Guardo all’ultimo chiarore / Che dilegua in occidente

Una poesia di Panzacchi

Nell’Hotel non c’è più alcuno

Poesia di Enrico Panzacchi

 

Nell’Hotel non c’è più alcuno

Per le logge, sulle scale,

Sulle porte numerate

 

Cala il vespro algido e bruno,

E quïete sepolcrale

Tien le stanze inabitate.

 

Nelle stanze i bianchi letti

Ove il popol dei bagnanti

Sognò il mare e l’allegria,

 

Paion tanti cataletti

Tristi, immobili, aspettanti

Che il becchin i porti via.

 

Io postremo abitatore

E nuovissimo cliente

Dell’albergo abbandonato,

 

Guardo all’ultimo chiarore

Che dilegua in occidente,

Guardo al mare ottenebrato.

 

Odo errar per le pareti

Un sommesso favellio

Che racconta arcane storie;

 

E dai bianchi sepolcreti

Del silenzio e dell’oblio

Surgon, surgon le Memorie.

 

Le Memorie in lunghe schiere

Passan, languide, il crin sciolto,

L’alma empiendo di sconforti;

 

E mi par di rimanere,

Freddo esamine, sepolto

Sotto un mucchio di fior morti…

 

Enrico Panzacchi

Questa poesia fu pubblicata in Racconti e liriche. Nuovi versi di Enrico Panzacchi, Bologna, Zanichelli, 1882. Apparve anche sulle pagine dell’“Illustrazione Popolare”, volume XIX, n. 42 (15 ottobre 1882), p. 670. In un ambiente reso lugubre dall’assenza di persone, in una atmosfera di toni grigi e di vuoti silenzi, si aggira il poeta, ultimo cliente di un albergo balneare, da lui frequentato fuori stagione. La stessa raggelata Riviera, lo stesso tempo irreale, sospeso in un brivido, hanno nutrito la fantasia di Federico Fellini: è già Amarcord...

 

Enrico Panzacchi è nato ad Orzano il 16 dicembre 1840 ed è morto a Bologna il 5 ottobre 1904. Ebbe come maestri, alla Normale di Pisa, Pasquale Villari e Alessandro d’Ancona. Insegnò storia al Liceo di Sassari e filosofia al Liceo di Bologna. Fu condirettore della “Rivista Bolognese”, dove pubblicò un testo su Galilei. Ebbe la cattedra bolognese di Arti. Olindo Guerrini, Carducci e Panzacchi rappresentano la triade di poeti legati alla città di Bologna. Critico musicale raffinato, Panzacchi era particolarmente attratto dalla musica di Wagner. Eletto deputato, si fece notare per l’abilità di oratore. Fu nominato sottosegretario all’Istruzione. Opere: Teste quadre, 1881, Al rezzo, 1882, Saggi critici, 1896, I miei racconti, 1900. Le Poesie furono raccolte in un volume postumo, con prefazione di Giovanni Pascoli. Una scelta di sue Prose apparve nel 1912, a cura di G. Lipparini. Le rime di Panzacchi sono di stampo carducciano, con qualche accenno ai modi dell’ultima stagione degli Scapigliati e al Naturalismo francese.

(a cura di Fausta Samaritani)

 

31 dicembre 2003

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua online www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato sul CD-Rom La Repubblica Letteraria zerantatre, N. 5 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, edizione La Repubblica Letteraria, 2004

Messo in rete il 26 ottobre 2015

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