E non le parrebbe più opportuno che il professore sdoppiasse il suo insegnamento con due programmi, uno di storia letteraria e l’altro di letteratura?

Pompeo Molmenti scrive al conte Domenico Gnoli
Pompeo Gherardo Molmenti scrive a Domenico Gnoli 2016

Ricerca di Fausta Samaritani

I

Moniga del Garda 17 maggio 1910 (Brescia)
Illustre Collega e Amico
(1),
A voi, che passeggiate nella vecchia Roma
(2), come in casa vostra, non sarà difficile dare la risposta alla domanda che rivolgo alla vostra cortesia, poi alla vostra dottrina.
In una lettera inedita del Casanova
(3), in data 25 marzo 1771, trovo ricordati il Principe di Santa Croce di Roma e sua moglie. Mi premerebbe sapere chi erano questi due personaggi. Non altro che le informazioni che sarebbero necessarie per un passaporto. E Vi sarò gratissimo.
Con alta e sincera stima

Pompeo Molmenti

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 103/8. 5

II

 

6 giugno [1910]
Grazie, caro e illustre amico, per le notizie. Ne trovai altre in un opuscolo dell’Ademollo. Se la Contessa Santafiora (4) potesse darmi la lettera del Casanova, io sarei l’uom più felice del mondo. In tanto verrei a Roma e potremmo parlarne.
Intanto rinnovo i ringraziamenti

Aff. e dev.
Molmenti

Cartolina illustrata. In Alto: piccola illustrazione di Moniga sul Garda
Indirizzo: Illustre Sig. Conte Prof. Domenico Gnoli. Roma. Timbro: Moniga (Brescia) giu 10.

Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 103/8. 11

Dalla lettera di Giandomenico Stratico (5) a Giacomo Casanova, datata Pisa 25 Marzo 1771:
[…] I miei umilissimi ossequj al Signor Principe di Santa Croce cui potete dire che lo sdegno del mio Rev.mo non è mai finito, ma che io sono ormai in grado di prezzare assai poco quell’ira, onde potrò, anche colla disgrazia Domenicana, fare all’Ecc.a sua la mia corte.
Amatemi e credetemi

Vostro aff.mo Amico
Stratico

In nota: Del principe e della principessa di Santa Croce parla diffusamente il Casanova (Memoires, VIII, 187). Don Antonio Santa Croce, duca di Santo Gemini, si sposò, nel 1761, con donna Giuliana Falconieri, una delle più eleganti dame romane della sua età. (Cfr. Ademollo, “La principessa Santa Croce”, “Fanfulla della Domenica”, 24 febbr. 1884).

In: Pompeo Molmenti, Carteggi casanoviani. Lettere di Giacomo Casanova e di altri a lui, Milano, R. Sandron, 1918, pp. 130-131.

III

 

Illustre Commendatore,
Ho letto il suo opuscolo sull’insegnamento della letteratura italiana
(6) e ho ammirato. Ella non poteva essere più serenamente efficace. È un argomento che voglio diffusamente trattare in Parlamento, citando sempre Lei, a ragione d’onore.
Forse tutto Ella non ha voluto dire. La parola impone meno il riserbo, e se qualche cosa Le è rimasta nella penna, abbia la compiacenza di confidarmela. Mi saprebbe dare qualche altro esempio d’insegnamento asfissiante, da mettere a paro colle lezioni del Monticolo
(7) sulle origini dei Germani? Vorrebbe Ella un po’ più diffusamente spiegarmi i rimedi da Lei proposti?
Non le pare empio abbia d’un tratto la storia letteraria, che non si farebbe se non in una scuola complementare, e non sarebbero soli essere ammessi i laureati in lettere?
E instituire nuove cattedre come si accordano con le esigenze del bilancio? E non le parrebbe più opportuno che il professore sdoppiasse il suo insegnamento con due programmi, uno di storia letteraria e l’altro di letteratura?
Se non Le annoia risponda, la prego, a questi punti interrogativi. È questione che le deve star molto a cuore.
E, col valido suo aiuto, spero di riuscire a qualche cosa.
Domani o posdomani Fambri
(8) Le manderà l’articolo annunziato. Veda di farlo andare col numero del 1° gennaio. Se è impossibile bisognerà adattarsi al 15 (9).
D’ogni cosa La ringrazio e mi creda

 

Dev.mo
Pompeo Molmenti

Senza data (10)
In alto: Giunta Municipale di Venezia
Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 103/8. 12

IV

Deputato Molmenti Firenze

Circostanze involontarie mi tolgono il piacere di trovarmi con Voi, nella città che è sogno e meta d’ogni persona colta e gentile. Vi mando il saluto augurale. Ricordo quanto Voi avete nobilmente operato per restituire agli studi eruditi il primiero splendore. La riforma delle biblioteche che io proposi col consenso di Vostri Colleghi valorosi, attende per essere attuata il voto del parlamento sul progetto organico. Essa non poteva limitari a meglio sistemare le cose senza aver reso giustizia alle persone. La mia cooperazione non Vi mancherà mai.
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Nunzio Nasi (11)
A S. E. il ministro della P. I. Roma.
Vostra parola fu accolta con plauso dal congresso riconoscente all’opera vostra memore delle vostre promesse. Molmenti

Di mano di Gnoli: ricevuta 17 ott. 1903 risp. 20 ott. 1903 e Risposta 20 X 903 ore 13.45.
In alto: Logo Comune di Firenze. Consiglio Comunale.
Roma. Biblioteca Angelica. Gnoli. Autografi. Ms. 103/8. 3

Si discuteva in quei mesi sui limiti del metodo storico o positivo, nella critica letteraria, che sembrava non aver consumato la spinta iniziale e essersi imposto sul metodo psicologico o estetico. C’era dissidio tra i sostenitori dei due diversi metodi di affrontare la lettura e l’interpretazione della pagina letteraria: quello storico e quello estetico. L’uno escludeva l’altro, oppure potevano convivere, magari distinti in due diverse cattedre?
L’articolo L’insegnamento della letteratura italiana di Domenico Gnoli apparve sulla “Nuova Antologia”, nel numero del 15 novembre 1895.

Pompeo Gherardo Molmenti (Venezia, 1º settembre 1852- Roma, 24 gennaio 1928). Figlio di Ettore e di Lucia Regazzi. Sposò nel 1885 Amelia Brunati che gli portò in dote una villa a Moniga del Garda, con podere coltivato a vite da cui si ricavava il celebre “chiaretto”. Si laureò in Legge a Padova, con Luigi Luzzatti.
Ha pubblicato: Il Castello di Zumelle (1866); il romanzo Maria. Bozzetti della campagna veneta (1873); Impressioni letterarie (1873) e Clara (1875). Nello stesso anno ha dedicato uno studio a Carlo Goldoni e nel 1900 una monografia a Antonio Fogazzaro. Ha curato l’edizione di L’arte di vivere a lungo. Discorsi della vita sobria di Luigi Cornari, 1905; Epistolari veneti del secolo XVIII, 1915 e Carteggi casanoviani, in due volumi, due edizioni, 1916 e 1918. Nel 1887, su “Nuova Antologia di scienze, lettere ed arti”, con l’articolo Delendae Venetiae, ha difeso gli edifici storici veneziani, contro la politica di interventi urbanistici del Comune.
Curiosità veneziane romanzate, tra letteratura e storia: Vecchie storie (1882), Moro di Venezia (1878), L’Abate Brandolini (1879), La dogaressa di Venezia (1884), Storia di Venezia nella vita privata, 1888, I banditi della Repubblica veneta, 1896. Ha collaborato a riviste e giornali, tra cui “Fanfulla”, “Perseveranza”, “Il Rinnovamento”, “Nuova Antologia”, “Emporium”.
A Moniga iniziò la carriera politica, come consigliere comunale, poi come revisore dei conti, quindi come sindaco. Consigliere comunale a Venezia nel 1889 e nel 1895 poi, fino al 1897, assessore alla P. I. Nel 1889 ha insegnato Storia della Repubblica di Venezia all'Università di Padova, lasciando la docenza l’anno dopo, perché eletto alla Camera come esponente del liberalismo cattolico moderato, basato sulla concezione laica dello Stato. Nel 1909 fu nominato senatore del Regno. Si oppose efficacemente alla esportazione incontrollata delle opere d’arte in mano a privati e si spese per la ricostruzione del campanile di San Marco. Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia e dell’Istituto Veneto di scienze, lettere e arti. Dopo un cauto avvicinamento al Fascismo, in seguito al delitto Matteotti sottoscrisse il manifesto degli intellettuali antifascisti, ideato da Benedetto Croce. Destinò al Comune di Venezia tutti gli oggetti contenuti nella sua villa di Moniga, compresa la ricca biblioteca e preziosi dipinti del secondo Ottocento veneziano.

23 febbraio 2016. Aggiornamento 7 marzo 2016

(1) Le tre lettere sono indirizzate a Domenico Gnoli.

(2) Gnoli era nato e cresciuto a palazzo Malatesta che è di fronte all'Ara Coeli. Abitò in via Giulia e in via della Pace.

(3) In realtà la lettera era indirizzata a Casanova.

(4) Vincenza Sforza Cesarini, contessa di Santa Fiora. Ritenuta amante di Umberto I, era grande azionista della Banca Tiberina che entrò in crisi finanziaria, per speculazioni edilizie azzardate, e fu salvata dalla Banca Romana di Bernardo Tanlongo, causando così gravi perdite, per cui la Banca Romana iniziò a stampare moneta falsa.

(5) Giandomenico Stratico (1732-1799), scrittore dalmata, domenicano, vescovo, Insegnò Sacre Scritture e Letteratura Greca alle Università di Pisa e di Siena. Era noto come libertino impenitente.

(6) Domenico Gnoli, L’insegnamento della letteratura italiana, estratto da “Nuova Antologia”, Serie 3, v. 60 (15 novembre 1895), pp. 209-224.

(7) Giovanni Monticolo (Venezia 1852-Roma 1909), pubblicò memorie sulla storia di Venezia, in particolare sulle origini del dogato e sulla emigrazione in laguna in epoca medievale.

(8) Paulo Fambri (Venezia 1827-Venezia 1897), letterato, giornalista e commediografo, poi ministro.

(9) La recensione di Paulo Fambri al libro di Molmenti I banditi della Repubblica Veneta uscì sulla “Nuova Antologia” il 16 gennaio 1896.

(10) Per il riferimento all’estratto dello studio di Gnoli pubblicato sulla “Nuova Antologia”, la lettera è databile fine novembre 1895.

(11) Il testo di un telegramma spedito da Molmenti al ministro della P. I. Nasi. Nunzio Nasi (n. Trapani 4 ap. 1850) ministro delle Poste col governo Pelleoux e della P. I. col governo Zanardelli. Fu poi condannato per peculato ma, riabilitato, nel 1913 tornò alla Camera. Decadde nel 1926, venuto meno l’articolo 49 dello Statuto Albertno.

Note biografiche di Domenico Gnoli Vittorio Betteloni ringrazia, con riserva, Domenico Gnoli

Due sonetti di Erminia Fuà Fusinato

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