Un letterato, un poeta, uno scrittore drammatico si troverà alla fine di fronte alla stupida asinità di un istrionaccio.

Paolo Ferrari scrive a Paulo Fambri

Lettera dialogata di Paolo Ferrari a Paulo Fambri

Una disputa su primomi, generici e seduttori

Ricerca di Fausta Samaritani

 

«Milano, 14 marzo 66

Jeri sera lessi la mia commedia alla Sig.ra Ristori [i] . V’erano pure presenti oltre a’ principali attori della compagnia, il marito della Ristori, i figli, e Gigi Capranica, lo scrittore, credo, a te pure, ben conosciuto. Il successo fu principiamente buono. La Ristori fu stracontenta del lavoro e della sua parte, così gli altri… meno il Pezzana [ii] , il quale, come ebbi finito, interrogato da me sopra l’effetto che gli aveva fatto la parte sua (quella del Cte Errico, l’amico di Marianna) rispose testualmente così:

Pezz. = … Oh!… certo!… dice alcune cose!… Ma non ha posizioni… non ha niente da fare!

Io   =   Non capisco! _ Non vedo che cosa tu avresti voluto far fare a questo personaggio.

Pezz. = Insomma già, quello non è un primomo!

Io   =   Ah!… se la parte non ti piace, la ricuserai…

Pezz. = La parte… l’accetterò, non l’accetterò… vedremo! _ Non si tratta di questo_ Dico che non è un primomo… perché quello è il seduttore del dramma, che in fine viene scacciato… sarebbe un generico, un tiranno. Il primomo dev’essere in scena, e trionfare quando cala il sipario!

Io   =   Sto per parlare, ma la Ristori mi dà un calcio e io mi fermo.

Pezz. = (prosegue) _ Tu non hai mai avuto stima della mia capacità… e non so che dire… _ Ma confesso che credeva che scrivendo una parte per me tu potessi farmi fare qualche cosa di più!…

Io  =  Non ammetto il tuo tecnicismo di mestiere di primomi, generici, seduttori. Io penso a far dei caratteri, e non dei primomi. Del resto Errico non è un seduttore: è un perfetto galantuomo, un personaggio simpatico… innamorato di una donna…

Pezz. = Quello che vuoi: ma già per noi è un seduttore… cacciato via alla fine!

 

Non continuai la discussione.

Ti ho scritto le filosofiche osservazioni del Pezzana perché mi parvero meritevoli che se ne tenga memoria, e che i letterati se ne compenetrino bene; sarà loro grandemente utile scrivendo l’aver sempre presente al pensiero l’alto punto di vista in cui si collocano i nostri attori per giudicare i caratteri di un dramma da rappresentare.

Il Pezzana però ha accettata la parte; quindi non fare che un caso privato delle cose che ti ho scritto. Badi però il Pezzana di recitar bene e con zelo! Se no, sarò io il primo a fare pubblico caso delle sue gaglioffaggini per dargli  una amara lezione!

Oh mio buon Paulo, quando si pensa che in Italia un letterato, un poeta, uno scrittore drammatico, dopo aver meditato un lavoro, dopo averlo con paziente e faticosa cura estrinsecato in scene, dialoghi, caratteri ecc. si troverà alla fine di fronte alla stupida asinità di un istrionaccio, che dove il poeta pose concetti, immagini, posizioni, passioni, analisi psicologiche, vede invece primomi, generici, padri promiscui e tiranni, e seduttori; quando, dico si pensa a questo, cadono le braccia, e vien voglia di rinnegare Melpomene e Talia e chiedere un posto di esattore alla accomandita del Dazio-Consumo.

Niete di meno, tiranno via _ Qualche compenso c’è: e jeri sera io ebbi quello di veder piangere la Ristori come una fanciulla e Giuliano Capranica come un collegiale, e Elec [?] come un abbate… e fino Pezzana… che pianse da primomo, ma pianse!

La Ristori è infatuata della sua parte e Giuliano mi dice che dalle otto di stamani cominciò a rompergli… il sonno per declamare in letto e imparare a memoria il discorso del 3° atto sopra l’amore.

Eccoti informato, come tu me ne mostrasti l’amichevole desiderio, dell’impressione prodotta nella Ristori e suoi cani… cioè comici, dalla lettura del mio lavoro.

Un ossequioso saluto alla tua Signora, un’affettuosa stretta di mano a te dal

Tuo Paolo Ferrari »

 

Archivio centrale dello Stato, Archivio Paulo Fambri, sc. 10,  f. 4. Lettera inedita.

Paolo Ferrari (Modena 1822-Milano 1889) Drammaturgo, avvocato, giornalista, professore di Liceo, direttore della “Gazzetta Ufficiale” di Torino. Figlio di un militare, viveva a Massa ma si rifugiò a Vignola dopo i moti del ’48. Esordì con un lavoro teatrale in dialetto, scrisse poi in lingua, ispirandosi al teatro di Goldoni. La satira e Parini (1856) ebbe buon successo, a Torino. Il duello (1868), Cause ed effetti (1871), Il ridicolo (1872), Il suicidio (1875) e Le due dame (1877) sono commedie in cui, se lo studio dei caratteri non è così profondo, si fanno tuttavia strada i temi di quel teatro sociale che si affermerà alla fine del secolo.

   

Lettere di Eleonora Duse a Ildebrando Pizzetti

Luigi Capranica scrive a Paulo Fambri

 

31 dicembre 2002

La Repubblica Letteraria Italiana. Lingua e Letteratura Italiana on line www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 18 ottobre 2015



[i]   Adelaide Ristori . E’ considerata la più grande attrice dell’Ottocento. Impersonò le più nobili tradizioni del teatro classico e dell’arte tragicomica. Figlia d’arte, nacque nel 1822 a Cividale del Friuli. Nel 1837-38 recitò nella Compagnia Reale Sarda, prima come amorosa ingenua, poi come prima attrice giovane. Interpretò la Mirra di Alfieri e La locandiera di Goldoni. A Roma trionfò al Teatro Metastasio e il marchese Giuliano Capranica del Grillo se ne innamorò perdutamente. Dopo aspri contrasti da parte della famiglia di lui, si sposarono nel 1847. Prese quindi le distanze dal teatro, ma tornò in scena per aiutare un amico in gravi difficoltà finanziarie. Il marito le fece da impresario a Parigi, dove la Ristori portò al successo la Mirra di Alfieri e la Maria Stuarda di Schiller. Nel 1858 recitò a Londra, dove entrò in contatto con i più noti profughi italiani politici. Si ritirò dalle scene nel 1885 e morì nel 1906.

[ii]   Luigi Pezzana. Considerato un attore mediocre, a caccia di successo immediato, nacque a Verona nel 1814 e morì a Firenze nel 1894. Discendeva da una famiglia nobiliare e si laureò in Legge a Padova. Scritturato come primo attore in una piccola Compagnia Fiorio, abbandonò l’idea di fare l’avvocato e divenne attore. Sposò Carlotta Polvaro e nel 1851 era capocomico. Nel 1860 ebbe i ruoli del caratterista promiscuo, nella Compagnia Ristori. Recitò a Parigi, Londra, in America. Diresse una Compagnia di Luigi Bellotti-Bon. A Firenze mise in scena Goldoni e le sue sedici commedie di Paolo Ferrari.