Parigi, 13 marzo 1793. Le donne di questa Capitale si sono armate, ed assalgono, investono, e derubano [sic!] tutto ciņ che possono, costrettevi parte dalla fame, e parte dalla moda

Untitled Document

Una settecentesca “Gazzetta Universale” edita ad Assisi 2015

Ricerca di Fausta Samaritani

Dal 1793 al 1797 uscì ad Assisi un periodico dal titolo “Gazzetta Universale”. Era stampato e distribuito dall’editore Ottavio Sgariglia. E’ facile confonderlo con la “Gazzetta Universale”, un bisettimanale che uscì a Firenze dal 7 settembre 1773 al 29 gennaio 1811, che era un foglio periodico di politica e di cultura, stampato inizialmente da Gaetano Cambiagi, quindi dalla tipografia Granducale, infine dalla tipografia del Giglio.
A Roma, alla Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, si conserva una copia non completa della “Gazzetta Universale” di Assisi (collocazione 23. 3. A. 21/2). Tutte le informazioni e i testi qui riportati provengono da questo esemplare. Nella stessa biblioteca ci sono numeri sparsi della “Gazzetta Universale” stampata a Firenze; altre due copie della stessa rivista fiorentina, probabilmente anche queste non complete, sono a Bologna (Biblioteca Universitaria e Biblioteca Centrale – Facoltà di Economia e Commercio) e una copia, non completa, si trova alla Biblioteca Alessandrina di Roma. Sarebbe opportuno verificare se i numeri conservati a Bologna e quelli alla Biblioteca Alessandrina sono tutti fiorentini; oppure se, almeno in parte, appartengono alla testata stampata ad Assisi.


La “Gazzetta Universale” ha un formato di 22 cm. e è composta generalmente da 8 pagine. Non ha illustrazioni, gli articoli non hanno titoli, né portano la firma dell’autore e la testata è di una estrema semplicità. Le notizie sono ordinate secondo la loro provenienza: nelle prime pagine quelle oltremontane, cioè che vengono dall’Europa occidentale ed orientale, quindi quelle italiane. In un’epoca in cui le comunicazioni avevano i tempi delle corriere trainate da cavalli, uno scritto giornalistico poteva tardare settimane, mesi, prima di approdare alla redazione di un giornale. Da notare l’uso frequente della maiuscola, tipico del tempo. La scelta e la presentazione delle notizie segue un criterio politico preciso: antifrancese, antirivoluzionario, antirepubblicano. Le informazioni vengono da capitali estere e da capitali di Stati italiani, come Roma, Torino, Napoli, Firenze, Venezia, Parma. Fonti privilegiate sono le corrispondenze da città portuali, come Genova, Livorno e Ancona, Cagliari, Loano e da centri importanti, come Milano, Mantova, Urbino, Bologna, Pesaro, Macerata, Brescia, Bolzano, Trento, Cremona; ma le notizie arrivano anche da centri minori, come Aqui, Città di Castello, Ceva. Altri luoghi di provenienza delle informazioni appaiono invece indeterminati, come il Friuli. In momenti di particolare crisi con la Francia le notizie provengono da Nizza e da Tenda, luoghi “caldi” e di frontiera.
Cinque sono le annate della “Gazzetta Universale” di Assisi, così almeno appare dai dati in nostro possesso. Nel numero 8 di sabato 6 aprile 1793, in fondo all’ultima pagina, c’è scritto: «Si dispensa in Assisi nel negozio di Ottavio Sgariglia e l’associazione è sempre aperta.» Questa nota conferma che, come in uso ai quel tempo, la rivista era distribuita soprattutto per abbonamento. E’ verosimile che anche su numeri precedenti apparisse il nome dello stampatore e distributore. Non era pratica comune aggiungere il nome del direttore-gerente del foglio e il luogo di stampa: la pubblicità dell’editore-stampatore resta quindi l’unica fonte per queste notizie tipografiche.
La rivista nei primi anni usciva ogni tre o quattro giorni; più tardi divenne un settimanale. I numeri presenti in biblioteca sono 73:
1793: 2, 6 febbraio, 2, 16, 30 marzo, 6, 10, 13 aprile, 8, 11 maggio, 5, 15, 26 giugno, 3 luglio, 17 agosto, 11 settembre, 5, 16, 30 ottobre, 2, 9 novembre, 28 dicembre. 1794: 15, 18, 22, 25 gennaio, 4, 8, 12, 15 febbraio, 1, 5, 12, 19, 22, 26, 29 marzo, 2, 5, 9, 21 aprile, 7, 10 maggio. 1795: 28 febbraio, 11 , 18 marzo, 13, 20, 23 maggio, 24, 27 giugno, 1,4 luglio, 26 agosto, 5, 9, 12 settembre,10, 17 ottobre. Dal 1796 la rivista cambia carattere tipografico e ha cadenza settimanale: 3 febbraio, 5, 26 maggio, 18, 25 agosto, 22 settembre, 6 ottobre, 17 novembre. 1797: 17, 24, 31 marzo, 12 maggio,10 novembre, 8 dicembre.


Venti di guerra impetuosi soffiavano in Europa. Per dare una idea del clima, propongo la lettura degli incipit degli articoli del numero 8/1793 (6 aprile 1793).
«Francia. Parigi, 13 marzo
Le donne di questa Capitale si sono armate, ed assalgono, investono, e derubano [sic!] tutto ciò che possono, costrettevi parte dalla fame, e parte dalla moda. (Sarebbe bello che alle tante altre costumanze Francesi si pretendesse ora di difendere, e di praticare come una galanteria alla moda l’assassinio e il furto. Fortuna che le savie leggi ed i governi che non sono appoggiati alla libertà Francese, saprebbero provvedere ad una galanteria che tenderebbe alla distruzione della società, ed alla estinzione de’ buoni Cittadini).» Da notare che la parte compresa entro la parentesi è pubblicata con un diverso carattere:è un modo per separare la notizia, pubblicata in apertura, dal suo commento. Segue una lettera dell’8 marzo, da Dousy, dei Commissari della Convenzione; quindi la lettera del 6 marzo del generale Miranda da S. Trond e una lettera del Miranda al generale Moreton; quindi la lettera del 12 marzo dell’ammiraglio Truget al ministro della Marina e una lettera del ministro della Marina.»
«Olanda. Aja, 7 marzo
Lettera circolare agli Stati delle Provincie Unite relativa alla dichiarazione di guerra da parte della Francia.»
«Spagna. Madrid, 8 marzo
Continuano a presentarsi volontariamente molti Sudditi nelle diverse Provincie per servire S. M. il Re nostro Sovrano nella sua Armata. Si sperimenta altresì lo zelo dei fedeli Sudditi della Maestà Sua nelle offerte che del continuo vanno facendo, la cui lista viene esposta su nostri pubblici fogli.»
«Germania. Liegi, 13 marzo
Si continua più che mai a dare la caccia ai Francesi. In Mastrich furono gettate sei mila bombe, che distrussero tre quartieri considerabili della città, ma sono perite otto persone solamente.»
«Polonia. Varsavia, 20 febbraio
Il Principe Giuseppe Poniatowski insultato con lettera del conte Felice Potoki Maresciallo della Confederazione Polacca, gli fece la seguente laconica risposta: “Vi ho scritto la verità, e Voi mi rispondete con ingiurie. Un uomo che sa scriverle, deve saper sostenerle. Giacché mi dite che sapete disprezzar la vita in ogni tempo, vi prego di fissarmi un luogo sulle frontiere”.»
«Italia. Genova, 25 marzo
Scrivono dalla Spagna che le Provincie di Navarra e di Bearn hanno spedito una Deputazione ai generali Spagnuoli, supplicandoli a volere riguardare il loro Paese, come soggetto alla Corona Spagnuola, alla quale si dedicavano, mettendosi sotto la sua protezione, e sotto il suo dominio, li Generali hanno risposto che essi entravano nel paese a mano armata, non sarebbero state commesse ostilità contro la quiete, e contro la efficace, e vera soggezione che si fosse trovata nei popoli; ma che questa indulgenza del Sovrano di Spagna non dovevano interpretarsi risolutiva del diritto di conquista.»
«Livorno, 27 marzo
E’ giunto in questo Porto un bastimento da Marsiglia, e l’equipaggio del medesimo ha deposto, che da quell’Arsenale è stata allestita, e completata una flottiglia con la maggiore sollecitudine. Quali mie possa avere, e per quali tentativi sia destinata, nulla se ne sa.»
«Roma, 3 aprile
Essendosi introdotto l’abuso, contro le regole esistenti generalmente, ed ovunque stabilite e praticate, che negli Porti d’Ancona e di Civita Vecchia si facciano spari di cannone o di altre armi da fuoco, non solo di giorno, ma anche di notte, né volendosi tollerare la continuazione di tale abuso, con editto di Mons. Fabrizio Rufo Tesoriere Generale […]»
«Milano, 20 marzo
E’ stato aperto un imprestito di un milione di fiorini, col frutto del quattro, e mezzo per cento […]»
«Notizie recenti
La battaglia che è stata nelli passati fogli annunziata, fra il generale Collins e il generale Biron alle Alpi, non si è poi trovata di quella importanza che era stata scritta. Ora è appurato che sono seguiti dei fatti fra le due armate, e che questi sono sempre terminati a svantaggio de’ Francesi.»


Tre numeri della “Gazzetta Universale” portano in fondo all’ultima pagina la pubblicità di pubblicazioni dell’editore e libraio Ottavio Sgariglia.
Nel numero 8 di sabato 25 gennaio 1794, a pagina 64, si legge: «Nel negozio di Ottavio Sgariglia Stampatore in Assisi è uscita un’Opera, che porta il seguente titolo: “La Carità Cristiana o sia l’Amor del Prossimo esposto nei suoi doveri, et iscoperto nelle sue illusioni del Secolo XVIII”, del Padre Maestro Conventuale Gian-Giuseppe Ferrari Minor Conventuale. In questi infelicissimi tempi sembra la medesima una delle più importanti materie per eccitare il buon animo de’ veri Cattolici a farne acquisto. Vale paoli tre legato in cartoncino di pagine 310, in ottavo reale.»
Nel numero di sabato 8 marzo 1794, a pagina 156, in basso, si legge: «Nel negozio di Ottavio Sgariglia Stampatore in Assisi è uscita un’Opera che porta il seguente titolo: “Breve difesa dei diritti delle donne, scritta da Rosa Califronia contessa romana”. Vale baj 15.» Si tratta di un opuscolo il 16°. Il nome della presunta autrice è di fantasia.
Nel numero di sabato 12 settembre 1795, in fondo all’ultima pagina, Ottavio Sgariglia, data l’importanza del suo messaggio politico e pubblicitario, si manifesta in prima persona: «E’ uscita de’ Torchj di Ottavio Sgariglia Stampatore in Assisi un’Opera intitolata “L’antico progetto di Borgo Fontana dai moderni Giansenisti continuato e compito, Opera del Sig. Abate D. Francesco Gusta, in fine di cui si trova impressa la Bolla Pontificia, con la quale vien condannato il Sinodo Pistoiese, in Italiano idioma”. Dal titolo chiunque conosce facilmente quanto interessante debba essere nelle presenti circostanze la nuova Opera, che presento al Pubblico. Lo scopo dell’Autore è quello si è di far vedere quanto li moderni Giansenisti abbiano superato gli antichi nell’esecuzione del Progetto dopo un impegno così vivo di negarne l’esistenza. Ora unitisi ai Filosofj hanno tentato lo stabilimento dell’Anarchia Religioso-Politica, e nei mezzi adoperati non hanno ceduto agli stessi Filosofi, e se non sono riusciti pienamente nei loro disegni non è mancato per parte loro. Nello sviluppo però degli artifizj messi in opra dai moderni Giansenisti prende di mira l’Autore massimamente l’apologia fatta della loro condotta dal loro Capo Pietro Tamburini nelle sue “Lettere Teologico-Politiche sulla presente situazione degli affari Ecclesiastici”, e dimostra come in vece di restarne contenti, hanno i motivi più giusti di mostrarsene scontenti a segno tale di dover guardare il loro apologista come un traditore piuttosto della loro causa, che non come un vero difensore. Finalmente accenna l’Autore la necessità in cui sono sì i Principi, che i Popoli di cautelarsi contro i moderni seduttori per non inciampare nei lacci che loro sono preparati. Leggendo l’Opera si vedrà che nulla esageriamo, ma bensì vi si troverà più di quello che quì ne vien indicato. Quest’Opera stampata in 8°, legata in cartoncino vale paoli tre.»
Dello stesso autore, Francesco Gustà, abbiamo in biblioteca il Saggio critico sulle Crociate, 2° edizione, Foligno, Giovanni Tomassini, 1794, e Lo spirito del secolo XVIII scoperto agli incauti per preservativo o rimedio alla seduzione corrente che appare stampato a Filadelfia (forse, Foligno) nel 1790. L’opera, uscita senza indicazione dell’autore, è stata di recente a lui attribuita.


Figura di spicco del Sinodo di Pistoia è stato il vescovo Scipione de’ Ricci (1741-1810). Di nobile famiglia fiorentina, partecipò con entusiasmo alla politica di riforme, di stampo illuministico, promossa dal 1765 dal granduca Leopoldo I di Lorena. Favorito da Clemente XIV, scelto nel 1780 come vescovo di Pistoia e di Prato, volle istaurare una severa disciplina nei conventi maschili e femminili, lottando contro superstizioni, riformando le congregazioni di carità e dettando un nuovo catechismo. Secondo la prassi in uso nei primi tempi della Chiesa, riscoperta e ricostruita dai Giansenisti, indipendentemente da Roma convocò nel 1786 un Sinodo diocesano a Pistoia, per far approvare dal suo clero le riforme. Al Sinodo partecipò il giansenista Pietro Tamburini. Scipione de’ Ricci fu ostacolato da Francescani, da ex-Gesuiti e dai Domenicani e, dopo la partenza di Leopoldo, nel 1791, si dimise da vescovo e tornò a Firenze. Le sue successive dichiarazioni pubbliche, a favore di un giuramento ecclesiastico di fedeltà alla Repubblica Francese, gli provocarono una severa condanna, sancita dalla Bolla papale Auctorem fidei (1794). Finì con una dichiarazione di fede che in sostanza era una ritrattazione (1805). La storiografia liberale ha esaltato la sua figura. Le sue Memorie sono state pubblicate solo nel 1865.


Il numero 10 della “Gazzetta Universale” del 31 marzo 1797 (venerdì) porta questa importante notizia locale:
«Dall’Italia. 29 marzo [mercoledì]
Il giorno dello scorso giovedì, verso le ore 18 riceverono i Francesi in Fuligno la consegna del terzo milione, in gioje, ed il sabato successivo evacuarono pienamente la Provincia dell’Umbria alla volta della Marca, e dopo la loro partenza sono rientrate in Fuligno, in Assisi, e in Perugia le truppe Pontificie.»

Nel numero 8, del 17 marzo 1797 era apparsa questa notizia:
«Dall’Italia. 15 marzo
La mattina della scorsa Domenica transitò per la Città di Fuligno il prelodato Massimi, e di lì a poche ore fece ivi ritorno da Roma il Generale Fiorella. Jeri verso le 18 pervenne in Fuligno da Roma il compimento di tre milioni, che dovevano consegnarsi nell’Umbria; per lo che questa mattina è stato trasportato alla volta della Marca coll’accompagno del gen. Fiorella e di molti uffiziali e soldati.» Nei giorni precedenti, si legge sulla “Gazzetta Universale”, erano partiti da Roma, da Castel Sant’Angelo, ben 18 carri contenti ori e argenti che, a tenore degli articoli di pace, dovevano essere consegnati al tesoriere dell’armata francese.»

Una curiosa notizia appare nel numero 52, di sabato 4 luglio 1795, a pagina 381. Per chi non conoscesse il nome dei legni a vela, in uso a quel tempo, preciso che le parole feluga, leuto e polacca indicano piccole barche da carico o da pesca.
«Livorno 12 giugno
Si trovano alla nostra spiaggia la Feluga il 9 Termidor, ed il Leuto l’Umanità, ambi Corsari Francesi, i quali hanno predato e condotto a Porto Ferrajo una Polacca Napoletana vuota, ed una Barca Genovese partita da Montalto carica di grano.»


Fausta Samaritani

21 novembre 2015

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Si prega di non copiare il testo