In automobile con i Futuristi2001

di Lydia Pavan

 

Tra fine Ottocento e primo Novecento nuovi mezzi di trasporto e comunicazione hanno fatto irruzione nella società, rivoluzionandone il modo di vivere e di sentire.

Convinti fautori della modernità, del progresso meccanico, tecnologico, i Futuristi hanno visto in questa novità l’occasione per l’uomo di vivere meglio, con ritmi arditi e veloci, consoni alle sue reali capacità, ambizioni, desideri che una mentalità passatista tendeva a comprimere, perché legata al quieto vivere, all’immobilismo, ai valori trasmessi dalle tradizioni e dall’idillio campestre, ostile alla frenesia ed al turbinìo del modello urbano.

 

Le città in moto continuo

I Futuristi, con in primo piano l’ideologo-poeta FilippoTommaso Marinetti (1876-1944), esaltano infatti il ruolo della città moderna, opposta alle città “paralitiche” come Venezia, baciate dal romantico “Chiaro di Luna”. La loro città modello pulsa di vita anche notturna e di continuo movimento sia di uomini sia di macchine: Milano! Genova...la nuova Italia rinascente illuminata da un tumulto di lune elettriche, vissuta in prima persona:

1) dalle folle che s'incrociano e si scontrano, come è focalizzato nel quadro Rissa in Galleria di Umberto Boccioni (1882-1916),

2) dalle automobili che sfrecciano in uno spazio che sembra abitato dal divino.

 

Precedente all’aereo, che ha destato simili se non superiori entusiasmi, troviamo in Italia, grazie alla FIAT che si è costituita nel 1899, l’automobile venuta dalla notte del mistero meccanico, un superiore gingillo mitologico, apparizione omerica e leggendaria, destinata ad aiutare o meglio a dilettare gli umani (vedi: “Specchio” ne “La Stampa” 29 settembre 2001, in occasione della Mostra torinese Il manifesto Fiat 1899-1965, aperta fino al 4 novembre 2001).

 

I Futuristi hanno fatto della automobile uno dei loro miti, considerandola un’opera d’arte che, come leggiamo nel Manifesto del 1909, supera la bellezza della Vittoria di Samotracia:

 

Un automobile da corsa_ si legge al comma 4_ col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è preferibile alla Vittoria di Samotracia,

 

capolavoro ellenistico non scelto a caso, dal momento che integra in sé i valori dell’energia e del movimento in atto. Da notare, altresì, la scelta analogica di animali aggressivi come i serpenti ed i leoni: l’automobile deve infatti aggredire lo spazio, travolgere le usuali norme temporali.

In un Manifesto del 1916, La nuova religione-morale della velocità, si legge che la

 

velocità equivale alla sintesi di tutti i coraggi in azione. Aggressiva e guerresca e che una grande velocità d’automobile o d’aeroplano consente di abbracciare e di confrontare rapidamente diversi punti lontani della terra, cioè di fare meccanicamente il lavoro dell’analogia. Chi viaggia molto acquista meccanicamente dell’ingegno, avvicina le cose distanti, scoprendone le simpatie profonde, entrando in una dimensione prometeica e globale.

 

Grazie allo splendore geometrico meccanico dell’automobile, l’uomo futurista sperimenta l’ebbrezza della velocità, del viaggiare, del conoscere l’inaspettato, dello sfidare e superare i confini, perpetuando in tal modo il mito di Ulisse. 

Pungno di Balla, manifesto

 

Ebbrezza della velocità

L’entusiasmo per l’automobile, però, lo troviamo espresso anche nel Marinetti poeta, antecedente alla stesura dei Manifesti, precisamente nell’Ode all’automobile da corsa del 1905 (qui tradotta dall’originale francese), di cui propongo l’onomatopeico inizio e qualche verso successivo:

 

Veemente dio d’una razza d’acciaio,

Automobile ebbrrra di spazio,

che scalpiti e frrremi d’angoscia

rodendo il morso con striduli denti…

scateno i tuoi giganteschi pneumatici,

per la danza che tu sai danzare

via per le bianche strade di tutto il mondo

 

Poi il pilota, durante la corsa verso spazi infiniti, sotto il cielo accecato, benché folto di stelle, entra in simbiosi con la sua automobile, da cui si fa beatamente dominare:

 

Io sono in tua balìa!…Prrendimi!…Prrrendimi!…

 

Montagne, fiumi, pianure vengono sorpassate a galoppo su quel mostro impazzito che è appunto l’automobile, lontano dalla terra immonda, in volo sull’inebriante fiume degli astri. E’ percepibile la mitologia del superuomo, topos che ha trovato nell’epoca terreno fertile e che era in sintonia con i nuovi mezzi di trasporto, impegnativi in fatto di coraggio e di sfida del pericolo.

Un accenno alla pittura futurista: l’ode di Marinetti troverà, qualche anno più tardi, un celebre corrispettivo figurativo nell’Automobile da corsa di Giacomo Balla (1871-1958), corsa rappresentata dalle ruote sdoppiate, spirali che suggeriscono la progressione e le onde del moto, l’idea sintetica della velocità.

Lydia Pavan

 

Bibliografia: F. T. Marinetti Teoria invenzione futurista, Milano A. Mondadori, 1990.

Illustrazione: P. Codognato FIAT, 1923 (part.) e Pungno di Balla

 

Si prega vivamente di non copiare il testo e le immagini

 

In cucina con i Futuristi Mostra del Futurismo Corrado Govoni

 

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14 ottobre 2001

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