Energia vitale regola l'armonia necessaria a una vita sana

La medicina che ha cambiato la vita

La Medicina che ha cambiato la vita

Come conservar la salute e curare la malattia, seguendo i precetti della Medicina antica

di Fausta Samaritani

Castor Durante fu medico e, forse, archiatra di Sisto V; fu poeta e scrisse in latino tardo; fu botanico, anche se non raggiunse il livello di Linneo, di Andrea Mattioli e di Ulisse Aldrovandi; fu professore alla “Sapienza”, igienista e autore di due libri fortunatissimi che ebbero molte edizioni, nella seconda metà del Cinquecento e nel Seicento. Il Settecento, secolo illuminista e razionale, secolo patito per la scienza, dimenticò Castor Durante che oggi è un autore quasi sconosciuto.

La medicina occidentale cinquecentesca riconosceva due padri: Ippocrate il greco che fondò le sue teorie sui quattro umori corporei (sangue, flemma, bile e atrabile) _ come quattro erano i principi dell’universo (aria, acqua, terra, fuoco), secondo la filosofia di Empedocle _ e Galeno, di epoca romana, il medico che basò la sua scienza sulla pratica delle sezioni anatomiche. All’epoca di Castor Durante, le opere di questi due scienziati, arrivate attraverso la mediazione della medicina araba, della Scuola Salernitana e della Scolastica, furono il punto di partenza per uno straordinario rinnovamento delle scienze mediche e chirurgiche.

Cura con applicazione di ventose Incisione di G. Ghisi, del XVII sec.

Ippocrate di Kos e la filosofia della medicina

La figura storica del più grande medico dell’antichità, del fondatore della medicina occidentale, è appena distinguibile da quella mitica e le sue opere sono confluite nel Corpus ippocraticus, mescolate a testi della sua Scuola. A metà Ottocento Emile Littré ha attribuito ad Ippocrate 72 libri che riguardano 53 opere diverse.

Ippocrate nacque nel 459 o nel 460 a. C. a Kos, isoletta del Mar Egeo, dove già  fioriva una Scuola di Medicina. Scrisse in dialetto ionico, con prosa classica semplice e elegante. Il testo più noto è il giuramento che Ippocrate imponeva ai medici e che, come testo iniziatico, pronunciano ancora oggi i neo laureati in Medicina: obbligo ad astenersi da pratiche dannose per il malato, dall’aborto e dal veneficio; obbligo al segreto professionale e a considerare sacra  la propria arte. In Aforismi Ippocrate condensò i principi del suo credo scientifico.

L’uomo possiede una meravigliosa energia vitale, quasi un fluido che si muove nel suo corpo ed è regolatore supremo della armonia necessaria ad una vita sana. L’organismo è una unità biologica, non una semplice somma di organi, dalle funzioni diverse. Sull’individuo, vivente nel cosmo, agisce in modo determinante l’ambiente, da cui derivano le malattie, e dall’ambiente l’uomo deve difendersi e all’ambiente deve adattarsi. Ogni individuo produce quattro umori: sangue, flemma, bile gialla e bile nera o atrabile. Le funzioni normali o patologiche corrispondono a situazioni di equilibrio, oppure di squilibrio, di questi umori. Anche il “temperamento” dipende dalla miscela umorale, che è variabile e tipica di ogni organismo. Il “temperamento” può essere di quattro tipi, a seconda del prevalere di un umore: sanguigno, flemmatico, bilioso, melanconico o atrabiliare. Anche se hanno perduto ogni validità scientifica, termini come bilioso, melanconico, flemmatico e sanguigno sono rimasti nel nostro linguaggio, ad indicare particolarità fisische e psichiche di un individuo.

In terapia, Ippocrate dà importanza alla forza della natura e individua nella parabola della malattia le fasi successive della difesa naturale, che tenta di riparare ai danni prodotti dalle lesioni e dalle malattie. Questa dottrina, essenzialmente biologica, si fonda sulla osservazione e sul ragionamento ed è totalmente estranea a pratiche magiche e sacerdotali.

Fondamentale per Ippocrate la diagnosi: il medico deve considerare l’aspetto del malato, la respirazione, la quantità e localizzazione del sudore, il polso, la temperatura, le scariche, l’urina. Ippocrate praticava la palpazione e l’ascultazione _  poi cadute in disuso e tornate in auge nell’Ottocento _ distinguendo tre tipi di suoni: sfregamento come “cuoio nuovo”, rantoli umidi come “aceto in ebollizione”, e soccussione.

La salute, cioè la crasi, per Ippocrate è l’equilibrio tra quantità e qualità degli umori; la malattia, cioè la  discrasia, è invece uno squilibrio tra il sangue prodotto dal cuore, la flemma del cervello, la bile del fegato e la bile nera della milza. Alla crasi concorre il pneuma, o soffio vitale, che dai polmoni entra nel cuore, dove viene cotto dal calore e inviato agli organi, che sono capaci di attrarre la miscela umorale. La patologia quindi, non può riguardare un solo organo, ma è generale. Per le sue particolarità fisiche e psichiche, per fattori ereditari, un uomo è portato a contrarre determinate malattie e ad essere immune da altre.

Ippocrate sosteneva che alcune malattie dipendono da dieta errata, dall’aria malsana, dal ritmo dell’attività fisica ed intellettuale. Come terapia, egli consigliava diete personalizzate e prescriveva massaggi, ginnastica, bagni in acque minerali. Evitava i salassi, per non indebolire l’organismo. Alcune malattie come la polmonite, la pleurite, la tisi, certe malattie del sistema nervoso e dell’apparato digerente gli furono note e ancora oggi le sue intuizioni restano fondamentali.

La circolazione del sangue secondo Galeno

Il concetto di circolazione del sangue fu espresso nella seconda metà del Cinquecento da Andrea Cisalpino, quindi era sconosciuto nel II secolo d. C., all’epoca di Galeno. Si credeva che il sangue fosse “attratto” dagli organi e vi penetrasse per una sorta di moto ondoso. Galeno distinse il sangue arterioso, ricco di aria, cioè di pneuma, da quello venoso, carico del nutrimento prodotto dagli organi digestivi. I due tipi di sangue erano comunque in contatto, perché, recidendo una arteria ad un animale, Galeno ne aveva osservato la morte per totale dissanguamento. Galeno individuò questo passaggio in presunti minuscoli fori nel setto che divide il cuore destro da quello sinistro. Il pneuma, egli insegnava, penetra nei polmoni e poi, attraverso l’arteria polmonare, giunge al cuore sinistro, centro delle arterie e del sangue arterioso o “spiritoso”. Il fegato era invece la fonte del sangue venoso, o nutritivo, ricco degli alimenti che, attraverso le vene, vi giungono dall’intestino. Dal fegato, per attrazione, il sangue nutritivo andava agli organi, dove si depositava, e anche al cuore destro, per la vena cava inferiore. I fori invisibili del setto cardiaco consentivano il passaggio del sangue nutritivo nel cuore sinistro, dove, mischiato al pneuma, si distribuiva a tutto il corpo attraverso l’aorta. Una parte, attraverso l’arteria polmonare, andava a nutrire i polmoni. Le vene polmonari avevano un doppio decorso, perché portavano al polmone il sangue carico di “fuliggini” e lo riportavano al cuore purificato.

Questo abbozzo di circolazione era basato su cinque errori: il fegato che produce il sangue venoso nutritivo, il cuore che produce il sangue arterioso o “spiritoso”, il cuore sinistro e destro che comunicano attraverso fori nel setto, il sangue che si esaurisce negli organi, le vene polmonari che hanno un doppio decorso. Galeno aveva tuttavia intuito la funzione purificatrice dei polmoni e che il sangue apportava pneuma e nutrimento a tutto il corpo: la purezza dell’aria respirata e la qualità del cibo ingerito erano quindi fondamentali per la conservazione della salute. Dei cinque errori di Galeno fu corretto per primo quello della supposta porosità del setto cardiaco. Ma Michele Servedo, il medico spagnolo che dimostrò l’errore e prospettò l’idea della piccola circolazione, fu arso per eresia antitrinitaria. La Scolastica infatti aveva assorbito la teoria di Aristotele che il cuore fosse “trino”.

La medicina esce dal Medioevo

Dioscorides Pedanius De medicinali materia libri sex Francoforte, Chr. Egenolphum, 1543, in folio. Il cappero

Nella seconda metà del Cinquecento la medicina “scientifica” aveva fatto molti passi in avanti, sostenuta dalla medicina “pratica” a svincolarsi dalle imposizioni della Scolastica che precludevano ogni possibilità di critica, aiutata dalla legislazione sanitaria, dalle Corporazioni mediche, dagli studi di anatomia e dalla nascita degli ospedali. Nel 1571 il medico aretino Andrea Cesalpino ipotizzò il transito fisiologico del sangue, dalle arterie alle vene, attraverso invisibili vasi capillari. Girolamo Fracastoro, cui fu affidata dal Concilio di Trento la vigilanza sanitaria, ipotizzò la teoria microbica delle infezioni. Gerolamo Cardano mise le basi della moderna psichiatria, Prospero Alpino fondò la medicina tropicale, Girolamo Mercuriale si occupò di pediatria e di ginnastica medica, Andrea Bacci elevò a livello scientifico l’idroterapia, Gabriele Falloppio studiò le ovaie, Bartolomeo Eustacchio osservò l’organo dell’udito, Paracelso introdusse la terapia con elementi chimici, in particolare con estratti di tinture. Tra i naturalisti brillò Ulisse Aldrovandi e Berengario da Capri introdusse, per la sifilide, la cura mercuriale. Con la figura del chirurgo ostetrico nasce la moderna ostetricia; l’oculistica si affida ai principi della fisica, mentre la chimica si stacca dalle pratiche alchimistiche e la fisiologia intravede la vera funzione della bile nella digestione.

Nel Cinquecento, molti medici sono anche umanisti e molti sono ebrei. In Italia la cultura medica raggiunge vette altissime.

Castor Durante
A Gualdo Tadino, un borgo umbro sulla Flaminia, a pochi chilometri da Foligno, nel quartiere di Porta San Donato, nel 1530 (o nel 1529) nacque Castor, rampollo della illustre famiglia Durante che aveva dato letterati, medici e avvocati. Il padre, Giovanni Diletto, fu letterato e giureconsulto, e un fratello di Castore, al quale non senza ragione fu imposto il nome Polluce, esercitò a Viterbo l’avvocatura.

Pagina illustrata tratta da De arte Gymnastica di Girolamo Mercuriale

Medico, naturalista, filosofo, letterato e poeta, in latino e in lingua, Castor Durante si laureò in Medicina a Perugia e nel 1566 fondò a Gualdo Tadino l’Accademia dei Romiti. Nel 1567 fu nominato medico del Comune di Gualdo. Si trasferì poi a Viterbo e sposò Bartolomea Filareti di Valentano, da cui ebbe Giulio e Ottavio, entrambi medici e letterati. In seconde nozze sposò la romana Ortensia Rusconi, da cui ebbe Giovanni.
Castor Durante fu onorato della cittadinanza di Perugina (1571), di Viterbo e di Roma, dove nel 1587 fu chiamato come “lettore” di Botanica alla Sapienza. Forse fu anche prefetto dell’Orto Botanico, che allora era in Vaticano. Un anno dopo la sua elezione, nel 1586, Sisto V Peretti lo nominò archiatra pontificio, probabilmente su segnalazione del cardinale Hieronimo Rusticucci. Non tutti i biografi sono tuttavia concordi su questa nomina ad archiatra. A papa Sisto, che i romani chiamavano “tosto” e di cui si diceva: non la perdonò manco a Cristo, e a sua sorella Camilla Peretti, colei che tutti vogliono e nessuno piglia, Castor Durante dedicò i suoi due libri più famosi: l’Herbario nuovo e Il Tesoro della sanità.

La fortuna di questi due libri, che ebbero molte edizioni diverse (Il Tesoro della sanità ne ebbe 30, tra il Cinquecento e il Seicento) va ben oltre il favore che può procurare una dedica. L’Herbario nuovo che, per le illustrazioni di botanica, è considerato uno dei libri più belli del Cinquecento, è stato recentemente riproposto in edizione anastatica.

Durante fu anche poeta “laureato”, cioè cinto di alloro in una fastosa cerimonia pubblica. Il botanico Plumier gli dedicò una famiglia di piante che chiamò Castorea e Linneo diede il nome Duranta ad alcuni arbusti americani che per primo Castor Durante descrisse con esattezza.

Morì a Viterbo nel 1590 e fu sepolto nella chiesa del convento di San Francesco, nel passaggio verso la sacrestia, sotto una lapide priva di iscrizioni, come aveva espresso nelle sue ultime volontà. All’Istituto Botanico di Bologna si conserva un suo ritratto.

Fausta Samaritani

31 dicembre 2002

Erba panacea, detta anche tabacco, peto o nicotina I Fratelli Agamben fotografi aquilani Il Tesoro della sanità di Castor Durante

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete l'8 ottobre 2015