Una biblioteca umanistica per Ungaretti

Ricerca di Fausta Samaritani

 

«Roma, 16 settembre 1935 XIII

Appunto alla Direzione Generale per il Servizio di Propaganda

Presso l’editore Desclée et de Brower, s’inizierà entro l’anno, diretta da Giuseppe Ungaretti, la pubblicazione di una collana di scrittori italiani d’ogni tempo.

L’Ungaretti desidererebbe che fosse messa a disposizione sua e dei traduttori, da parte di questa Direzione Generale, quei libri di consultazione e di testo che man mano saranno necessari per il loro lavoro.

Si resta, pertanto, in attesa di conoscere le decisioni di questa Direzione, per una risposta all’interessato.

Il Capo di Gabinetto»

 

Con questo appunto, che nell’arido linguaggio burocratico contiene anche un evidente errore, il capo di Gabinetto del ministro per la Stampa e Propaganda informa la Direzione Generale per i Servizi della Propaganda di una richiesta precisa, formulata da Ungaretti. Due giorni più tardi arriva il parere favorevole, ma alla condizione che la spesa non sia «eccessiva» e che «i volumi, dopo l’uso, siano restituiti alla biblioteca della Direzione Generale».

Queste due lettere _ e quelle che saranno qui trascritte _ appartengono al dossier intestato a Giuseppe Ungaretti e conservato all’Archivio centrale dello Stato (Roma-Eur), nel fondo del Ministero per la Stampa e Propaganda _ volgarmente detto Miniculpop _ (Reports, b. 27, f. 65).

Nel dossier c’è, in fotocopia, questa lettera di Ungaretti:

 

«Roma, il 30/9/XIII [1935] Via Panaro, 11

On. Direzione Generale per i Servizi della Propaganda (Servizi bibliografici) Roma

Riferendomi alla lettera 20/9/XIII del capo di Gabinetto di S. E. il Ministro per la Stampa e la Propaganda (G. II. 3. 83) _ colla quale mi s’informa che codesta On. Direzione mi fornirà cortesemente i libri di consultazione e di testo necessari alla compilazione dei volumi della collana di scrittori nostri, da me diretta per conto dell’editore Desclée de Brower, di Parigi, unisco alla presente un primo elenco di volumi. Resta inteso che detti volumi verranno restituiti dopo l’uso alla Biblioteca di codesto Ministero.

Mi riservo di trasmettere altri elenchi di richieste, via via che saranno resi necessari e dal progredire del lavoro mio e dei miei collaboratori.

Colgo quest’occasione per chiedere alla cortesia di codesta On. Direzione di volere ottenere per me il prestito di libri presso la Biblioteca Nazionale, e per me e per Jean Chuzeville la tessera d’ammissione alla Sala di studio della medesima biblioteca.

Con i più distinti saluti

Giuseppe Ungaretti»

 

Segue un elenco, manoscritto, di otto opere: è di grande interesse, perché Ungaretti ci indica che questi libri sono compresi fra i suoi testi di riferimento.

 

«1. Storia della letteratura italiana, per secoli, a cura d’una società di professori. Ed. Vallardi

2. Ernesto Monaci, Crestomazia italiana dei primi secoli. Casa ed. Lapi, Città di Castello

3. Attilio Momigliano, Antologia della letteratura italiana. Casa ed. Principato, Messina

4. Giosue Carducci, Antica lirica italiana. Casa editrice Sansoni, Firenze

5. Giuseppe Prezzolini, La poesia italiana prima di Dante. Milano, 1926

6. Camillo Guerrieri Crocetti, La lirica predantesca. Firenze, 1925

7. D’Ancona e Bacci, Storia della lett. Italiana (edizione non rifatta: la vecchia ed.)

8. Ezra Pound, Cavalcanti. Treves»

 

A matita, al Ministero furono aggiunte queste note: al n. 1 «esaurito _ antiquariato»; ai nn. 3, 4 e 5 «arriverà» e al n. 6 «esaurito». Il manuale della letteratura italiana di Alessandro D’Ancona e Orazio Bacci, opera fondamentale della critica letteraria storica, fu pubblicato in molti volumi da La Barbera negli anni Ottanta dell’Ottocento. La nuova edizione era del 1926. E’ probabile che le opere alle quali non fu aggiunta la nota manoscritta non fossero disponibili. Il progetto della collana di autori italiani tradotti non andò in porto. Jean Chuzeville tradusse in francese due opere di Ungaretti: Vita d'un uomo (Gallimard, 1939) e La terra promessa (Mermod “Du Bouquet”, 1950).

C’è ora, nelle carte del dossier, un salto di data e anche gli argomenti sono differenti.

L’11 febbraio 1936 il  Console d’Italia a Strasburgo manda una lettera al Miniculpop e, in copia, all’Ambasciata d’Italia a Parigi e al nostro Ministero degli Esteri:

 

«Oggetto: Propaganda della lingua e della coltura italiana

Ho l’onore di segnalare alla E. V. che mercoledì u. sc. sera nella sala degli Amici dell’Università di questa città, dinanzi ad un pubblico scelto, lo scrittore italiano Giuseppe Ungaretti ha tenuto la sua annunciata conferenza in francese sul tema: Lo sviluppo della poesia italiana, rilevando i caratteri dominanti della nostra letteratura poetica attraverso i secoli in relazione colle qualità ed i progressi della civiltà mediterranea. Il Prof. Maugain, Decano della Facoltà di lettere a [sic!] questa Università, che aveva presentato con simpatiche parole il conferenziere, illustrò alla fine, in un’interessante causerie, le relazioni continue intercedute tra la poesia italiana e quella francese, traendone nuovamente occasione per affermare i vincoli d’amicizia che uniscono i due paesi nello sforzo comune per il progresso intellettuale e sociale del nostro continente. Ambedue gli oratori furono vivamente applauditi.»

 

Conviene ora ricordare gli eventi più notevoli che attraversano la nostra storia.

1935. 2-3 ottobre: inizio della guerra etiopica. 18 novembre: Sanzioni contro l’Italia da parte della Società delle Nazioni.

1936. 23 febbraio: conquista dell’Amba Alagi. 5 maggio: truppe italiane entrano ad Addis Abeba. 9 maggio: proclamazione dell’Impero. 15 luglio: revoca delle Sanzioni. 23 ottobre: Asse Roma-Berlino.

1937. Italia partecipa alla  guerra in Spagna. 6 novembre: patto Anticomintern tra Italia, Germania e Giappone. 11 dicembre: Italia esce dalla Società delle Nazioni.

 

Giuseppe Ungaretti, splendido ambasciatore della nostra cultura in Europa e in America Latina, pacifico sostenitore dei «continui» legami tra poesia italiana e poesia francese, è preferibile che… vada per un periodo in Brasile _ dove si trasferisce, per insegnare Lingua e Letteratura italiana all’Università di San Paolo, su invito dei Pen Clubs. Di questa scelta si mostra felicissima la moglie, che detesta la guerra in Etiopia ed è adirata perché in Italia la cultura francese è osteggiata.

Il 25 gennaio del 1937 una lettera, a firma Celesta Geisser, fu spedita dal Miniculpop a Felice Felicioni, Presidente della “Dante Alighieri” e consigliere della Corporazione Carta e Stampa. Conteneva un ordine ben preciso, ma espresso sotto forma di un garbato invito a servirsi della «apprezzata collaborazione» di Ungaretti. Il testo è questo:

 

«Egregio Onorevole,

come è noto, Giuseppe Ungaretti, nei suoi viaggi all’estero ha reso segnalati servigi alla Propaganda. La sua preparazione, il suo nome e le conoscenze  che egli ha negli ambienti culturali di molti paesi, lo rendono particolarmente idoneo al genere di lavoro che all’estero esplica la “Dante”. Anzi sarebbe suo vivo desiderio ottenere da voi qualche specifico incarico. Ed io Le scrivo per pregarLa molto vivamente di voler esaminare in qual modo la “Dante” possa usufruire dell’apprezzata collaborazione dell’Ungaretti. Egli non chiede di meglio che di lavorare per essa e noi di questo Ministero, saremmo lietissimi di vederlo accontentato nella sua aspirazione.

La ringrazio in anticipo, egregio Onorevole, e le porgo i miei più cordiali saluti.»

 

Ungaretti scrive ad Alessandrini, Direttore Generale del Miniculpop:

 

«Caro Alessandrini,

alla Dante ho veduto Capparelli. E’ stato molto gentile, mi ha fatto delle promesse, ma per ora sono, ahimé! le solite promesse. Bisognerebbe ottenermi in modo preciso un incarico prima della Sua partenza. Le sarei molto grato s’Ella volesse fare quest’altro passo per me. Sarebbe il passo decisivo, ne sono sicuro.

Quanto al lavoro per la Radio, unisco il pro-memoria per S. E. il Ministro.

Mille grazie di tutto

Sono il suo aff.

Ungaretti

Roma, il 7 febbraio 1937 XV. Via Panaro, 11»

 

Su questa lettera c’è un successivo appunto manoscritto che dice: «far dare dalla Dante, intanto, qualche incarico a Ungaretti».

Il pro-memoria per il ministro è un dattiloscritto che porta le firma autografa di Ungaretti:

 

«Nei miei numerosi viaggi all’estero, mi sono reso conto _ specie nei paesi di grandi collettività italiane (America, Egitto) dell’urgente necessità, anche politica, d’un costante e sistematico servizio informativo sulla nostra attività culturale. Tale iniziativa servirebbe inoltre a spronare all’acquisto, fattosi scarsissimo, del libro italiano all’estero.

Per mia parte, nei limiti della mia competenza, e secondo i suggerimenti del Comm. Alessandrini, Direttore Generale per la Stampa e Propaganda, sarei disposto a fare, per Comunicazioni radio (Mediterraneo, Americhe ecc.) quanto segue:

In un resoconto settimanale o quindicinale di 10-15 minuti,

a)      riferirei delle nostre novità letterarie,

b)      in occasione di premi letterari, parlerei dei principali libri concorrenti, dell’autore premiato e farei una breve storia del premio,

c)      seguirei lo svolgimento delle principali manifestazioni culturali del Regime, come: Littoriali dell’Arte, celebrazioni anno del Leopardi e del Pascoli (per il Pascoli sono uno degli oratori prescelti a Firenze) ecc.

Giuseppe Ungaretti

Roma, il 7 gennaio [scritto, dunque, un mese prima della lettera di accompagno?] 1937 XV. Via Panaro, 11»

 

Il poeta parte, dunque, per il Brasile. A Roma intanto, al Miniculpop, arriva una sua richiesta di libri che gli sono spediti il 22 febbraio 1937. Per esigenze di spazio, rinunciamo a pubblicare questo lungo ed interessante elenco, in cui sono presenti anche opere di Massimo Bontempelli, Corrado Govoni, Massimo Puccini, Riccardo Bacchelli, Eugenio Montale, Romano Bilenchi, Vincenzo Cardarelli, Cesare Zavattini, Ardengo Soffici, Giani Stuparich, Corrado Pavolini, Bonaventura Tecchi, Giuseppe Prezzolini, Piero Bargellini, Mino Maccari, Luigi Bartolini, F. T. Marinetti, Elio Vittorini, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Aldo Palazzeschi, Gianna Manzini, Carlo Betocchi, Enrico Pea, Sergio Solmi, Paolo Monelli, Corrado Alvaro, Salvatore Quasimodo, Emilio Cecchi, Ottone Rosai, Ippolito Nievo, Enrico Falqui, Sibilla Aleramo, Lorenzo Viani, Emilio de Marchi, Umberto Saba, Benito Mussolini, Giovanni Papini, Curzio Malaparte, Adriano Grande, Arrigo Benedetti, Edwin Cerio ecc. e, inoltre, i Manifesti del Futurismo. Non sappiamo se questi erano tutti i libri richiesti dal poeta.

 

La successiva lettera, contenuta in fotocopia nel dossier, è informale, colloquiale, interamente manoscritta ed «urgente». E’ scritta da San Paolo del Brasile a marzo 1937 e indirizzata a Roma, ad un alto funzionario del Miniculpop, attraverso il R. Consolato Generale d’Italia di San Paolo:

 

«Carissimo,

eccoci a posto. Per ora il lavoro mi distrae. I bimbi sono ancora presi dalla pazzia della novità. Mia moglie cerca casa. E queste sono tutte le nostre notizie. Quando parti per Parigi? Quei miei libri sono stati spediti? Qui non mi danno ancora nulla.

Avrei bisogno, ma d’urgenza _ dell’Antologia “Scrittori nuovi” di Falqui e Vittorini _ ed. Carabba, e di quella di Papini e Pancrazi “Poeti d’oggi”, ed. Vallecchi. Vuoi farmele mandare? Prego anche di questo.

Quali avvenimenti letterari da noi? Informami d’ogni cosa. Abbrevia questa distanza che mi separa in modo che mi spaventa, le rare volte che mi distacco dal mio lavoro. Possa il lavoro continuare a sorreggermi. Ho sempre amato la Patria. Ma come s’ama da lontano!

Tante carezze da tutti noi alla bambina, tante cordialità alla Signora.

Ti abbraccia il tuo

Ungaretti»

 

Dalla ricevuta, firmata da Ungaretti, sappiamo che il secondo dei libri richiesti fu spedito da Roma il 30 marzo 1937 e arrivò a San Paolo il 21 maggio. L’Antologia “Scrittori nuovi” di Falqui e Vittorini era compresa nell’elenco dei libri inviatogli a San Paolo del Brasile il 22 febbraio 1937.

Si avvicina la fine del 1937. Ungaretti, dopo una lunga permanenza in America Latina, è tornato a casa. Il dossier si chiude con le sue ultime tre lettere, interamente autografe, che nel dossier sono in fotocopia. La prima denota una posizione di forza del poeta che è reduce da un importante Congresso a Buenos Aires:

 

«Mio caro Alessandrini,

sono stato felice d’averla riveduta. Parlammo così allungo di Lei, con Cantalupo a Rio e con Maioli a Buenos Aires e può immaginare che le lodi e l’entusiasmo furono grandi nel ricordarLa. Per parte mia, avevo l’indimenticabile presenza della Sua cortesia al Cairo, verso questo vecchio, ma sempre vivissimo Ungarettti.

Credo di aver fatto il mio dovere in America. Lo devo _ posso tranquillamente e non per vana gloria affermarlo _ in grandissima parte alla simpatia, alla stima, spessissimo all’ammirazione dei delegati verso la mia persona e di tutta la stampa argentina e di tutti gli scrittori argentini verso il poeta Ungaretti, se la manovra di alcuni contro l’Italia non è riuscita al Congresso.

M’è stato agevole, per questi miei costanti _ sino dalla partenza dall’Italia, sulla nave stessa dove viaggiavamo _ personali, risoluti contatti con delegati, e stampa e letterati argentini, dimostrare, già prima che venisse in discussione, che la mossa contro di noi era di cattiva natura politica e in perfetta malafede, e convincere i più. Sono cose che posso documentare.

La copia del resoconto stenografico della Riunione di Buenos Aires della Cooperazione Intellettuale, è il primo resoconto stenografico, non ancora sottoposto agli intervenuti. Riceverò le bozze del resoconto preciso fra giorni, da Parigi. Almeno così mi è stato scritto l’atro giorno dal Direttore letterario dell’Ist. Int. di Coop. Intellettuale.

Riverrò a vederla sabato mattino.

I miei ossequi a S. E. Alfieri [Ministro del Miniculpop].

Mi creda il suo affezionato

Giuseppe Ungaretti

Roma, Via Panaro, 11. Tel. 867.920. Il 2/XII/XV [1937]

C’è una cosa che mi sono dimenticato di dirle e di cui vorrei parlare al Ministro:

Il segretario generale del Congresso Antonio Aita, e il presidente Carlo Ibarguren, sono stati per gl’Italiani, nei momenti più difficili, dei veri fratelli. Aita è un critico di grande valore, e spesso s’occupa di libri nostri; Ibarguren appartiene a una delle più cospicue famiglie Argentine. Avvocato principe, già professore di Diritto Romano all’Università di Buenos Aires, ex ministro dell’Istruzione pubblica. Avevo chiesto a Rulli che il primo fosse proposto per la Commenda della Corona d’Italia, e il secondo per la Commenda dei SS. Maurizio e Lazzaro. E’ assolutamente necessario. Non dobbiamo disgustare degli amici sinceri e che hanno fatto molto per noi. Bisogna fare con urgenza. Per un nonnulla i francesi distribuiscono nastrini e rosette e cordoni come fagiuoli. Arrivederci. Ung[aretti].»

 

Sul lato della lettera c’è questa nota, al lapis, di Alessandrini: «appunto al Gabinetto, per decorazioni».

Ungaretti tenne la cattedra all’Università di San Paolo fino al 1942. In un diverso fascicolo del Miniculpop si conservava il testo stenografato del suo discorso.

La seconda lettera, conservata in fotocopia, è questa:

 

«Mio caro Alessandrini,

non mi sento bene. Moglie e bambini non mi stanno neanche essi bene. Mi vorrà perciò perdonare di non essere oggi venuto a tediarla. Riprenderemo, spero presto, il discorso su alcune osservazioni da me fatte all’estero per una più efficace propaganda.

La ringrazio del Suo cordiale intervento a mio favore presso la presidenza della Dante Alighieri. Galeazzo Ciano, che mi onora del suo affetto, intervenne una volta per me presso il povero Maino, ch’era allora Segretario generale. Maino mi mandò a chiamare e si stabili che m’avrebbero utilizzato per i loro giri di conferenze all’Estero.

Purtroppo Maino poco dopo morì, e della cosa non se ne parlò più _ anche perché io fui preso da altri impegni.

Anche per la Radio sono a sua disposizione. Di quale Radio si tratta? Vorrei avere un programma per dire, nel caso, quello che potrei fare.

Mille grazie di tutto

E mi creda con vera amicizia il suo

Giuseppe Ungaretti

Roma. Via Panaro, 11. Il 6/12/XV [1937]. Tel. 867.920»

 

A mano, Alessandrini appunta questo ordine: «Benedetti. Scriva a Felicioni».

Il progetto per la Radio fu realizzato nel 1945, da Ungaretti e da Bacchelli, nella Firenze liberata. La trasmissione ebbe un successo clamoroso: si chiamava “L’Approdo”.

Il 7 dicembre 1937 Ungaretti scrive a Dino Alfieri, ministro del Miniculpop, una lettera formale, quasi banale:

 

«Caro Eccellenza,

ricevo la Sua lettera. Le sono molto e profondamente grato dell’encomio che mi rivolge. In Brasile e in Argentina, nelle numerose conferenze tenute, nel partecipare alle riunioni del Congresso dei Pen Clubs e a quelle dell’Istituto Int. per la Cooperazione Intellettuale, non ho mancato, come sempre, se non di fare il mio dovere, d’Italiano, di fedelissimo milite del nostro Duce.

Sono il suo devoto e affezionato

Giuseppe Ungaretti»

 

La “Dante Alighieri” no, i libri solo in prestito, per la tessera della sala studio della Biblioteca Nazionale occorre un permesso del Miniculpop: che cosa mai bisogna fare, per dimostrare ai burocrati di essere Ungaretti? La circolazione della cultura, nell’Italia fascista, era davvero asfittica. In extremis, nel 1942, arrivò ad Ungaretti l’ammissione all’Accademia d’Italia.

 

Al momento della pubblicazione, queste lettere di Ungaretti risultano inedite.

Elenco completo dei libri inviati ad Ungaretti è sul CD-Rom N. 4

Poesia Noia illustrata da Villoresi

12 ottobre 2002

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it