Giuseppe Giacosa a Paulo Fambri

Ricerca di Fausta Samaritani

 

«Torino 1° Giugno 1888

Carissimo Fambri,

ebbi l’articolo. Grazie dal fondo del cuore. La mia fama si gioverebbe assai della tua pubblicazione e ne avrei agevolata la riuscita dei venturi lavori; ma al mio orgoglio ed alla mia coscienza basta il sapere che Paulo Fambri pensa di me e dell’opera mia in modo così lusinghiero. Parlerò oggi col Depanis, direttore della “Gazzetta letteraria” [i] , per vedere se volesse pubblicare l’articolo; ma prevedo le obbiezioni: il giornale ha già parlato a lungo della mia commedia e non c’è ora occasione che richiami su di essa l’attenzione del pubblico. Io farò come potete immaginare del mio meglio, ma se non avessi a riuscire, prego voi di non deporre l’idea della pubblicazione, sì che, come mi deste gran conforto scrivendo, mi diate grande aiuto stampando.

Quanto alla lettera in cui facevo testimonianza di certi discorsi riguardo l’Aretino [ii] , debbo pur troppo dichiararvi che male ne rammento il contenuto. Ho cercato invano ieri e stamane di richiamarmi in mente le circostanze che ne facevano oggetto: bisognerà per rinfrescarmi la memoria che voi mi mandiate un questionario, cui io risponderò immediatamente. Se a voi dura memoria di quella mia lettera o se, caso mai, prima di spedirla a Roma ne avete levata una copia, o scrivetemene un riassunto, o mandatemi la copia istessa che io ricopierò a mia volta.

Se la cosa urge, bisognerà mi scriviate a volta di corriere, perché Martedì mi metto in giro per certi affari che mi terranno fuori di casa una buona settimana.

Grazie di nuovo caro e valoroso amico e vogliatemi bene quanto io ve ne voglio

Vostro aff.mo

Giuseppe Giacosa »

                                                                                                                                                     

Archivio centrale dello Stato, Fondo Paulo Fambri, sc. 10, f. 4. Lettera inedita

 

Giuseppe Giocosa (Colleretto Parella 21 ottobre 1847-ivi 1 settembre 1906). Commediografo, letterato, avvocato. Esordì trentenne con una commedia mediocre che aveva per titolo un proverbio. A Milano diresse l’Accademia dei Filodrammatici e il fortunato periodico “La Lettura”, apprezzato da un pubblico medio borghese. Dopo un soggiorno in America pubblicò un libro di viaggio. Ad un teatro tardo romantico e tardo gotico, languido e sentimentale (La partita a scacchi, La signora Challant), alternò commedie borghesi (Tristi amori, Come le foglie, Diritti dell’anima, Il più forte), costruite intorno a storie lacrimose che ben rappresentavano la società borghese italiana, in quella età di transizione, che apprezzava le storie dolorose, ma pretendeva il trionfo finale della virtù.

 

Cartoline di Giosue Carducci e Luigi Capranica scrive a Paulo Fambri

 

31 dicembre 2002

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana. www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 21 ottobre 2015


[i] La “Gazzetta letteraria artistica e scientifica” nacque a Torino nel 1884.  Nel 1887  la testata cambiò in “Gazzetta letteraria”. Gerente: Enrico Ferrero, poi Giuseppe Bellino.

[ii] La commedia di Fambri L’Aretino subì il veto della censura.