Ritratti di Goffredo Parise

Una mostra a Roma

di Fausta Samaritani

 

Nel catalogo della mostra Goffredo Parise. Movimenti remoti _ una esposizione di libri, documenti, foto e opere d’arte che si pu˛ visitare a Roma, alla Casa delle Letterature in via dell’Orologio 3, dal 12 maggio al 9 giugno 2004 _ oltre ad una serie di fotografie, panoramica raffinata sull’intera vita dello scrittore, sono riprodotte sette opere di artisti che appartennero al cenacolo che non di rado si riuniva intorno alla tavola di Parise, accolto dai gradevoli aromi della cucina tradizionale veneta: Giosetta Fioroni La nostra casa a Ponte di Piave (olio su tela), Mario Ceroli Ritratto di Goffredo Parise (multiplo in legno naturale), Giosetta Fioroni Ritratto di Goffredo Parise (colore argento su cartoncino), Paolo del Giudice Ritratto di Goffredo Parise (olio su compensato), Mario Schifano Ritratto di Goffredo Parise (olio), Carlo Guarienti Ritratto di Goffredo Parise (tecnica mista), Renato Guttuso Ritratto di Goffredo Parise (olio). Nella mostra romana sono visibili alcune opere della Fioroni, un multiplo di Ceroli, ma diverso da quello in catalogo, un ritratto di Parise dipinto da Maril¨ Eustachio e quello strepitoso olio di Mario Schifano _ un vortice di pennellate nervose, su fondali di composito blu listato di verde, di azzurro e di viola_ che appare anche sul manifesto delle giornate Goffredo Parise, i testi, i luoghi, le immagini (Vicenza, 9-21 aprile 1988). Parise, a 17 anni, pubblica Movimenti remoti e dipinge con stile già maturo e intenso; ma quando vede opere di Chagall esposte alla Biennale di Venezia, comprende che il pittore che sogna di diventare esiste già e abbandona i pennelli per dedicarsi alla letteratura.

Nel breve convegno che ha preceduto la mostra romana, Roberto Calasso ha raccontato il suo primo invito a cena a casa di Parise, che era un abile cuoco e un anfitrione sorridente e garbato: correva l’anno 1965, Calasso aveva 24 anni e da pochi mesi era nata la casa editrice Adelphi. Una telefonata di Parise lo informa che Gadda ha sciolto ogni riserva e finalmente ha accettato l’invito a cena: Calasso potrÓ dunque incontrarlo e subire il diluvio ininterrotto dell’eloquio gaddiano, miscela estrema di vocaboli e di suoni che a volte tocca il limite della pura comicitÓ, assistere cioè ad una geniale scena di teatro satirico improvvisato. Sette telefonate di Carlo Emilio Gadda a Parise, nell’intervallo di pochi giorni, per confermare e poi disdire, quindi nuovamente confermare e disdire… Tra le telefonate, quasi a chiedere scusa per quella altalena di indugi, invio di bottiglie di vino, di cui Parise è stato un raffinato intenditore. Quando il giovane Calasso varca la soglia della casa romana di Parise _ un balcone affacciato sul parco di Monte Mario, pareti bianche e luminose, arredo essenziale e terso _ Ŕ colpito dalla gran macchia blu di un ritratto di Parise, occhi di velluto, labbra serrate e chioma aerea, dipinto da Schifano a colpi furiosi di pennello, con ghirigori e macchie a rilievo che fuoriescono dalla tela…

 

Giosetta Fioroni, curatrice della mostra romana con Maria Ida Gaeta, ha scelto di mescolare, senza alcun problema di gerarchie, sue opere originali con altre sue opere, riprodotte in fac simile e con tecnica al laser tanto perfetta, che il visitatore non riesce a distinguere un originale da una copia. In un doppio ritratto, tracciato dalla Fioroni con largo segno nero e nervoso, sopra un foglio bianco sfumato di gialloverdi e di azzurrini, Parise appare adolescente, a 17 anni, nel ’47, sognante eppure turbato, al tempo de Il ragazzo morto e le comete; e poi, sullo stesso foglio, all’ultimo e pi¨ alto gradino della sua vita di autore, al tempo di Sillabario II, espressione intensa e assorta, la sigaretta pendente dalle labbra come nella fotografia di Elisabetta Catalano che Ŕ l’icona della mostra. Nell’intervallo di spazio e di tempo tra i due ritratti, assurti a simbolo di epoche estreme, alfa e omega di una feconda vita letteraria, delineati sullo stesso foglio e parzialmente sovrapposti, Giosetta Fioroni ci fa intuire il lungo itinerario letterario dello scrittore vicentino; eppure, ella adombra anche l’identitÓ di un uomo che Ŕ stato adulto da giovanissimo e che ha serbato nella piena maturitÓ le sue ossessioni adolescenziali.

 

Tra Parise e Giosetta Fioroni c’era un cane, amatissimo, di nome Petote. In un disegno ella rappresenta un sogno, fatto nell’estate del 2003: le persone sono in blu e i cani Baldo, Biri e Petote sono ritratti col mantello peloso marrone fulvo. Il racconto di Giosetta Fioroni, il cui sogno riassume per immagini salienti il senso di vite umane e di esistenze canine, che si sono magicamente incrociate, Ŕ questo:

Ecco Guido con Giosetta che ha al guinzaglio Biri il rosso e Goffredo giovanetto col mefisto di pelliccia. E qui sopra il gran Petote, che Ŕ sepolto a Pantanella. C’Ŕ poi Pieve di Soligo con Andrea in passeggiata. Ecco Baldo nel giardino della Pantanella con Nadia e Franco verso il mare di Giannella.

In un altro disegno _ largo ed essenziale segno grafico nero e pennarello azzurro_ la Fioroni ritrae Parise insieme a Petote, nel 1985. Le loro pupille sono sostituite da stelline, luminose come diamanti. Uomo e cane hanno identica espressione sognante e assorta. In alto, in un cielo, dove brilla una romantica luna marinara tra le stelle, una parola ha preso il volo: Sillabari.

C’Ŕ anche in mostra un profilo nervoso e inciso di Montale che fronteggia cupo l’upupa. Giosetta Fioroni spiega questo suo disegno con una didascalia quasi infantile: Montale e l’upupa regalata da Goffredo.

Il cane Petote Ŕ stato uno dei protagonisti delle poesie ultime di Parise, pubblicate da Rizzoli, a cura di Silvio Perrella. Sul foglio bianco, sul quale Goffredo ha scritto a macchina la lirica intitolata Petote, Giosetta ha poi tracciato un ritratto del cane, grande profilo aguzzo e sorridente, sormontato da un immenso cuore rosso:

 

Come me anche tu

cerchi compagnia

ma non tra i canini

Diffidi dei proverbi

áe a Darwin credi

quanto basta per esistere

 

La data Ŕ 23 aprile ’86. Sul foglio che porta altri versi liberi di Parise, Giosetta Fioroni ha disegnato il corpo di un antico giullare che ha sulla testa una corona:

 

Orsù Jack

animo Wladimir

alzate i fari

ápiù alti

illuminate le uniformi

di questi vecchi Papi di pezza

 

La data Ŕ 12 maggio ’86: l’anno della morte di Parise.

Fausta Samaritani

 

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Convegni e Congressi 2004 Lettera di Calvino a Parise

 

20 maggio 2004

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