Nel giardino onde svelse i Gigli d’oro

 

Il Parco Visconteo a Pavia

Recensione a cura di Fausta Samaritani

 

Parco, barco, verzere, giardino, brolio, varco, viridario: tanti nomi diversi per definire uno stesso territorio di forma quadrangolare, presso Pavia, recintato e attraversato da un piccolo fiume, che Galeazzo II Visconti, appena divenuto signore dei luoghi, volle destinare alla caccia e allo svago per sé e per i suoi cortigiani. I Visconti, che si vantavano di discendere da Desiderio,  intendevano restituire a Pavia l’aspetto di capitale, quale era stata sotto i Longobardi. Galeazzo chiese ai Gonzaga di Mantova piante d’alto fusto e cespugli, e anche falconi, cigni e cani da caccia. Fiere e animali esotici, come leonesse e zebre, arrivarono dall’Africa e uccelli rari furono inviati dal Sultano. Gian Galeazzo Visconti alla fine del Trecento portò a compimento il parco principesco ideato da suo padre, delimitando il territorio con alte mura di mattoni. Il parco conteneva la casina alla Torretta, la Certosa e il castello Mirabello; nell’ampio recinto c’erano campi di frumento e di segale, pergolati, giardini con piante aromatiche e boschi di olmi, salici, castani; c’erano padiglioni ricoperti di rampicanti, vigneti, luoghi per i bagni e perfino un peschiera. Il parco si stendeva su una superficie di 27 Km2. Qui si svolsero feste, tornei, cacce, corse di cavalli, cortei principeschi. Nel 1525 il parco fu teatro della famosa battaglia di Pavia, in cui il re di Francia Francesco I venne fatto prigioniero.

Questo luogo ha ispirato poeti, storici, memorialisti.

L’aretino Braccio Bracci, nel componimento In morte di Gian Galeazzo Visconti, databile 1378, esalta in versi il costruttore del magnifico giardino:

 

Torri e palagi fece fare assai,

’difici magni e nobili castelli;

orti, giadin, con frutti pien d’odore,

da lui Saturno non ne seppe mai,

né gli fe’ far sì magni, né sì belli.

 

Il piacentino Antonio Cornazzano (1430-1483/4) che fu al servizio di Francesco Sforza, nel poema Sforziade racconta una visita del duca suo signore al Parco Visconteo:

 

Quivi è il famoso e divulgato barco,

in quadrangul fondato a mura excelse,

lungo ogni pezo trenta tracti d’arco.

Quindi per arder mai tronco si svelse;

stano gli folti boschi, e i sparsi greggi

ciascun per sé, come già il duca scielse.

Ogni specie gli tien divisi seggi,

e per tal fama al duca eran mandate

diverse fiere da diversi reggi.

Dal re di Libia apena ancora nate

vener leonze indome e tauri vivi,

che qua poi in su le sue poste fur serrate;

qui ghiande e pruni, non lauri nì olivi,

nì gli fu fiera de ferrato calce,

e gli correan per entro i chiari rivi.

 

Il Fileremo (Antonio Fregoso, 1444-1512), poeta genovese al quale Galeazzo Maria Visconti donò la cittadinanza di Milano, nel poema Cerva bianca (1510) racconta in ottave la caccia principesca nel parco:

 

Quando in un bel verzer de arbori adorno

prendea sedendo un placido reposo,

sì come cacciator che a mezzo giorno

cerca per riposare un loco ombroso,

ch’ha il dardo in mano e al col gli pende il corno,

e i cani intorno a lui sul prato herboso

giacen tallora, ansando il grato affanno

che a seguitar la fiera sofferto hanno.

 

Per indicare la Lombardia, nel canto XXXIII dell’Orlando Furioso Ludovico Ariosto utilizza una metafora che allude a Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro, che nel 1513 recuperò il Ducato di Milano dopo la sconfitta della Francia, i cui Gigli d’oro araldici furono definitivamente strappati dal terreno durante la battaglia di Pavia che si svolse nel parco:

 

e che posto un rampollo abbia del Moro

nel giardino onde svelse i Gigli d’oro.

(recensione a cura di Fausta Samaritani)

   

Luisa Erba, Il Parco Visconteo nella letteratura, Pavia, Tip. Commerciale Pavese, 1999.

 

31 dicembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 31 ottobre 2015

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