Costanza degli Strozzi fior risplendente sopra ciascun fiore

Belle e vecchie fiorentine a tenzone

Belle e vecchie fiorentine a tenzone

in un poemetto di Franco Sacchetti

ricerca di Fausta Samaritani

 

Il bizzarro poemetto in versi, intitolato La battaglia delle belle donne di Firenze colle vecchie, fu composto da Franco Sacchetti intorno al 1354; ma che una tal opera esistesse si seppe solamente nel 1722, quando il padre Negri, nella sua Storia degli Scrittori Fiorentini (edita a Ferrara, a p. 227), ne inserì il titolo nel catalogo delle opere di Sacchetti. La prima edizione, curata da Basilio Amati di Svignano e dedicata a lord Byron, vide le stampe a Bologna nel 1819, per i tipi dei Fratelli Masi. Lo stesso anno uscì una nuova edizione a Imola, per i tipi del Seminario. Le due stampe presentavano solamente due cantari, secondo la versione incompleta tratta da un manoscritto conservato nella biblioteca Laurenziana e copiato da Bartolomeo Borghesi.

Una nuova e definitiva redazione, in quattro cantari, fu edita nel 1825 a Firenze, dalla stamperia Ronchi e Ci, all’interno di un’opera intitolata Saggio di rime di diversi buoni autori che fiorirono dal XIV fino al XVIII secolo. Il testo del Sacchetti, completo e più corretto di quello conosciuto che era stato tratto dal manoscritto della Laurenziana, era stato copiato da un manoscritto cartaceo, in folio, conservato nella Biblioteca Magliabecchiana.

 

Edizione Carabba 1917, nella Collezione Scrittori italiani e stranieri, con introduzione di Giuseppe Gigli

Scrittore piacevole e burlesco, Franco Sacchetti è stato dichiarato il padre della poesia eroicocomica, che è briosa fresca e vivace: un genere tutto toscano che ebbe splendore dal Trecento al Cinquecento. Nato a Ragusa, in Dalmazia, nel 1332 ca., da un mercante fiorentino, fu avviato agli studi umanistici. Ebbe dalla repubblica di Firenze incarichi politici. Fu ambasciatore a Bologna nel 1376, con l’incarico di far entrare le città della Romagna nella lega contro Gregorio XI; fu priore nel 1384, poi podestà a Bibbiena dal 1385 al 1392, quindi podestà a San Miniato e a Faenza. Firenze lo nominò capitano generale della provincia fiorentina. Alla morte del Boccaccio compose una canzone in sua memoria. Tra le altre sue opere segnaliamo Il libro delle rime, ordinato in successione cronologica, che contiene liriche d’amore e altre poesie a sfondo morale. Dal 1378 al 1381 Sacchetti scrisse i 49 capitoli delle Sposizioni dei Vangeli; ma l’opera sua più nota è la raccolta delle Trecentonovelle, composte tra il 1385 e il 1392 forse su ispirazione del Bibbiena (pseudonimo di Bernardo Dovizi 1470-1520), e di cui 78 sono andate perdute, mentre altre sono giunte a noi frammentarie. La sintassi e il lessico, lungi da ogni preziosità e pretesa letteraria, improntati anzi ad un cauto realismo che talvolta assume toni comici, risentono del modo di dialogare quotidiano e immediato, in ambienti popolari e borghesi. Sacchetti riassume nella sua prosa schietta la società del Trecento.

 

Giosue Carducci parla de La battaglia delle belle donne di Firenze colle vecchie nel suo saggio Galanterie cavalleresche del secolo XII e XIII (in Poeti d’amore, Bologna, Zanichelli), paragonando questo poemetto del Sacchetti al Carroccio di Rambaldo di Vaqueiras, composto in onore di Beatrice di Monferrato, e in cui si finge una guerra tra donne.

La storia, carica di sapori grotteschi ed esaltatrice della bellezza femminile, è questa: alcune bellissime fiorentine, radunate in un ameno giardino, eleggono Costanza degli Strozzi loro «reina di valore, / come più bella e di più alto stato, / fior risplendente sopra ciascun fiore.» Una donna bruttissima, di nome Ogliente, le importuna. Accese da sacro furore, esse la uccidono. Tutte le vecchie della città sfidano allora le giovani e belle a battaglia, ma sono uccise. Muore tuttavia anche la bellissima Elena Bombeni, sopraffatta dal fetore emanato dalla bocca sdentata della vecchia Ghisola, ma dopo aver ucciso la laida Dogliamante che capitanava una schiera delle vecchie. Le giovani compagne si rivolgono a Giove che si affretta a consegnare l’anima di Elena al Sole, il quale la restituisce al corpo.

Nella ottava 53 del primo cantare è ricordata la giovane Felice di Nicolò Strozzi che Sacchetti sposò nel 1354.

Le stanze sono composte di otto ottave. Si noti l’armonia del verso che è strutturato quasi come all’interno di una partitura musicale. Sacchetti amava la musica e forse musicò suoi componimenti. Risente del leggiadro verso della scuola provenzale, ma anche delle squisite forme liriche del Duecento e Trecento fiorentino, in particolare di certe finezze petrarchesche e anticipa il dolce e fiorito verso del Poliziano e certe coloriture di Ariosto. Novelliere popolare e verseggiatore amabile, dotato di grande e signorile dirittura morale, il Sacchetti è sospeso tra l’imitazione dei maestri e una sua originalità di tono e di scrittura. Nella satira è sempre garbato e misurato. Precede, di oltre un secolo, il poeta burlesco Francesco Berni (1497 ca.-1535).

 

Cantare primo

 

6

Un sì bell’orto non si vide mai

che quel dove le donne sono andate,

con prati verdi dilettosi e gai,

con alberi fioriti verno e state,

fontane vive ancor v’erano assai

con acque chiare nitide e stillate,

uccei v’avea di molte ragioni,

aranci fini datteri e cedroni.

 

27

Una foresta tanto vaga e bella

per alcun tempo non si vidde mai,

dalle duo parti i poggi chiudon quella,

poi dalla terza v’è pianura assai;

nel mezzo siede un monte, el quale appella

ogni diletto sanza pena o guai;

quivi si posa un’alta e bella rocca

dove non entrò mai fuso né rocca.

 

49

Come dei fior la vaga primavera

s’adorna per virtù de’ sommi raggi,

tal segue per amor l’alta bandiera

costei, che pare un fior tra verdi faggi;             

qual è quel lume che l’ottava spera

mova sì chiaro ne’ dolci viaggi,

qual move questa penetrante stella,

per sua virtù chiamata Lisa bella.

 

57

Ecco chi giugne nel fiorito prato,

vagando suo biltà come Narciso,

non per vano piacer ma più beato

d’alcun che spenga fuoco nell’abisso;

chiamar si fa Maria di grande stato

questa che corre lampeggiando fisso,

coll’alta chioma legando gli amanti

al ben servir con amorosi canti.

 

Cantare secondo

 

5

Le vecchie son crudeli e invidiose,

le vecchie son nimiche d’ogni bene,

verso gli amanti sempre dispettose,

e sempre apparecchiate a veder pene,

arabiche superbe e maliziose,

avare cieche e fuor d’ogn’altra spene,

vadan le vecchie a’ frati col malanno,

da poi ch’amor né fede al cor non hanno.

 

6

Lascino star la nostra giovinezza,

la nostra gran biltà e ’l nostro amore;

noi diamo al mondo pace e allegrezza,

somma felicità che mai non muore;

ogni valore e ogni gentilezza

per noi si vede sempre in alto core,

ed ogni vizio da noi si ribella

seguendo d’onestà Diana stella.

 

Cantare terzo

 

5

Quivi era gente di vil condizione,

bigliocchi [1] portatori e beccamorti,

ragazzi che facean nuovo sermone,

stregghie sonando e panatoi [2] ritorti;

quivi era dispiegato un gonfalone

terribile a veder pien di sconforti,

tutto dipinto d’infernal ruina

e poi nel mezzo siede Proserpina.

 

6

Tanti neri mantili e canovacci

adoperati a fuoco mai non furo,

quanti alle teste lor facean legacci

e questo ben parea timido e scuro;

pendevano a quell’ombra i cappellacci

canuti e unti d’olio e di bituro [3] ,

gli occhi focosi e le vizze mascelle

avrebbon [4] morto il diavolo a vedelle.

 

Cantare quarto

 

27

Così morì chi più d’altra gentile

mentre che visse si poté dar vanto,

benigna saggia cortese e umile

vezzosa leggiadretta e bella tanto,

sempre nimica d’ogni cosa vile

più ch’altra donna in virtuoso manto,

onesta piena di perfetta gloria,

piatosa donna sanza vanagloria.

 

59

Il corpo sente la suo dolce vita

e subito si drizza sopra il letto,

correndo alla sorella sua gradita,

ciò fu Costanza, che dentro dal petto

per gran dolcezza fu quasi smarrita,

veggendo Elèna con benigno aspetto;

e poi la prese in braccio istrettamente

baciando il viso suo benignamente.

 

31 dicembre 2006

La Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul Cd-Rom: La Repubblica Letteraria Puntoit, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione la Repubblica Letteraria, 2007

Messo in rete l'11 ottobre 2015

[1] Pitocchi, straccioni.

[2] Arcolai.

[3] Burro.

[4] Avrebbero.