Enveloppé dans un manteau blanc comme ventre de colombe

Poeti francesi sul Monte Ventoso

Poeti in lingua d’oc sul Monte Ventoso

Ricerca di Lydia Pavan e di Fausta Samaritani

Jean-Henri Fabbre

Nato a Saint-Léons il 22 dicembre 1823 e morto a Sérignan l’11 ottobre 1915. Di umili origini, ma con una autentica passione per le meraviglie della natura e per l’osservazione diretta dei fenomeni naturali, dopo anni di duro lavoro nei campi frequentò la Scuola Normale per maestri elementari di Avignone e insegnò a Carpentras e ad Ajaccio. Compilò numerosi testi per introdurre i più piccoli alle tecniche delle scienze sperimentali. Dal 1852 al 1871 ebbe la cattedra di chimica al Liceo di Avignone. Pubblicò i Ricordi entomologi, in dieci volumi.

L’attitudine all’osservazione realistica, la dottrina del positivismo scientifico gli suggerirono pagine di autentica poesia. Quando, sul Monte Ventoso, furono organizzati i primi circuiti automobilistici, Fabbre scrisse questo verso, in metro alessandrino: «Le Progrès a fienté sur le front di Ventoux», «Il Progresso ha defecato sulla fronte del Ventoso».

Il Monte Ventoso, nella sua regale magnificenza invernale e nella decadente nudità estiva: è spoglio e arido in pieno agosto, come metafora della parabola discendente del destino umano; è invece glorioso e fresco in inverno, come un vecchio e sapiente re, quando le nevi increstano di bianco la sua cima. La poesia, scritta in lingua d’oc, apparve nel 1909 ne “Lis Oubreto Prouvençalo”. Ne presentiamo una versione in francese.

Le Ventoux


L’hiver fini, quand le vanneau (1) [1]
aux ailes allongées passe,
là-haut, sur la grande échine
du Ventoux, se fondent les neiges;
au souffle du midi, la royale couverture
d’ici, de là, se rompit et pend délabrée (2).
Tu n’a donc pas vergogne, ô géant,
de tes épaule de pierrailles
lorsque le soleil les dénude;
tu n’a pas vergogne en repliant,
pour faire voir, les pans de ta chemise
qu’amidonnaient (3) de glace les soufflets de la bise (4)?
Enveloppé dans un manteau blanc comme ventre de colombe,
qui te descendait dans les combes (5)
jusqu’aux boursouflures (6) des mollets,
tu ne faisais rien pour voir, rien que les taches noirâtres
des tes bois de hêtres (7) secoués par le vent.
Tu étais superbe, emmantelé
d’une limousine (8) magnifique,
alors que la houppelande (9) neigeuse
couvrait ta tête chauve,
et dans ses plis d’argent cachait aux yeux ton râble (10)
- noirâtres - cailleux, crevassé (11), misérable.
Tu étais un roi glorieux lorsque
sur le satin de ta robe
jaillissaient le rose de l’aurore
puis du couchant la brise et l’or;
tu étais l’énorme géant vêtu de mousseline,
avec parfois des nuées blanches pour chaperon.
Point de neige. Tes bois sombres,
entre les grands rochers et les pierrailles, sont maintenant,
ô tristesse des choses!
un maigre bouquet de poils roux
dans le creux hérissé de ta sauvage poitrine
où le loup rodaille (12) en guise de vermine (13).
Tu étais un roi; maintenant tu es un gueux (14),
un truand à chausses délabrées
qui s’en va errant sur les routes,
pieds nus et poitrine au vent,
et qui, pour couvrir la misère des hanches,
met haillons (15) noirs à se guenilles (16) blanches!

Théodore Aubanel

Poeta provenzale, nato ad Avignone il 26 marzo 1829 e ivi morto il 24 ottobre 1886. Discendeva da un’antica famiglia di editori, insigniti del titolo di «stampatori di Sua Santità». Poeta dell’amore e della morte, egli canta, con note di autentico dolore e di smodata passione, il suo amore per la dolce Zani, che poi si monacò, nell’opera in versi la Melograna socchiusa (1860). Ne Le vergini di Avignone (1885), libro edito in soli 300 esemplari, Aubanel mescola tristezza, lirismo e ardente sensualità. Il vescovo di Avignone giudicò questa opera in versi un libro infame e ordinò all’autore di distruggerne tutti gli esemplari, oppure di abbandonare il titolo di «stampatore di Sua Santità». Aubanel si sottomise, ma ne morì di tristezza. Pubblichiamo una traduzione in francese dei versi, dal titolo Lou Ventour, scritti in lingua occitanica.

Le Ventoux

Ventoux effrayant, nid d’aigles bruns et d’aigles blancs, ton front nu, ai midi, est blanc sous la neige: au nord, la forêt te fait un noire chevelure: les loups hantent (1) [2] tes sentiers où l’homme s’essouffle.

Et des villes naines, là-bas, le troupeau s’éparpille: vivantes, elles ont le silence des tombes. Le mistral te soufflette et le soleil t’embrasse: toi, tu te dresses haut et fier vers le tonnerre qui te déchire.

Mais la plaine déjà s’assombrit, le soir vient: les nuages pourpres obstruent les gouffres, toute la lumière du jour remonte à tes flancs rose;

Un dernier jaillissement (2) d’or pénètre les grands bois, l’ombre grandit. Attendant la nuit sur tes rochers, tu contemple muet la mer et les deux Rhônes.

Frédéric Mistral

Nato nella fattoria del Mas du Juge, a Maillane, l’8 settembre 1830 e morto a Maillane il 25 marzo 1914. Discendente da piccoli proprietari terrieri, studiò al collegio reale di Avignone e si laureò in Diritto all’università di Aix. Il suo sogno era restituire dignità all’antica lingua occitanica, bandita da una ordinanza del 1539. Il 21 maggio 1854 Mistral, Aubanel, Roumanille e altri quattro letterati si riunirono a Guadagne con l’idea di fondare una scuola letteraria per insegnare a comporre in lingua provenzale. Scelsero come padrona la Santa Estella e chiamarono il nuovo gruppo letterario “félibrige”, nome di incerto significato che forse deriva dal basso latino “fellibris” che significa “nutrimento”. A sue spese, Mistral pubblicò un dizionario provenzale-francese, il Tresor dou Félibrige. L’opera più nota è Mirella (Mirèio) che fu apprezzata da Lamartine. La ventata patriottica, che seguì l’assedio di Parigi del 1870, ebbe come conseguenza anche l’esaltazione delle differenze linguistiche locali. Il quinto centenario della morte di Petrarca fu celebrato con grandi feste e manifestazioni culturali ad Avignone, ad Arles e a Marsiglia. La Provenza divenne il punto di riferimento per gli specialisti in lingue romanze. Nel 1876 Mistral pubblicò una raccolta di poesie della giovinezza, col titolo Le isole d’oro (Lis isclo d’or). Dal canto III di Mirella abbiamo tratto questi versi sul Monte Ventoso che, scritti in lingua d’oc, presentiamo tradotti in francese.

Mistral, Aubanel e Roumanille

Et le Ventoux que laboure la foudre,
Ventoux qui, vénérable élève
sur les montagnes blotties au-dessus de lui
sa blanche tête jusqu’aux astres,
tel un grand et vieux chef de pasteurs
qui, entre les hêtres et les pins sauvages,
a côté se son bâton, contemple son troupeau.

Petrarca sul Monte Ventoso

31 dicembre 2002

Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 26 novembre 2015



[1] (1) pavoncella. (2) malandata, sbrindellata. (3) inamidavano. (4) tramontana. (5) conche. (6) rigonfiamenti. (7) faggi. (8) mantello. (9) palandrana. (10) dorso. (11) screpolato, spaccato. (12) gironzola. (13) insetto parassita. (14) accattone. (15) stracci. (16) cenci.

[2] (1) frequentano. (2) zampillo.