Il fantastico in Guido Buzzelli

Verso un futuro carico di minacce

di Fausta Samaritani

 

Pezzi trovati, pezzi perduti

L’idea di una interfaccia per le risorse in Rete risale al 1991, si chiamava Gopher ed era un programma che collegava i computer della University of Minnesota. L’anno successivo è nato Mosaic, la cui prima versione fu distribuita gratuitamente via Internet a gennaio 1993. La Rete, nata negli anni Sessanta negli Stati Uniti per fini esclusivamente militari, a partire dai primi anni Novanta, da sistema di comunicazione statunitense in ambito strettamente accademico, si è trasformata in un sistema di connessione globale, in un fenomeno di comunicazione di massa.

 

Nel 1992 muore a Roma Guido Buzzelli. Non ha mai visto, né sentito parlare di Internet. Autoritratto di Buzzelli

Ma certi artisti vedono anche nel futuro; sentono, annusano il futuro prossimo venturo.

Sul mensile francese “Charlie” esce a puntate, tra il 1971 e il 1972, Zil Zelub, racconto filosofico a fumetti, parabola laica a fine tragico, con disegni e testo di Guido Buzzelli. In italiano, viene riproposto parzialmente nel 1973 dal settimanale “Menelik” e pubblicato integralmente nel 1975 dalle Edizioni Grandi Avventure, quindi da Rizzoli. Il titolo è l’anagramma del nome dell’Autore e il personaggio principale, che porta questo nome, ha le fattezze di Buzzelli. Un segno graffiante e ironico racconta la storia di un anti-eroe, di un violinista che si accorge improvvisamente di andare in pezzi: non controlla più gli arti, né la testa; si riduce a burattino disarticolato e perde coscienza della propria identità, divenendo preda dei più bassi speculatori, in politica come nell’industria inquinante. Dopo un tentativo, fatto dal chirurgo Arto in una clinica privata per farlo tornare «integro e felice», Zil torna a perdere pezzi. Telefona disperato al chirurgo che gli dice: «… Ma venga pure di nuovo da me. Ritenterò… Che ne dice di farsi fotografare… prima e dopo l’intervento? Sarebbe una grande pubblicità per entrambi… ci pensi». Disperato, Zil ricorre alle cure della maga Magaly: «Occorreranno molte sedute… capirà, il caso è complicato… comincerò col bruciare delle speciali erbe… lei dovrà respirarne il fumo profondamente». E’ poi la volta dello psicologo Hinder che fa sognare Zil: «Io la guarirò... ora, cerchi di dormire subito che è molto stanco… quando sarà sveglio mi chiami. Parleremo e magari lei mi racconterà i suoi sogni». Disarticolato e disilluso, Zil cade nelle mani di speculatori che vogliono fare di lui un fenomeno da baraccone. Zil è un solitario: da bambino sognava di lottare contro tutte le ingiustizie di questo mondo e finisce in catene di plastica, incapace di uscire dalla sua condizione di prigionia. Con la scusa di guarirlo, lo psicologo ha mutato il sogno eroico in violenta aggressività contro gli altri: Zil è diventato così un mostro, la cui cattura giustifica, in ambito politico, la reazione. Sul corpo immobilizzato di Zil, abbandonato su una spiaggia fetida, volano indistruttibili uccellacci di plastica, scorie infette di una società dei consumi che non conosce più limiti.
C’è, in questa storia filosofica, un richiamo alla condizione del solitario navigatore nel Web?

 

L’utente di Internet vive in sudditanza, rispetto ad implacabili burattinai che muovono i fili della ricerca in Rete. Quando si collega, può accadere che un invisibile mostro, che il suo computer ha ingoiato, lo mandi inesorabilmente in un certo sito, dentro un determinato motore di ricerca, sopra una particolare immagine. La ricerca personale, che è stimolata dal desiderio di conoscenza, diventa così una chimera che si allontana sempre più. Quando il navigatore si è scrollato di dosso le catene elettroniche, trova pezzi e bocconi di sapere, sparsi nella Rete come semi al vento. Una cosa è lì, un’altra è là… Se si impadronisce di un moncone, ha già perso il precedente pezzo, oppure il nuovo testo non combacia con quello immagazzinato.

Zil ogni tanto riusciva ad assemblarsi, ma i suoi arti non si trovavano mai al posto giusto: braccio destro e sinistro si invertivano, la gamba destra volava sulla testa e la testa si staccava in giù oppure saltava in alto, riapparendo a metri di distanza. L’uomo disarticolato e malamente ricomposto soffriva di un bruciante dolore fisico che si sommava a quello morale: aveva perso il baricentro, punto essenziale di riferimento per un uomo integro. Anche su Internet, può accadere di smarrire la bussola... Anche su Internet il navigatore può sentirsi disarticolato, impotente, avvertire una puntura acuta, proprio al centro del petto.

 

Due parole sulla grafica di Zil Zelub.

La tavola della pagina 17 è distribuita su tre strisce, tracciate nell’originale a china nera su fondo bianco. In alto Zil è rappresentato mentre tenta di scacciare un puzzolente uccellaccio di plastica; al centro Zil chiude la finestra e prende il violoncello, in basso perde il suo braccio destro. Linee trasversali tagliano l’intera tavola, collegando idealmente i tre settori: il violoncello in basso continua in alto nella linea obliqua della scala e la tenda risale verso la curva della poltrona di vimini, curva che si ribalta in alto, nella schiena arcuata di Zil. Linee parallele si ripetono, in un crescendo: i pioli paralleli della scala, il primo archetto in mano al violoncellista, il secondo archetto che fugge di lato, con il braccio che si stacca. Dal basso verso l’alto le tre strisce sono anche collegate, “fuori campo”, dal morbido ricciolo del violoncello, in un grazioso accordo visivo: fanno pensare alla “manina” che in alcuni siti serve a tornare indietro e a raccordare i file; mentre sono talvolta trasversali e inquiete le tracce che il nostro puntatore, a forma di freccia, lancia sullo schermo.

 

Le Sirene

In un piccolo olio del 1985, intitolato Il Canto delle sirene, Guido Buzzelli ha dipinto orridi uccelli, con occhi di fuoco e corpo di donna, accovacciati su scogli emersi davanti ad un mare in tempesta. E’ il primo di una serie di disegni e di oli, in cui compaiono questi demoni marini, minacciosi e urlanti. Cinque anni dopo, infatti, egli riprende il tema, in un quadro dal titolo Les sirènes en attendant Ulysse. Messe a guardia di due scogli nudi che, come Scilla e Cariddi, sbarrano l’accesso verso un mare agitato, all’orizzonte del quale si profila l’approdo sicuro di un’isola remota, le sirene ostacolano l’avanzare ansimante di una piccola barca che porta un solo passeggero. Il motore di questo guscio di noce è venato di rosso e sembra un debole cuore che batte a fatica. Ha scritto Paola Pallottino (Metamorfosi. Opere di Guido Buzzelli, Palombi Editori, 2002, p. 54):

«Titolo esplicito che, oltre a questo olio del 1990, designerà anche le cinque opere successive, tutte costruite sullo schema di un paesaggio marino raffigurante una baia o un passaggio fra scogli _ su uno dei quali, posto sempre a destra, starà a guardia una minacciosa sirena in primo piano _ contro un cielo nuvoloso che schiarisce all’orizzonte. Ma il clandestino dalle autobiografiche fattezze di Guido, riverso dentro un gommone naufragato a riva, che non si indovina se alluda alla sconfitta di un ritorno o a una forzata partenza, rende indecifrabile il significato, tanto più che le sirene del titolo, appaiono qui trasparenti e remote.»

 

L’asse obliquo, che segna il tratto di mare minaccioso che l’uomo sulla barca vorrebbe attraversare, è interrotto a mezzo da scogli, dai quali le sirene_ tonde bocche urlanti, seni scoperti, ali immense, artigli uncinati _ aggrediscono lo sfortunato navigante.

La serie di opere _ composta da disegni e da oli intitolati Les sirènes en attendant Ulysse _ è tra le ultime di Buzzelli. Rappresentano la sua lotta estrema contro il male fisico, la sua incontenibile, ma sempre frustata sete di libertà, la sua brama di conoscenza vera, oltre i richiami ingannevoli e maligni. Nel suo ultimo dipinto, l’uomo si abbandona inerte sulla nuda spiaggia da cui è partito, mentre le sirene, esaurito il loro compito, di dissolvono nell’aria.

 

Guido Buzzelli Les sirènes en attendant Ulysse, olio su tela, 1991

L’Ulisse di Buzzelli è stato associato alla letteratura classica, da Omero a Dante, e le sue sirene paragonate a quelle descritte nel Liber monstrorum del IX-X secolo.

E se Buzzelli avesse voluto anche alludere a sirene e a naviganti del futuro?

 

Le sirene oggi soffiano, contro la nostra libertà di essere e di pensare, dalle immagini della pubblicità pedante o ingannevole, dai riti vuoti della politica, dall’abbaglio del corpo muscoloso e liscio, oppure magro e piatto, ma che fa moda.

Le sirene di Buzzelli hanno viso tondo, occhi rossi e roteanti, seni formosi e pendenti; la loro minaccia è accentuata dalla linea rigida degli artigli e dal colore acido delle piume. Nella pubblicità-sonnifero, che ci assopisce e ci inganna, il tondo domina: visi grassi di bimbi felici, seni dolci di fanciulle in fiore, onda liscia di purea al cacao, profilo curvilineo di utilitaria con finestrini privi d’angolo, riccioli d’oro appena lavati, morbidi pannolini, polpacci torniti, merendine spugnose, lattine cilindriche, labbra femminili gonfie e chiari di luna… Nel confort ovattato la naturale vitalità non riesce a fuoriuscire, un po alla volta, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia: ma si accumula, si trasforma in aggressività e rischia poi di esplodere contro noi stessi o contro gli altri. Ma come è potuto accadere? _ qualcuno allora si chiede _ Sembrava una persona normale…

 

Ci sono sirene anche su Internet? Internet è infestata da sirene: palesi, occulte, misteriose, provocanti, lussuriose: sono le nostre moderne streghe. Sirene nude e invitanti sono capaci di darti una stangata, attraverso la bolletta del telefono.

La posta elettronica sopravvive dentro una selva selvaggia di messaggi infetti, pornografici, infidi. Accedere alla posta direttamente su Internet, senza scaricarla necessariamente nel tuo computer, è un’ancora di salvezza. Ma il tuo puntatore non deve neppure toccare le e-mail infette: cancellale subito con un clik! Si riprodurranno, sempre più numerose e minacciose. Guai se le tocchi e le fai entrare! Potrebbero fulminare il debole e misterioso cuore del tuo motore interno. Fuori a pedate!

Se una sirena si insinua nel tuo sistema operativo lo infetta, poi lo divora, pezzo dopo pezzo. L’accesso ad Internet può diventare un percorso ad ostacoli, verso la chimera di una lontana isola felice. Se un virus penetra nel tuo computer, il video traballa, sussulta, si spegne con un fischio. Resti spossato e vinto, davanti ad un vetro nero. Mentre, novello Ulisse, ti abbandoni sfinito sul tuo lembo di spiaggia vuota, la sirena maligna ha esaurito il suo compito e si dissolve in un mare buio e limaccioso. Scommetto che ha un viso tondo, come la luna.

Fausta Samaritani

 

Testo scritto per la Repubblica Letteraria Italiana e di cui sono vietate la riproduzione, la sintesi automatica, la traduzione

 

 I doni fatali delle sirene

 

8 settembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it