Limpida e armonica è la pagina di Lorenzo Magalotti, spesso venata di ironia

Magalotti presenta un suo protetto

Magalotti presenta un suo protetto,

ignorante e  soldataccio

lettera di Lorenzo Magalotti

Al Sig. Marchese Carlo Teodoli

 

Un portiere della Regina Madre [i] ammesse una mattina nel suo gabinetto un forestiero non conosciuto né da lui né da altri. Tutti subito a domandarsi l’un l’altro e donne, e uomini, chi è costui? chi è costui? Richiestone il portiere, disse che non lo sapeva: ma che in tant’anni che esercitava quella carica, non essendosi mai ritrovato a domandare a nessuno chi ei fosse, che questi non gli avesse risposto il marchese tale, il marchese cotale, trovato che costui se gli era spacciato per conte, s’era creduto in obbligo di lasciarlo entrare per la sola rarità del fatto. Per questa istessa ragione ancor io mi estimo in obbligo di farvi vedere l’esibitore della presente; non perché egli sia un conte, essendo per verità un marchese, ma per essere un cortegiano dalle fasce, che in materia di amicizia, per quello che io ne so per me medesimo, e per quello che ne ho inteso dire da altri, peccatum non fecit, nec dolus inventus est in ore ejus. Veduto che l’avrete (al quale effetto non occorrerà che vi pigliate la briga di mettervi gli occhiali) potrete rimandarlo segnato e benedetto; giacché questo è tutto quello in che consiste la sua rarità. Egli non è dotto, anzi credo, fra gli altri suoi pregi singolari, ch’ei non sappia né leggere né scrivere; egli solamente non è gentile ma il suo forte consiste nella brutalità; ragione forse per la quale appena escito, o per meglio dir scacciato di paggeria [ii] , dove bastonava tutti non risparmiando né i maestri né il governatore, se ne andò alla armata imperiale in Alemagna, dove sarebbe ancora per nostra buona fortuna, se certi maledetti calcoli non gli avessero fatto riconoscere quel mestiere per altrettanto improprio ai suoi reni quanto era proprio a dissimulare sotto apparenza di coraggio la sua bestialità; la quale facendolo andar innanzi per pura incapacità d’arrivare a intendere che le punte bucano o che le palle sfondano, in tre o quattro battaglie nelle quali si ritrovò, fu presa da molti semplici per bravura, e particolarmente dal nostro buon Caprara suo colonnello, che trovandoselo sempre accanto in tutti i luoghi dove faceva più caldo, con quel suo sangue dolce bolognese se gli affezionò in modo che è vergogna di dirlo per la gloria di sì grand’uomo!…

Io, che con tutti i suoi difetti, esercito per me quello di volergli un grandissimo bene, ve l’accompagno con queste righe, benché mi dispiaccia, col davi a conoscere lui, di darvi anche a conoscere il cattivo gusto del Granduca mio padrone, il quale l’ama e lo stima non ordinariamente. Usatene ora come vi piace. Quello che c’è di buono è che lo avrete pochissimo dattorno, e pertanto se avete curiosità di riscontrare la verità del carattere che vi fo di lui, fatemi per vita vostra il piacere di ritrinciare [iii] , nel trattar con esso, tutti i preliminari delle antiche conoscenze, ammettendolo dalla prima alla sontuosità delle bevande che si servono nel vostro Liceo. Se egli non fracassa la prima volta tutte le chicchere per essere il caffè o troppo austero o troppo dolce, e se non bastona voi e tutta la conversazione, dite che sono un altro. Addio

Lorenzo Magalotti

Firenze, 22 aprile 1695

 

La lettera fu pubblicata su “L’Illustrazione Popolare”, vol. XI, n. 16 (14 febbraio 1875), pp. 247-250.

 

Lorenzo Magalotti (Roma 13 dicembre 1637 - Firenze 2 marzo 1712). Uomo politico, letterato, cortigiano, divulgatore scientifico, segretario dell’Accademia del Cimento, socio dell’Accademia della Crusca. Opere: Lettere scientifiche ed erudite, Lettere sugli odori, Lettere sui buccheri, La Madreselva, Notizie dell’Europa non barbara, Saggi di naturali esperienze, Scritti di Corte e di mondo. Nato in famiglia nobile fiorentina, studiò dai Gesuiti, quindi all’Università di Pisa dove ebbe come insegnanti Marcello Malpigli e Vincenzo Viviani che gli aprirono la strada verso una ricerca scientifica rigorosa e lo indussero a affinare il gusto per il sapere enciclopedico e per l’osservazione critica della realtà. Viaggiò in Europa, talvolta con incarichi diplomatici, approfondendo le sue conoscenze nelle lingue e nei diversi sistemi politici e sociali. Limpida e armonica, la sua pagina è spesso venata di ironia sottile. Fu sofferta la sua fedeltà all’ortodossia cattolica e, entrato nell’Ordine dei Filippini, ne uscì dopo pochi mesi.

Alternava periodi di solitudine nella sua villa alle porte di Firenze, a altri di totale immersione nella vita alla corte granducale. Scrisse canzoni in rime anacreontiche e ditirambi e i suoi versi furono apprezzati in Arcadia. Raffinato e sensibile, quasi un sensista, rese con rarefatta e rara prosa la sua poetica mania per gli aromi. Nei Buccheri racconta la tecnica di cuocere terraglie, mescolandole a erbe odorose, conosciuta dagli Arabi che, con tali mattoni, costruirono intere moschee; ma nota anche ai Maia che produssero boccali e recipienti aromatici. Importata in Spagna, questa tecnica aveva dato origine a un raffinato artigianato, oggi scomparso. Con prosa sensuale e raffinata Magalotti evoca un mondo di salotti in cui aleggia una sinfonia di effluvi che esaltano i sensi, sino al delirio. La prima edizione delle Lettere scientifiche ed erudite di Lorenzo Magalotti, il letterato considerato il fondatore della filosofia degli odori, è apparsa postuma a Firenze, nel 1721.

(a cura di Fausta Samaritani)

31 dicembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 23 ottobre 2015



[i] Luisa Margherita di Gastone d’Orléans aveva sposato nel 1661 il Granduca di Toscana Cosino III.

[ii] La scuola per ragazzi di nobile nascita, in cui si apprendevano i primi rudimenti dell’arte militare.

[iii] Ritagliare.