La posta della “Bigia”

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

 

 

Per qualche click in più...

Care lettrici, cari lettori,

Su Internet, navigo sempre meno.

E’ un po’ di tempo che capito in certi siti terrei, a mezzo lutto, scritti su fondale nero… e allora torno subito alla mia vecchia Repubblica Letteraria che è luminosa e colorata. Ma questa volta mi sono fermata a leggere, sopra un bel  fondo nero, unito unito, una buona metà di un mio scritto. Se ben ricordo, era un testo sulla poesia cortese, con un titolo che suonava, forse, come un invito a recarsi a Poitiers.

Ma che ci faceva il mio scritto, su quel fondale nero? Io non avevo dato alcuna autorizzazione, anzi, nessuna autorizzazione mi era stata chiesta.

Nello stesso sito, terreo, trovo un altro lunghissimo brano di un altro mio intervento di critica letteraria. Poi capito in un altro sito, sempre a fondale scuro, e leggo altre trenta righe scritte da me. Anche in questo caso il permesso di riproduzione non mi era stata chiesto.

E’ necessario chiedere una autorizzazione? Si, se la citazione raggiunge una lunghezza indecente. E poi, non si trattava di una citazione all’interno di un discorso, più ampio, di critica letteraria, oppure di ricerca consapevole. Il mio elaborato era stato brutalmente copiato e buttato lì, sul quel fondo nero.

 

Se non avete idee, fermatevi a riflettere e non riempite altre pagine, non copiate.

Bisogna proprio scrivere a chiare lettere che, anche su Internet, è valido il diritto d’autore?

E poi, perché devo “leggermi” proprio in certi siti di cui non condivido la grafica?

Le citazioni, si sa, aggiungono forza e colore ad un elaborato, ma devono essere inserite, come esemplificazioni, in un lavoro critico che abbia una sua autonomia, altrimenti sono soltanto copie inutili ai fini della ricerca. Questo ping-pong irrita, perché su Internet si trovano sempre le stesse cose, cucinate in salse diverse. Non parliamo poi di chi copia le immagini: riconosco sempre quello che è uscito dal mio scanner.

Anche io utilizzo le citazioni, ma da libri, da giornali, da riviste, dalla carta stampata insomma, mai da Internet e lo stesso fanno i collaboratori alle mie iniziative editoriali. Le nostre citazioni sono sempre brevi, sempre ben evidenziate, calibrate, in particolare quando esiste un diritto d’autore. In questo caso si cita anche il titolo dell’opera, l’anno di pubblicazione e l’editore; talvolta si rimanda ad una precedente bibliografia edita su carta stampata.

Chi entra nel “Web-ring letterario” deve trovare qualcosa che non esiste in altri siti. Perché mi copiate trenta-quaranta righe? Citate brevemente, al volo, se proprio non ne potete fare a meno; poi strizzatevi il cervello e producete qualcosa di originale.

La vostra Bigia

Fermiamo i clonatori!

 

Cari lettori e care lettrici,

torno brevemente sul discorso di ieri sera.

Ho ricevuto un messaggio di scuse dallo staff di un giovane sito di letteratura italiana. Mi assicurano che ci hanno copiato, ma unicamente perché ci stimano. Hanno subito cancellato tutto il materiale clonato dalla Repubblica Letteraria. Amen.

Attendo di sapere l’esito della mia protesta nei confronti di un sito della RAI.

Ma l’episodio grave riguarda alcuni siti di L. D. B.

In uno soltanto, sono stati completamente, dico interamente, clonati 10 interventi di critica letteraria (salvo altri), pubblicati sulla nostra Repubblica Letteraria e firmati col mio nome e cognome oppure col nome e cognome di un collaboratore. In particolare: tre scritti firmati Fausta Samaritani, tre firmati Vincenzo Laforgia, uno firmato Tina Borgogni Incoccia, uno firmato Giuseppina Giacomazzi, due firmati Lydia Pavan. Nella home page di questo sito, che non nomino per non fargli pubblicità, c’è il © 2002 del signor L. D. B.: un modo per appropriarsi dellaltrui diritto dautore. Altri nostri scritti compaiono qua e là, su altri siti di L. D. B.

Non sono stata neppure avvisata da L. D. B. della sua intenzione di ripubblicare, interamente, i nostri scritti in un suo sito, né sono stati avvisati gli altri Autori. Non parliamo poi di permesso, che non è nella logica di chi clona!

Diffidate dei clonatori, care lettrici e cari lettori, perché c’è modo e modo anche di copiare. E’ possibile riscrivere e rielaborare testi noti, ricreando legami sottili tra mondi diversi: questo fa parte del gioco, è una forma di conoscenza, di apprendimento, di ricerca, è un momento di creatività. Italo Calvino non ha forse raccolto le fiabe italiane? Non le ha inventate, ma le ha ascoltate, trascritte, riscritte, semplificate, elaborate, consegnate al magico mondo della letteratura.

A tutte le ragazze e i ragazzi che sosterranno l’esame di Stato auguro di dormire sonni sereni la notte che precede la prova d’Italiano.

In bocca al lupo e in qualcosa che riguarda da vicino la balena

8 giugno 2002

La vostra Bigia

 

Che ne sanno i ladri clonatori?

 

_ Di quel viaggio per scoprire un affresco che forse vide anche Boccaccio, di quando andammo ad ascoltare un anziano maestro che parlava in pubblico forse per l’ultima vola, dell’autunno piovoso in cui morì improvvisamente Flaiano, di quel raggelato giorno di gennaio in cui sfilò il funerale di Carlo Levi, del volto di Siena quando a fine estate passò la bara di Italo Calvino, che ne sa il ladro clonatore che entra in un sito, ruba, copia e incolla e ci mette pure sotto il suo ladro © personale?

_ Della fotocopia di un articolo introvabile spedito per posta prioritaria ad un amico, di cartoline ricevute da lontani paesi, di pacchettini scartati, di telefonate ad un collega ammalato oppure sofferente per un suo disagio, di discussioni su un punto e virgola, di come una idea nasce, come ti conquista si sviluppa si trasforma in parole e si arricchisce di immagini e di segni grafici, di tutto questo che ne sa il clonatore che somiglia al ladro notturno che ti ruba i gioielli di famiglia per recuperare le pietre e magari ti lascia il bisogno grosso sulla poltrona del nonno?

_ Di attese di un libro in biblioteca, di quell’articolo recuperato da un giornale dell’Ottocento di cui al mondo esistono solamente cinque copie, di appunti smarriti e fortunatamente ritrovati, di un incontro casuale con qualcuno che ti segnala una diversa edizione, delle lunghe ore per limare correggere sintetizzare semplificare, che ne sa il ladro clonatore che con due click taglia e incolla e si appropria senza chiederti il permesso, tanto, su Internet tutto è concesso, tutto è libero, tutto è tollerato, anche insegnare agli studenti come è facile e utile fare il ladro clonatore?

_ Di quella cucina della critica letteraria che, come il mangiar sano, nasce dalla scelta attenta di ingredienti freschi, poi si insaporisce lentamente di aromi e condimenti e si serve ben calda con accompagnamento di colori, che ne sa il ladro clonatore che acchiappa quello che può e te lo sbatte in un frigorifero di sito, dove non ritrovi un briciolo di sale di quello che hai scritto?

_ I siti dove si annidano i ladri clonatori si riconoscono al volo, sia che ci entri dallinizio sia dalla fine, id est sia dalle corna sia dalla coda, id est sia dalla punta delle corna sia dal tanfo del ciuffo di peli scaccia-tafani che cresce sulla punta della coda.

_ Il ladro clonatore non sa che chi ha in mano una ricerca può riscrivere cinquanta volte un articolo e ogni volta gli riuscirà più asciutto o più sbrodolato, più carico di sapore o più dolce, a seconda dello stato d’animo di quel giorno o di quell’ora, come accade al ragù di mia zia. Il clonatore acchiappa e congela; al contrario, i collaboratori e lo staff  di un sito vivo_ come la nostra Repubblica Letteraria e come i siti satelliti che fanno parte del “Web-ring letterario”_ correggono, limano, integrano, cambiano, illuminano: tutto questo lo può fare chi ha in mano la ricerca sul campo, in archivio e in biblioteca, ma non chi ruba un testo già confezionato.

_ Il ladro clonatore è un essere che agisce di soppiatto, che stani solamente quando le pagine clonate arrivano su Google e allora scappa, cancella tutto, dice che non è vero, se la svigna e ti clona da un’altra parte. E’ un serpe che svicola, è una talpa che rosicchia nei cunicoli dove defeca, è il mostro che riesce a scolorare e a svilire il gioco armonico di parole che hai creato.

_ “Ma io lo faccio_ asserisce il ladro clonatore_ per dare un maggior sviluppo alla cultura, perché gli studenti abbiano a disposizione, gratis, tutto quello che chiedono.” Grida e protesta il ladro clonatore: “Sono generoso, disinteressato, sono per la libera e gratuita circolazione delle idee…”

_ Si, di proprietà altrui!

Sono sempre la vostra Bigia

9 giugno 2002

 

Posta della Bigia in Ippolito Nievo online

 

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. Il Portale Letterario. www.repubblicaletteraria.it

 

Fausta Samaritani

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