“La Crociata” e il Neo-Rondismo italo-maltese

1949-1954

di Sergio Portelli

Dopo la seconda guerra mondiale, lo status della lingua italiana a Malta era completamente mutato rispetto a dieci anni prima. Essa era stata eliminata definitivamente dalla vita pubblica maltese nel 1939 dopo una lunga ed intensa lotta politica. Una lunga tradizione letteraria maltese italofona venne pertanto interrotta quasi del tutto in quanto l’uso dell’italiano non era più ritenuto politicamente corretto, soprattutto nell’istruzione e nella pubblicistica.

Tra i pochissimi che continuarono a coltivare attivamente le lettere italiane spicca la figura di Vincenzo Maria Pellegrini. Di professione notaio e perciò fuori dalle dipendenze del governo, egli assunse nell’immediato dopoguerra una posizione culturale militante che lottava contro l’eradicazione della lingua e del retaggio culturale italiani. Egli fondò nell’aprile del 1949 “La Crociata”, rassegna mensile di lettere, scienze ed arti, dopo la breve quanto intensa esperienza come direttore della “Brigata”, un periodico letterario da lui fondato e diretto dal 1932 al 1937.  La crociata cui si fa riferimento nel nome del nuovo periodico doveva portare ad

una riscossa che doveva avere per unico scopo il risveglio spirituale delle nostre facoltà intellettuali, un ritorno alle fonti della bellezza, un apprezzamento più serio della poesia, uno studio più profondo dell’arte. [...] Soprattutto occorreva avere fede in noi stessi e riconquistare quel mondo soprannaturale ove l’uomo dimenticando la sua umanità si ricongiunge in ispirito col suo Creatore in un mistico connubio che divinizza. (A. I, n. 1, aprile 1949, p. 2)

La positiva ed inaspettata accoglienza del primo numero del periodico invigorì ulteriormente il Pellegrini che, nonostante facesse affidamento su alcuni introiti pubblicitari, si trovava spesso nelle condizioni di doversi sobbarcare l’eccesso delle spese di stampa. Nonostante l’antagonismo del nuovo establishment culturale maltese che cercava di affermare l’esistenza di una cultura maltese del tutto scevra dal patrimonio italiano che l’aveva forgiata lungo i secoli, il Pellegrini non fuggì dalle polemiche innescate dal professore di lingua maltese Guzè Aquilina sulla lingua italiana come ostacolo alla formazione dell’identità nazionale maltese. Constatando la mancanza di uomini di cultura del calibro di quelli del passato nella società isolana contemporanea, privata delle sue radici culturali italiane, egli invocò una coabitazione pacifica tra le due lingue che, alla luce dei fatti, si rivelò utopistica.

L’ostilità degli ambienti culturali locali portò il Pellegrini a guardare oltre i ristretti confini dell’isola. Egli annunciò che si sarebbe cimentato in una crociata dalla portata ben più ampia:

Noi non siamo [...] rassegnati a sopportare la tirannide di chicchessia e per di più sentendoci consci di essere chiamati a svolgere una missione che valorizzi l’individuo e unisca l’umanità ci prodighiamo per il benessere comune avendo l’ambizione di oltrepassare il limite isolano e invadere pacificamente terre vicine e lontane. E il nostro campo d’azione in questa lotta ideale è il campo letterario, artistico e musicale. (A. I, n. 7, ottobre 1949, p.186)

Assieme al poeta milanese Erminio Tedeschi fondò il movimento Neo-Rondista Italiano, formulandone il manifesto e mettendo al servizio del nuovo movimento culturale la propria rivista. Nel manifesto, pubblicato nel numero di ottobre del 1949, vennero esposti i principi del movimento: analizzare e fondere Classicismo e Futurismo, conservando ciò che vi era di buono in entrambi in nome della salvaguardia del sentimento e della chiarezza di linguaggio e di stile; valorizzare il misconosciuto scrittore italiano trascurato dall’imponente macchina editoriale esterofila; promuovere, infine, la funzione sociale dell’arte come educazione e sollievo spirituale delle masse, in un mondo appena uscito dalla catastrofe della seconda guerra mondiale ed entrato nella logica dei blocchi contrapposti. Il Pellegrini pose enfasi sulla funzione conciliativa che il Neo-Rondismo intendeva svolgere nell’ambito del dibattito letterario italiano:

Il Movimento Neo-Rondista Italiano non è una panacea e non è neanche una dichiarazione di guerra. I neo-rondisti sono amanti della pace, dell’unione e della fratellanza. Essi esplicheranno la loro attività letteraria ispirati soltanto dal desiderio di produrre per l’umanità, di avvicinarsi al popolo per sollevarlo dalla materialità che lo abbatte e invitarlo a partecipare della loro ricchezza spirituale, e infine per creare una letteratura che porti le stigmate della nostra attualità e del nostro dramma. (A. I, n. 9, dicembre 1949, p. 259)

Nelle intenzioni dei fondatori, il Neo-Rondismo doveva essere uno sviluppo del Rondismo, con il quale condivideva il tentativo di ritornare alla tradizione, nonché la prevalenza dell’aspetto formale su quello contenutistico. Ciò nonostante, a differenza del Rondismo, che aveva come suoi mentori personaggi del calibro di Vincenzo Cardarelli e del Saffi, il Neo-Rondismo era aperto anche ad esperienze del Novecento letterario che segnavano _ o avevano segnato nel recente passato _ una rottura con la tradizione, quali il Simbolismo ed il Futurismo. Diversa dal movimento predecessore fu anche la concezione del ruolo attivo dell’artista e dello scrittore nell’ambito sociale come responsabile del sollievo spirituale delle masse.

Le adesioni al movimento arrivarono da tutta Italia, e numerosi scrittori italiani di provincia collaborarono alla rivista. Tra i più assidui vanno segnalati i veneti Gina Piccin, Toti de Toti e Sandro Venturini, il piemontese Gaetano Ravizza, la sarda Rina Liuti, i calabresi Domenico Cara, Guido Cimino e Domenico Destito, i lombardi Gian Guglielmo Rebora ed Augusto Arrigoni, il friulano Giuseppe Pironti, la siciliana Olivia Mezzetti Maurizi, l’italo-americano Nino Caradonna e l’ungherese italofona Anna Komar. Pochi e scelti gli scrittori maltesi, tra cui Filippo N. Buttigieg, Albert Cassola, Alberto A. Gauci, Edoardo Magri, Giorgio Zammit e Guzè Diacono. Aderirono al movimento Neo-Rondista anche numerose riviste letterarie italiane: il “Sagittario” di Livorno, “La Strada” di Vittorio Veneto, il “Controvento” di Pescara, il “Pungolo verde” di Campobasso, “Sprizzi e sprazzi” di Salerno, “La Ginestra” di Brindisi, il “Corriere degli artisti” di Milano, la “Luce del sole” di Catania.  Arrivarono anche adesioni da Svizzera, Belgio, Francia, Portogallo, Stati Uniti, Brasile ed Argentina. (A. III, n. 6, giugno-luglio 1951, p. 2).

Il punto di riferimento del Neo-Rondismo rimase la rivista maltese, nonostante i problemi economici cui il Pellegrini doveva fare fronte per mantenerla in vita.

Il sempre crescente numero delle adesioni e dei collaboratori, aggiornato diligentemente dal Pellegrini nei numeri della “Crociata”, lo portò ad esternare la propria frustrazione per il fatto di dover gestire il movimento da Malta. Egli continuò la sua vigorosa campagna per una letteratura che venisse incontro alle esigenze spirituali dell’uomo contemporaneo. Nonostante il suo rammarico per le defezioni di alcuni aderenti, il Pellegrini organizzò il Primo Convegno di Poeti Neo-Rondisti che, nell’impossibilità di essere realizzato fisicamente, venne tenuto sulle pagine della rivista nel numero giugno-luglio 1951. Vi parteciparono numerosi poeti, soprattutto italiani ma anche alcuni maltesi. Tra i primi va segnalato lo scrittore milanese Raffaele Crovi (premio Campiello nel 1993 col romanzo La valle dei cavalieri), allora giovanissimo, che presentò due poesie, Visione invernale e Serata ottobrina. Egli pubblicò nella rivista maltese altre due poesie, Accenni del passato e Conforto, nel numero di novembre-dicembre 1953.

 Le difficoltà economiche ed il raffreddamento di entusiasmo cui il Pellegrini cominciò ad accennare nei numeri della seconda metà del 1951 aumentarono, tanto che la pubblicazione della “Crociata” divenne sempre più irregolare. Contemporaneamente, il Pellegrini aveva intrapreso la pubblicazione di “Malta”, un giornale politico-culturale col quale intendeva perorare sul piano politico la causa della lingua italiana. La “Crociata” subì le conseguenze del doppio impegno pubblicistico del Pellegrini, ma ebbe un ultimo sussulto nel luglio-agosto del 1954, in occasione della pubblicazione delle poesie lette durante il Convegno spirituale di poeti, tenuto all’Università di Malta. Ad esso parteciparono alcuni scrittori italiani rimasti vicini al poeta maltese, come la Piccin e la Mezzetti Maurizi, ma anche letterati di altri paesi che presentarono versi nella rispettiva lingua madre.

Il movimento Neo-Rondista, ebbe termine con la cessazione della pubblicazione della “Crociata”. Ciò nonostante, il Neo-Rondismo costituì un tentativo sincero ed ingenuo da parte di un gruppo di scrittori di provincia di partecipare al dibattito letterario del dopoguerra che, tuttavia, essendo già andato oltre la questione affrontata dal Neo-Rondismo grazie all’esperienza solariana, si andava indirizzando in ben altre direzioni.

Sergio Portelli

 

Sergio Portelli Il ruolo della stampa periodica in lingua italiana nella lotta per l'autodeterminazione maltese, in Melita Historica, vol. XIIII, n. 3 (2002) pp. 329-344. (The Malta Historical Society, 2003)

 

Teatro a Malta

 

15 febbraio 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it