a mé chiedeva il braccio perché la scortassi alla cena – e le recài io medèsimo lo sgabellino, poi un’ala di quaglia

Principessa per Pisani Dossi, vedovella per Nievo

Principessa per Pisani Dossi, vedovella per Nievo

Un collage di testi letterari dedicati ad una bella donna

 

di Fausta Samaritani

 

In un brano di Carlo Alberto Pisani Dossi, intitolato La Principessa di Pimpirampara, sono state inserite frasi tratte da due lettere di Ippolito Nievo. La donna che ha ispirato Nievo, e dieci anni più tardi Pisani Dossi, è la stessa. L’esperimento è un esempio di come si possa creare un testo nuovo, utilizzando materiali scritti da autori diversi, su argomento simile e con identica partecipazione emotiva. Il mondo di Nievo è sorprendentemente vicino a quello degli scapigliati milanesi.

Le feste, per chi non c’è abituato, fanno come il vino; mòntano al cervello. Tutte quelle lumiere con specchi che le raddoppiàvano; quel su e giù di gente che s’impacciava reciprocamente il passo, signori vestiti ad un modo e dallo stesso scipito frasario, domèstici livreati buffonescamente quasi come Ministri di Stato, dame mezzo svestite, con gonne di color zabaglione, gàmbero cotto, dorso di scarabèo… di raso, di mussolina, di velluto, con guarnizioni, nastri e fiori di pezza; e quel trimpellamento continuo, monòtono di un pianoforte; que’ colmi càlici di falso-Champagne, il tutto avvolto in un’aria calda, polverosa, che t’incollava la camicia alla pelle e ti essiccava il palato, mi avèano ubbriacato del tutto. Al che, se tu aggiungi un pajo di occhi che mi guardàvano fisi fisi, neri, biricchini, come quelli della vedovella contessa di Nievo, ballerebbe colle seggiole e parlerebbe alle proprie dita, uno degli astri della città se… Dio! quando ci penso. Con mé, essa, avèa ballato la maggior parte de’ valzi, polche, quadriglie, a mé chiedeva il braccio perché la scortassi alla cena – e le recài io medèsimo lo sgabellino, poi un’ala di quaglia – per mé, in quella sera, le lusinghiere frasette, le stralucenti zolfanellate e quelle compagnevoli fumatine. E che cosa conta oggimai la panna [...] e l'assenzio?Pensate dunque quanto se ne dovesse tenere un giovanottino fuggito appena dal materno capèzzolo, sentèndosi il favorito di un ìdolo dei meglio incensati, vedèndosi su la di lui nera mànica il più rotondo sodo avambraccio che mai portasse smaniglie! Sarèbbene, fin un dei sette, impazzito… E proprio ci avèa motivo: né più né meno che per certe tosuccie della corta vestina, le quali, in quella stessìssima veglia, èrano – da un bel luogotenente degli Ussari, dai mostacchi biondi arricciati – tolte, non so perché esclusivamente a piroettare. Per me la assicuro che mi scottavano le orecchie, e le mi scottano anche ora a pensarci su.

Da parte mia, m’abbandonavo a una éstasi tale che sono sicuro di aver commesso a quel ballo, e sùbito dopo, le più majuscole farfallonerìe. Memorie, memorie! – Fumo, fumo, fumo! – Ma l’arrosto? Eh, che l’arrosto si mangia in fin di pranzo, – non disperiamone. Ma i desideri? – Oh maledetta la loro semenza! – Mi somigliano proprio quei maschietti petulanti e diabolici, che sguinzagliati in un giardino distruggerebbero, a dir poco, la Primavera. Sommuovono tutto, stracciano tutto, abbruciano tutto; e quando si vogliono mettere alla cavezza, è allora appunto che inferociscono e misurano le zampe al naso del cocchiere! […] Via  via, desideri sciocchini! […] Se siete buoni vi prometto di menarvi poi a spasso dove vorrete!

[…] Dunque, pazienza. Vi accennerò solo che, alla fin fine, schiacciata entro lo staccio, tutta la biribara de’ mièi pensieri non la filava altro di questo: che l’ingattimento della contessa di Nievo per mé – quantunque mezza-bottiglia – era fuori del forse e che io riamàvala alla spietata”.

 

Carlo Alberto Pisani Dossi. Nato a Zenevredo (Pavia) il giorno della “fatal Novara”, in una famiglia aristocratica e morto nella sua villa di Como, il 16 novembre 1910. Carlo Alberto Pisani Dossi scrisse L’Altrieri a diciannove anni e a ventuno Vita di Alberto Pisani. Segretario del Gabinetto Crispi, poi Ministro Plenipotenziario ad Atene e a Bogotà, spirito inquieto e bizzarro, Pisani Dossi frequentò i cenacoli meneghini della Scapigliatura. Pubblicava in edizioni limitate e fuori commercio. Fu amico di Giuseppe Rovani e di Tranquillo Cremona che lo ritrasse in un quadro, rubato nel 1987 e di cui non c’è più traccia. Con Nievo, è uno dei rari esempi d’autore italiano che abbia scritto anche missive e documenti burocratici. La Principessa di Pimpirampara è un capitolo di L’Altrieri (1868). 

 

La vedovella di Nievo, uno degli astri della città, era la contessa Catterina Curti Melzi d’Eril (sorella maggiore di Beatrice) alla quale Nievo indirizzò lettere con allusioni piccanti, al limite della decenza. L’inserto in rosso è tratto dalla lettera che Ippolito Nievo scrisse a Bice, l’8 agosto 1858. Gli inserti in verde appartengono alla lettera che Nievo scrisse a Catterina il 7 aprile 1858. Nel 1868 Catterina aveva 44 anni e la sua bellezza era ancora fulgida. Bice, spirito romantico, era morta di malinconia nel 1865, quattro anni dopo la fine misteriosa di Nievo. Le due sorelle sono sepolte una accanto all’altra, nel giardino di una villa sul Lago di Como.

Fausta Samaritani

30 marzo 2002

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria online, N. 1 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, 2005 (2° edizione)

Messo in rete il 25 ottobre 2015
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