Il fantastico nella letteratura italiana

Un istinto lunare e inquietante germoglia in molti scrittori

di Tina Borgogni Incoccia

 

Nel 1983 Italo Calvino curò un’antologia, in due volumi, di racconti fantastici dell’Ottocento, ma escluse gli autori italiani dicendo che non voleva farli figurare soltanto per obbligo di presenza. Del resto Leopardi affermava che nessun popolo crede meno agli spiriti degli Italiani e anche Alessandro Manzoni lasciava i fantasmi agli scrittori nordici, facendo prevalere nel suo romanzo una forma di realismo moderato, frutto di amore per il vero o almeno per il verisimile. Possiamo dire insomma che il nostro Romanticismo ha avuto una componente più illuminista che romantica, rifiutando una letteratura dominata dal mistero e dalla paura. Benedetto Croce era ugualmente convinto che l’anima italiana tendesse naturalmente al definito e all’armonico. Gli Italiani, immersi nella loro atmosfera limpida e solare, avrebbero lasciato gli spettri e le streghe alle brume del Settentrione.

Esiste però anche la fascinazione esercitata dai demoni meridiani e dalle profondità del mare Mediterraneo possono emergere sirene incantatrici.

Pochi anni dopo la pubblicazione di Calvino, Ghidetti e Lattarulo, quasi a smentire le affermazioni succitate, raccolsero, nei due volumi di Notturno italiano, racconti fantastici italiani dell’Ottocento e del Novecento e D’Arcangelo e Gianfranceschi  curarono una Enciclopedia fantastica italiana, in cui troviamo la presenza di tutti o quasi tutti i nostri narratori di quel periodo: Giovanni Verga, Luigi Capuana, Antonio Fogazzaro, Matilde Serao, Federico De Roberto, Italo Svevo, Guido Gozzano, Giovanni Papini, Massimo Bontempelli, Luigi Pirandello, Alberto Savinio, Dino Buzzati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Giorgio Vigolo, Tommaso Landolfi, Alberto Moravia, Mario Soldati, Italo Calvino ed altri, tutti con il loro bravo scheletro nell’armadio, autentici scrittori fantastici, anche se poco valorizzati per questo lato lunare del loro immaginario, considerato in Italia sempre un po’ marginale.

 

In realtà l’Italia, nota Gianfranceschi, ha una ricca eredità di antiche tradizioni filosofiche ermetiche, di presenze archeologiche enigmatiche, di forte religiosità, e il fantastico italiano ha anzi una sua specificità che è proprio il contrario dell’immaginario nero, gotico d’Olralpe, non soltanto per la solarità tipicamente mediterranea, ma anche per la presenza del sale sdrammatizzante dell’ironia che crea una specie di controcanto realistico, rispetto alla magia dell’atmosfera fantastica.

Il realismo magico, variamente ricco di mistero inquietante, è presente in certe rappresentazioni pittoriche di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Casorati, Giorgio Morandi, Mario Sironi, Gino Severini, Donghi e altri artisti.

Non è facile definire con precisione il genere fantastico, ma sicuramente esso provoca in noi un senso di esitazione, una sospensione di giudizio allorché nell’ordine razionale delle cose che conosciamo si verifica un qualcosa di inspiegabile razionalmente, di trasgressivo rispetto alla norma, tanto da causarci turbamento e attrazione nello stesso tempo.

Questa sensazione può essere provata soltanto in una società dominata dalla fede nella ragione, perché il fantasma non è fantastico se si crede nei fantasmi, come nel mondo medievale o in certe culture ancora primitive.

 

Tsvetan Todorov aveva scritto nel 1970 un saggio sull’argomento analizzando vari racconti fantastici, sulla base del loro impasto verbale e della loro struttura linguistica, cercandone i segni verbali rivelatori, quasi un comune denominatore, oltre alle tematiche che possono variare con il variare dei tempi e dei modelli conoscitivi dominanti. Egli osservava che il genere fantastico non va confuso con lo strano, quando certi fenomeni, dapprima inspiegabili, vengono poi spiegati razionalmente, né con il meraviglioso che è il tipico mondo delle fiabe, né con l’allegorico, quando almeno l’allegoria è evidente come avviene nelle favole con animali parlanti, né con il poetico, ove si stabilisce una convenzione speciale tra autore e lettore. Con uno spirito classificatorio un po’ esasperato, Todorov articolava tutta una serie di sottoinsiemi: fantastico meraviglioso, meraviglioso scientifico, meraviglioso esotico e altri.

Nell’analisi di un racconto fantastico può risultare interessante utilizzare alcune sue indicazioni relative ai segni verbali di riconoscimento: ad esempio l’uso frequente della iperbole, l’abbondanza di superlativi, l’enunciazione narrativa fatta in prima persona per rafforzare l’autenticità del racconto, le formule modali introduttive che servono a creare un'atmosfera di incertezza: mi sembrava che... era come se... ecc.

Riguardo alle tematiche tipiche del racconto fantastico, Todorov le raggruppa in due categorie che chiama temi dell’io e temi del tu, anche se non è sempre possibile identificarle con precisione.

La prima categoria  implicherebbe un atteggiamento essenzialmente passivo e di isolamento del personaggio principale e vi sarebbe predominante l’uso dello sguardo; la seconda  implicherebbe invece un’azione attiva del personaggio rispetto al mondo circostante e vi sarebbe predominante l’uso della voce, cioè del discorso che serve a metterci in relazione con gli altri.

Una costante della prima categoria è una forma di pandeterminismo, come se l’universo si trovasse preso in una rete di intercomunicazioni, di continue metamorfosi, in cui viene abolita la separazione di solito invalicabile tra materia e spirito, con una dilatazione del tempo e dello spazio privi di limitazioni razionali, come può verificarsi durante un attacco di follia o sotto l’effetto di droghe.

Nella seconda categoria sarebbe determinante la presenza della sessualità, tesa al superamento del limite e che talvolta può incarnarsi in figure soprannaturali come il diavolo. Affermare la sessualità significa trasgredire i dettami religiosi, perciò la donna è rappresentata spesso come una figura demoniaca. Possono essere presenti anche aspetti della sessualità trasgressivi rispetto alla norma, come l’incesto, l’omosessualità, l’amore a tre, il sadismo, la necrofilia, il feticismo, ecc. Un tema compresente con la sessualità è la morte e, per contrasto, il sangue che dà la vita.

 

Non è facile ordinare razionalmente questa materia che costituisce l’immaginario più immaginario nel campo dell’immaginario, cioè della letteratura; ma facendoci intravedere l’ambigua dimensione di ciò che è ignoto e perturbante, essa può sollecitarci a nuove conoscenze quasi cercando di anticiparle.

Senza pretendere di esaurire la varietà delle interpretazioni, l’attenzione posta ai segni verbali ricorrenti nella struttura narrativa ci sembra che possa contribuire efficacemente ad una lettura più stimolante del testo.

Tina Borgogni Incoccia

 

Racconti fantastici dell’Ottocento, a cura di Italo Calvino, Milano, Mondadori, 1983

Notturno italiano, 2 voll., a cura di Ghidetti e Lattarulo, Ed. Riuniti, Roma,1985

Enciclopedia fantastica italiana, a cura di D’Arcangelo e Gianfranceschi, Milano, Mondadori, 1993

T. Todorov, La letteratura fantastica, Milano, Garzanti, 1983, (1970)

 

Sul fantastico e dintorni Il Glof con Fruttero e Lucentini Il Tennis di Soldati Due racconti fantastici Magica Trieste di Antonio Gazzoletti

Lighea di Tomasi Lampedusa Matilde Serao e Le fiabe di Carlo Gozzi

25 maggio 2002

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