Donne elette all'Assemblea Costituente

Maria Federici all'Assemblea Costituente

Maria Federici Agamben e la Costituzione 2016

Vittoria del diritto
Di Maria Federici

«Con l’approvazione dell’ordine del giorno da me presentato, e sottoscritto da molti colleghi, si è chiuso il dibattito sull’accesso della donna alla magistratura.
L’ordine del giorno, rifacendosi all’articolo 48, ha portato l’assemblea a riconoscere che “per quanto riguarda l’accesso della donna alla magistratura l’articolo 48 contiene le garanzie necessarie per la tutela di questo diritto”.
Abbiamo con questo ultimo atto assolto a uno dei compiti che ci eravamo assunti, entrando a far parte dell’Assemblea Costituente. Giustizia per la donna.
Nella nuova Costituzione, contrariamente a ciò che può constatarsi nella Carta Albertina, la donna è citata come postulanti di sacri e sin qui misconosciuti diritti.
Non soltanto l’articolo 3 la accomuna, senza alcuna distinzione, alla generalità dei cittadini, i quali hanno tutti pari dignità sociale e sono uguali di fronte alla legge; non soltanto per lei vale (articolo 31), come per ogni cittadino, la possibilità di svolgere un’attività o una funzione conforme alle proprie possibilità e alla propria scelta, ma la donna è soggetto di diritto di particolare rilievo in altri luoghi della Costituzione.
L’articolo 33 la tutela nei suoi diritti di lavoratrice (quanto sin qui vergognosamente calpestati), nella sua missione familiare, e assicura un’adeguata protezione a lei e ai suoi figli.
L’articolo 48 fa cadere definitivamente ogni esclusione della donna dalle cariche elettive e dagli uffici pubblici. La Legge, e soltanto la Legge, determinerà i requisiti utili al godimento di questo diritto, e noi confidiamo nel futuro legislatore, cui sarà affidato il compito di rendere vivo e operante, dandone interpretazione autentica, il testo costituzionale.
Dopo aver accompagnata la madre, la lavoratrice, la professionista lungo il cammino, non sempre facile e non sempre reso facile, che conduce verso un assetto sociale ispirato a maggiore giustizia, abbiamo creduto di dover sostenere con tutte le forze il diritto della donna ad accedere all’amministrazione della giustizia.
Lo abbiamo fatto pensando a tutto il bene che la donna magistrato può fare, come giudice, in un tribunale di minorenni, quando si troverà dinanzi un fanciullo o una giovane oppressi dall’onta del delitto, oppure in un tribunale comune una donna, la quale sulla donna che dovrà giudicarla, sentirò, sia pure coperto dalla toga nera, il palpito di un cuore che tuttavia la comprende. Lo abbiamo fatto per il bene che dall’esercizio di così alta funzione, la donna farà fluire su un mondo squallido e desolato, come è quello ove il fratello si erge a giudice del fratello. Ma non è tutto. Lo abbiamo fatto perché la dignità della donna, che il Cristianesimo ha affermato, per primo in una società intessuta di privilegi fondati sulla forza, fosse dalle donne difesa e alle donne affidata alla tutela sicura e solenne della Costituzione.»
“Vittoria del diritto” di Maria Federici, «Il Popolo», a. 1947, n. 281, (27 novembre), p. 1.


2 giugno 2016
A 70 anni dalla elezione dell’Assemblea Costituente

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