Modi di dire, locuzioni in dialetto

Proverbi di Sorrento

 

Proverbi marinari di Sorrento

 

Viento ’mpoppa. Proverbi marinari sorrentini raccolti e commentati da Roberto Vittorio Romano, Massa Lubrense, Bottega Tipografica Giuseppe Scarpati, 1984. Edizione limitata a 500 esemplari.

Certo i proverbi hanno la loro storia, un insostituibile valore morale e sono soffusi di tanta poesia, anche se si riferiscono a un’epoca ormai tramontata per sempre come quella della vela e della vita della vecchia famiglia marinara, oppure ad un ambiente in via di radicale trasformazione. Essi mi hanno affascinato fin da quando ero ragazzo e negli anni sono andato raccogliendone un certo numero dalla viva voce dei marinai sorrentini e dei loro familiari, quando erano sulla bocca di tutti ed era ancora agevole prenderne nota. Penso di essere riuscito in tal modo a costituire una raccolta di proverbi, modi di dire, locuzioni, wellerismi abbastanza diversificata e tale da rendere con sufficiente rispondenza e completezza i molteplici aspetti di quel tipico ambiente. (Dalla Prefazione di Roberto V. Romano)

 

Questi proverbi sorrentini sono divisi in dieci gruppi: Mare e marinai; Viaggi per mare; Navi e manovra; Vita di bordo; Tempo meteorologico; Mare nei detti della Costiera; Religione, Santi, Miracoli; Donne e marinai; Pesci, uccelli, piante; Proverbi-blasone sorrentini. Il libro è impreziosito dall’antiporta a colori che riproduce Tempesta, mare forza sette del pittore dell’Ottocento Eduardo De Martino, nato a Meta di Sorrento. Nel testo, illustrazioni in bianco e nero (barca sorrentina, paranzelle, speronara, pacchetto a vapore ecc.) tratte da incisioni dell’acquafortista francese ottocentesco Marc-Henry  Bayard.

La tradizione marinara sorrentina è antichissima: risale all’epoca greco-romana. A metà Ottocento, prima dell’Unità d’Italia, la Reale Marina Borbonica e la flotta borbonica commerciale erano, complessivamente, le più forti e moderne del Mediterraneo e, nel mondo, erano seconde solamente a quelle inglesi. Molti marinai e capitani borbonici erano originari di Sorrento. Tra i capitani sorrentini del secolo passato ricordiamo l’armatore Achille Lauro e un altro Lauro, che non era suo parente, e che capitanava l’Elettra di Guglielmo Marconi. Ancora oggi molti giovani sorrentini scelgono di arruolarsi in Marina.

(f. s.)

Riproduciamo tre dei proverbi, con il commento di Roberto V. Romano.

 

I (n.23, p. 255)

Quatto so’ ’e luoche r’ ’a Saracina:

Puerteci, Cremano, ’e Torre e Resina

(Quattro sono i luoghi della Saracina: Portici, Cremano, le Torri e Resina)

Nel secolo nono i saraceni a varie riprese sbarcarono nei pressi delle foci del Garigliano, alle falde del Vesuvio, nella piana del Sele e in altre località dell’Italia meridionale, occupando per lungo tempo ampie zone costiere dalle quali partivano via mare per attaccare il naviglio in transito oppure saccheggiare adiacenti località rivierasche. E proprio dalle falde del Vesuvio, da ’e luoche r’ ’a Saracina, provenivano le sottili imbarcazioni arabe che di frequente approdavano anche sulle coste sorrentine per far scorrerie, depredare, uccidere. Il ricordo di queste azioni piratesche era così vivo che fin nel seicento da noi si parlava di frequente delle quattro località saracene poste ai piedi del Vesuvio, come apprendiamo dai Saggi sulla letteratura del Seicento di Benedetto Croce.

E qualche vecchio sorrentino ancor oggi dice con questa espressione che negli abitanti della zona le impronte lasciate dai saraceni non sono state del tutto cancellate.

II (n. 49, p. 233)

È bbenuto ’coppa,

ricette ’o cefalo

(È venuto da sopra, disse il cefalo)

Si narra che un celfalo, infilzato dalla fiocina di un pescatore, rassegnato al proprio destino, prima di morire pronunciasse queste parole. Il proverbio rispecchia la mentalità del popolo che, di fronte ad un avvenimento da lui stesso giudicato ineluttabile, con animo rassegnato si conforma alla superiore volontà ed esclama È bbenuto ’a coppa, quasi a ripetere il Vuolsi così dantesco, per significare che l’evento è superiore alle proprie capacità di lotta.

III (n.12, p. 116)

Ara ’o mare e semmena ’a rena

chi ’a femmena se crere

(Ara il mare e semina sulla sabbia chi nella donna crede)

Per significare che la mendacia è una precipua qualità della donna, il marinaio sorrentino non esita a dire che l’uomo che le presta fede è simile a colui che ara il mare e semina sulla sabbia, cioè fa opera affatto vana, che rasenta quasi la follia.

Forse l’espediente di Ulisse per evitare di prendere parte alla guerra di Troia avrà suggerito il temine per caratterizzare la pazzia dell’uomo che crere nella donna.

 

31 dicembre 2006

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Testo pubblicato per la prima volta sul Cd-Rom: La Repubblica Letteraria Puntoit, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione la Repubblica Letteraria, 2007

Messo in rete il 5 ottobre 2015