nella scienza italiana. Quanto però dall’essere municipali abborriremo  dal parere mondiali; perché un Giornale deve riflettere il tipo d’un paese. Ed a questo fine ci siamo legati di corrispondenza a prestanti ingegni delle nostre provincie, l’efficace concorso dei quali ci dà cagione a sperar bene della nostra impresa.

Che se ci verrà fatto di trasfondere in altri il nostro desiderio del meglio, d’ingenerare quella confidenza che nutriamo, vedendo meno impotenti, che volgarmente non si credano, le nostre aspirazioni, meno rare le intelligenze nostrali, meno profonda, che non ne sia apposta, la nostra inerzia; riputeremo di aver compiuto non inutile opera pel nostro paese; e di meritarci almeno in parte quella lode, che Roma largiva un tempo a un suo famoso cittadino per non aver disperato della pubblica cosa.

La Redazione

Venezia, dicembre 1855

 

Il programma della “Rivista Veneta” fu diffuso con un foglio volante, stampato sui due lati. Redattore responsabile era Giovanni Andrea Querini Stampalia. Altre notizie che si ricavano da questo foglio:

_ il giornale era diviso in tre segmenti: articoli di fondo, rivista bibliografica, drammatica, artistica e industriale e corrispondenze dall’Italia e dall’estero;

_ l’ultima pagina era riservata ad annunzi librari e si dava notizia dei libri ricevuti senza l’aggravio di spese postali;

_ si accettavano collaborazioni estranee alla redazione;

_ il giornale, composto di otto pagine, usciva di domenica;

_ il prezzo era di 24 lire austriache per Venezia, di 28 per le province, di 32 per l’estero;

_ il recapito era presso la tipografia di Giovanni Cecchini, a San Cassiano, Calle della Regina, n. 2269.

Collaborarono alla rivista un gruppo di giovani giornalisti-scrittori, tra cui Vittorio Salmini e Paulo Fambri, Filippo Filippi per le cronache teatrali, Luigi Salvadori, Aristide Gabelli, Beniamino Fano, Antonio Dell’Acqua Giusti, Cristiano Rebeschini, Domenico Fadiga, Ippolito Nievo. La rivista, per la quale molti redattori si erano impegnati anche finanziariamente, visse per 32 settimae, dal 20 aprile al 23 novembre 1856. Guardata con sospetto dalla polizia austriaca, subì vari decreti di sospensione e alla fine fu definitivamente soppressa. Non era stata immune da polemiche: famoso rimase l'intervento di Domenico Fadiga contro una operina di Cesare Cantù, intitolata "Scorsa d'un Lombardo agli Archivi di Venezia" che, secondo Fadiga, era un "indigesto pasticcio" e conteneva non pochi errori, piccoli e grandi, di storia veneziana.

 

(a cura di Fausta Samaritani)

Si prega di non copiare testo e immagini

 

La Ciarla e Rivista Euganea

31 dicembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 23 ottobre 2015



[i] Antonio Cagnoli (1743-1816). Scrisse Sezioni coniche, 1830, Trigonometria piana e sferica, 1786, Notizie astronomiche, 1818, Due orologia italiano e francese, 1798.

[ii] D’Arago

[iii] Leonardo Eulero (Basilea 15 aprile 1707-Pietroburgo 7 settembre 1782). Matematico e fisico. Chiamato in Russia da Caterina I ebbe la cattedra di fisica. Fu protetto anche da Federico II di Prussia. Scritti di geometria analitica, di analisi infinitesimale, di fisica matematica, di astronomia, di calcolo differenziale. Si occupò anche di teorie di costruzione e di manovra dei vascelli.

[iv] Wilhelm Humboldt (Potsdam 22 giugno 1767-Berlino 8 aprile 1835). Impregnato di idee illuministe e attratto dalla cultura enciclopedica, si occupò di filologia classica, di estetica, di filosofia kantiana, di scienze naturali, di filosofia del linguaggio, di diritto. Fu amico di Schiller. Postumo è il suo Saggio per determinare i limiti dell’influenza dello Stato. A Parigi scrisse la Lettera a Goethe sull’attuale teatro francese. Fu incaricato d’affari del governo prussiano presso la Santa Sede e fondò l’università di Berlino, chiamando ad insegnare Fichte.