In cucina con i futuristi 2001

 

di Lydia Pavan

 

I Futuristi si sono occupati anche di gastronomia e non poteva essere altrimenti, dal momento che il loro progetto di rivoluzione “antipassatista” era globale, ovvero riguardava ogni aspetto della società, ogni comportamento dell'individuo; per tale motivo non potevano trascurare l'homo edens, quell'uomo che nell'atto del mangiare, del nutrirsi, dello scegliere un determinato cibo, un determinato modo di stare a tavola, rivela al mondo una parte di sé, facendo intuire la sua estrazione, la sua cultura, le sue ambizioni, lo stile dei suoi gusti.

Nel tardo periodo futurista degli anni Trenta, lontano dal primo Manifesto che nel 1909 rese celebre il fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, lo stesso Marinetti e Fillìa (pseudonimo di Luigi Colombo) scrissero insieme Il manifesto della cucina futurista (1930) e La cucina futurista (1932), preceduta quest'ultima da un preambolo in cui si afferma che l'umanità si deve alimentare con nuovissime vivande in cui l'esperienza, l'intelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la quantità, la banalità, la ripetizione, insomma una cucina originale e artistica, provocatoria.

Componiamo un menù futurista, dall'antipasto al dessert.

Iniziamo con l'Antipasto intuitivo, costituito da cestini scavati nella buccia dell'arancio e ricolmi di salame di autentico porco e sott'aceti Cirio, il tutto trafitto da piccoli bastoni di grissini; ma la novità consiste nei minuscoli biglietti nascosti nelle ulive farcite che si sputano, si aprono e si leggono ad alta voce con grande dilettazione degli astanti; antipasto dunque che unisce il momento gastronomico a quello ludico e declamatorio in un'atmosfera allegra ed ottimista: malinconia e pessimismo appartengono infatti ai “passatisti”, mentre il mangiare per i futuristi deve essere un'occasione di festa, di espressione delle loro potenzialità intellettuali nonché della loro ideologia. Nella ricetta citata la pubblicità all'industria Cirio evidenzia il credo autarchico, tipico delle scelte economiche del Fascismo. L'autarchia è riaffermata nella divertente polemica attorno alla pastasciutta, considerata molle ed antivirile, passatista perché appesantisce... lega coi suoi grovigli gli italiani ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri,  mentre è patriottico favorire in sostituzione il riso, anche per liberare l'Italia dall'importazione del costoso grano straniero.

Ecco dunque Tuttoriso: un piatto molto virile nella forma, in cui il riso è condito con vino caldo legato con fecola e birra calda, rosso d'uovo e parmigiano; un secondo piatto di riso è costituito dal  “patriottico” Golfo di Trieste: si cuoce un chilo di vongole sgusciate in una salsa di cipolle e aglio aggiungendo lentamente il riso, che una volta cotto è accompagnato da crema alla vaniglia.

Dopo i primi piatti, arriviamo alla pietra miliare della cucina futurista: il Carneplastico, interpretazione sintetica dei paesaggi italiani. E’ una grande polpetta cilindrica di carne di vitello arrostita, ripiena di undici qualità diverse di verdure cotte. Alla base un anello di salsiccia che poggia su tre sfere dorate di carne di pollo, un prodigio di equilibrio e d'inventiva plastico-scultorea. Undici è un emblematico numero futurista, corrispondente alle undici lettere che compongono il nome di  F. T. Marinetti.

Non può mancare l'Aerovivanda, per il riferimento ad un mezzo di trasporti mitico per i futuristi, simbolo di alta tecnologia, velocità, dinamismo, competizione: l'aereo (durante gli aerobanchetti le tavole erano disposte con inclinazioni ed angoli che riproducevano il velivolo). L'aerovivanda, ideata da Fillìa, è un cibo tattile, perché con la mano destra si mangiano frutti e verdura, mentre con la mano sinistra si accarezza una tavola di carta vetrata, velluto, seta, il che crea impressioni e sensazioni di movimento, dinamizzate da rumori, suoni musicali e  profumi.

 

Come dessert, si propongono le patriottiche, erotiche, spregiudicate Mammelle italiane al sole, ideate dalla pittrice Marisa Mori: si formano due mezze sfere colme di pasta candita di mandorle. Nel centro di ognuna si appoggia una fragola fresca. Indi si versa nel vassoio zabaione e zone di panna montata. Si può cospargere il tutto di pepe forte e guarnire con peperoncini rossi.

Si finisce con l'autarchico Caffèmanna: caffè d’orzo abbrustolito, raddolcito con la manna (linfa estratta da una pianta, l’ornello, molto diffuso in Sicilia), da servirsi molto caldo per dar modo ai commensali di raffreddarlo fischiandovi dentro ognuno le barzellette più congelanti. Anche in questo caso è riaffermato il valore della festa, dell'allegria conviviale, della sfida alla noia ed alla ripetitività del conformismo gastronomico passatista.

Allegria confortata, ovviamente, da vini, birra, spumanti d'Italia.

Lydia Pavan

 

Foto: Filippo Tommaso Marinetti istruisce la cuoca. Sul fondo si vede un quadro di Boccioni.

Si prega vivamente di non copiare il testo e l'immagine

 

: Mostra del Futurismo Corrado Govoni Manifesti del futurismo

 

26 settembre 2001

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