La  fantastica palla da tennis di Mario Soldati

di Tina Borgogni Incoccia

 

Il suggestivo racconto di Mario Soldati inizia con una splendida apertura panoramica che si allarga dal massiccio delle Alpi Apuane, grigie, azzurrine, frastagliate e selvagge fino alla dolce pianura della Versilia, protesa quasi per un abbraccio verso il mare Tirreno. Siamo alla fine di un  pomeriggio d’estate, in una vecchia villa a mezza costa della montagna, in mezzo a un parco, dove una numerosa comitiva si è riunita per un cocktail-party. Molti ospiti sono arrivati al seguito di altri invitati e quindi con poche informazioni reciproche.

Il racconto è in prima persona, come ogni racconto fantastico che si rispetti, per contribuire all’attendibilità della storia narrata, (almeno secondo Tsvetan Todorov, studioso di questo genere letterario).

La categoria dello sguardo sembra avere un ruolo importante nella narrazione. Dopo la felice apertura paesaggistica iniziale la descrizione dell’ambiente continua, ma con delle notazioni di carattere opposto che sottolineano l’umidità del luogo volto a settentrione, il nero lucido dei sempreverdi nell’ultimo chiarore spettrale del sole e una sensazione diffusa di freddo e di malinconia che comincia a provocare nel lettore una sorta di  disagio. Lenhart, Tennis, manifesto

Il narratore si trova in compagnia di un amico, aggregatosi all’ultimo momento, tanto che non conosce nemmeno il nome dei padroni di casa. Mentre passeggiano per il giardino scosceso, notano nell’estrema parte del ripiano addossato alla montagna un campo da tennis, dove, nella penombra del crepuscolo, si sta svolgendo una tranquilla partita di tennis tra quattro bianche figure silenziose che non rispondono al loro cenno di saluto. Il ritmo del gioco è quasi languente, rallentato, piuttosto antiquato, come le gonne plissées delle signorine, un po’ più lunghe di quelle attuali.

 

Intanto l’amico, informato del nome dei padroni di casa, sembra manifestare una  grandissima agitazione, tanto che non può resistere al desiderio di raccontare una storia misteriosa che riguarda un importante personaggio della loro famiglia, un senatore morto da tempo.

Così, abbiamo un racconto di secondo livello, inserito nel primo con la funzione di diffondere una strana atmosfera, adatta a preparare la scena di genere fantastico che si realizza successivamente. L’elemento inquietante della storia narrata è costituito dal fatto che il senatore in questione, morto improvvisamente per un aneurisma nella città di Lucca dove abitava, si era presentato sia pure per pochi attimi, nella sede romana della commissione parlamentare di cui faceva parte, proprio nel momento corrispondente alla sua morte, fatto avvenuto senza ombra di dubbio, dato il numero considerevole di testimoni.

Il turbamento si accentua ancora di più allorché la padrona di casa, cui è stata richiesta ospitalità per un’eventuale futura partita di tennis, dichiara: Ma che dice? In quel tennis non ci gioca più nessuno da... da... forse quarant’anni! Non ha visto in che stato è? Questa notizia sconvolge ovviamente il narratore e il suo amico tanto che, non avendo il coraggio di andare a verificare da soli, prima di lasciare la villa chiedono alle loro mogli di salire fino alla sommità del giardino, con la scusa  di ammirare un particolare ornamentale.

E’ ormai notte e la luna è alta. Il campo da tennis è illuminato solo per metà, mentre nell’altra, la montagna proiettava un’ombra nerissima e impenetrabile. [Notiamo l’uso dell’iperbole] Una civetta strillò acutissima. Il campo è deserto e il terreno è assolutamente impraticabile per una partita regolare. Mentre si allontanano, sentono il rumore secco della palla che rimbalza sul terreno.

 

Trattenemmo il respiro, presi forse da un principio di vero terrore e tuttavia affascinati: incapaci per un attimo di qualsiasi moto.

Ci voltammo insieme: in tempo per vedere una palla bianca, una palla da tennis, che aveva ancora due o tre rimbalzi su quel terreno matto, e poi spariva per sempre nel buio.

    

Il racconto è bene strutturato nel suo insieme e riesce a mantenere assai vivo il senso di suspence, raggiungendo un effetto sicuramente suggestivo, tale da coinvolgere nello stesso brivido i personaggi e il lettore.

 

Tina Borgogni Incoccia

 

Mario Soldati, 55 novelle per l’inverno, Mondadori, 1972

 

  Per piacere non copiate testo e immagine

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18 aprile 2003

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