Poesia visiva marina di Corrado Govoni 2001

di Lydia Pavan

 

Manifesti futuristi
 

Uno dei mezzi di espressione preferiti dai futuristi è il manifesto, in quanto rispondente a criteri di rapidità, di chiarezza, di impatto subitaneo sul pubblico e di un suo coinvolgimento. Manifesti concepiti per colpire l’immaginazione e accelerare la vita, composti di caratteri tipografici diversi tra loro, di segnali visivi inabituali, in polemica con i mezzi di comunicazione usati dai passatisti. Un manifesto poetico potrebbe essere considerato Il Palombaro, poesia visiva di Corrado Govoni (1884-1965), nato nel Ferrarese da una famiglia di agiati agricoltori, già conosciuto agli inizi del secolo per un primo libro di poesie, pubblicato a sue spese, Le fiale.

 

I prati e le campagne paonazze

s'animan di scalpicci di cavalli;

gli alberi sembrano strani coralli

eretti in mezzo ad onde paonazze

 

Questi versi, tratti dalla poesia Crepuscolo, prefigurano già una concezione animistica della natura ed una forte ispirazione immaginativa che più tardi farà maturare un’eccezionale intuizione analogica e renderà il poeta permeabile alle avanguardie di ricerca formale del primo Novecento. In effetti, si può situare Govoni nei pressi dei futuristi, come ha affermato Giovanni Raboni sul Corriere della Sera del 5 giugno 2001.

Govoni approdò al movimento di Filippo Tommaso Marinetti con le Poesie elettriche, del 1911, con Inaugurazione della primavera e Rarefazioni e Parole in libertà, del 1915, mantenendo però una sua peculiarità, ovvero non obliando del tutto la sua identità crepuscolare

 

ho sempre amato le cose tristi, la musica girovaga, i canti d’amore cantati dai vecchi nelle osterie

 

né tradendo il suo attaccamento alla vita dei campi, in contrasto con l’esaltazione della frenetica vita urbana, tipica dei futuristi, convinti cantori del dinamismo cittadino. Il futurismo di Govoni è stato definito contadino.

 

Poesia visiva e parole in libertà

Autore di numerose raccolte poetiche, oltreché di opere narrative e teatrali, sperimentò ciò che possiamo definire le invenzioni dei futuristi, ovvero la poesia visiva ed il paroliberismo, uno dei cardini della poetica futurista, cui  Marinetti dedicò pagine vibranti di entusiasmo in chiave antipassatista:

 

Le parole in libertà sono un nuovo modo di vedere l’universo, una valutazione essenziale dell’universo come somma di forze in moto che s’intersecano al traguardo cosciente del nostro io creatore, e vengono simultaneamente notate con tutti i mezzi espressivi che sono a nostra disposizione.

Parole liberate che, non vincolate dalle norme tradizionali della grammatica e della sintassi, intendono velocemente costruire un intreccio di sensazioni, incitazioni, eccitazioni, all’insegna della velocità e della sinteticità, perché:

 

è stupido scrivere cento pagine dove ne basterebbe una.

 

Il palombaro

La poesia visiva, che coinvolge lettura e vista, è finalizzata a trasmettere i contenuti tramite le parole e i disegni, che sono tra loro complementari: l’intreccio dei due codici, iconico e verbale, rompe le barriere tra le discipline e risponde al desiderio di una fruizione globale della cultura, perché l’estetica futurista promuove incursioni in tutti i campi, comportando, dice Edoardo Sanguineti, un dislocamento continuo delle coordinate di approccio al reale.

 

Nel Palombaro, tratto da Rarefazioni e Parole in libertà,  si trovano quasi tutti gli ingredienti della poesia visiva e del paroliberismo: il testo è caratterizzato dalle immagini, dall’accumulazione terminologica e da linee verticali, orizzontali, curve, oblique che giocano all’interno di un movimento ondulante, tipico del mare. Presenta inoltre una varietà dimensionale di caratteri tipografici ed offre dell’ambiente sottomarino una scenografia pulsante di vita e di tripudi coloristici: il verde delle alghe, la luce delle stelle e della giostra fosforescente dei cavallucci, il rosso del sangue, la primavera metallizzata dei coralli, il bianco delle perle racchiuse nei cofani delle ostriche.

Parole e forme disegnate, ovvero analogie disegnate, costellano la poesia visiva che racconta l’immersione di un Palombaro in un mondo eccezionale come quello sottomarino, un mondo di anfratti che svela i suoi tesori di bellezza e di poesia, la peculiarità genuina delle sue affascinanti creature che comunicano tra loro in un’inesauribile, fantasiosa esplosione analogica, dall’oloturia sacco verminoso di cenciaiuolo, alla medusa ombrello di mendicante, all’attinia ceppo insanguinato dove lasciarono i capelli serpini le sirene decapitate.

 

In quest’ultima audace analogia, Govoni utilizza la particolare forma dell’attinia, chiamata anche anemone del mare, polipo che vive fissato su scogli, per farci rivivere la mitologia classica in una variante cruenta della misteriosa morte delle tentatrici Muse del mare, il cui incontro con Ulisse è cantato da Omero nel XII libro dell’Odissea. I tentacoli dell’attinia  possono in effetti rappresentare una capigliatura femminile di tipologia “bacchica”, uno stato d’animo drammaticamente prospiciente l’abisso.

 

L’omaggio al mare è usuale in un poeta abituato al colloquio amoroso con la natura, come dimostrano i seguenti versi, tratti dalla posteriore raccolta, Brindisi alla notte:

 

Io non so più, questa sera [...] se sia il mare che brilla che odora e che fruscia contro i giardini sporgenti, un mare che al tramonto, ora del brindisi, si fa piccino, si chiude come una foglia di mimosa.

 

Omaggio alla straordinaria ricchezza della vita marina è Il Palombaro, in cui, tra l'altro, ben è rappresentato il cuore della poesia visiva e del paroliberismo, ovvero l’immaginazione senza fili. Le immagini infatti sono espresse con parole povere di fili conduttori sintattici (non del tutto prive, come vorrebbe il Manifesto tecnico della Letteratura futurista), senza alcuna punteggiatura, con numerosi aggettivi considerati, in base appunto alla sensibilità futurista, come segnali ferroviari o semaforici dello stile. Un esempio è costituito dall’aggettivo ermetico, riferito ad assassino, un faro che lancia lontano tutt’intorno la sua luce girante (definizione di Marinetti). Il termine ermetico è infatti polivalente, in quanto allude sia alla caratteristica tuta del Palombaro, sia al mistero e della sua provenienza e delle sue effettive intenzioni.

 

In tal modo Corrado Govoni ci introduce nell’essenza della materia, assecondando le suggestioni del Manifesto tecnico della Letteratura futurista, che, scritto da Marinetti nel maggio 1912, propone una visione dinamica, sparpagliata, sonora e odorosa della materia, una poliespressione simultanea del mondo, al fine di stimolare una nuova psicologia intuitiva, non appesantita dal piombo della logica.

Utilizziamo tutti i suoni brutali, tutti i gridi espressivi della vita violenta che ci circonda, raccomanda l’ideologo e poeta del Futurismo.

 

La violenza nella poesia di Govoni, pur sospesa è incombente, in quanto il Palombaro, munito di accetta, costituisce uno spauracchio che gradualmente si rivela tale. All’inizio infatti è connotato quale burattino inteso a divertire i pesci, acrobata profondo, ma in seguito è definito come becchino mascherato che ruba cadaveri d’annegati, assassino ermetico, boia sottomarino, una presenza inquietante, calata da un esterno indeterminato tramite una lenza cordone ombelicale, proveniente dalla superficie del mare, per volontà di una mano ignota. Ma il delizioso e inquietante Eden marino, che fa vibrare la fantasia degli spettatori, è veramente minacciato di morte, o non è forse accarezzato dallo sguardo amichevole e benevolmente ironico del poeta di Tàmara che, nutrito dell'humus del delta padano, ha sempre coltivato ed esaltato i gioielli di madre natura?

Lydia Pavan

Aeropittori, Aeropoeti e la guerra Manifesti del futurismo

Si prega vivamente di non copiare testo e immagine

 

20 giugno 2001

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online. www.repubblicaletteraria.it

 

Zibaldone

Tra le tante testimonianze di tale sentimento, espresso con sobri accenti futuristi, propongo i finali di due poesie di Govoni tratte da Poesie elettriche e da Inaugurazione della primavera.

 

Corrado Govoni  Poesie (1903-1959), a cura di G. Ravegnani, Mondadori, 1961.

I tetti

Alla sera, sui tegoli rossi,

a due a due come suore,

fanno la loro scalza passeggiata

le colombe, soffuse di pallore;

mentre sopra i leggii degli abbaini

i gatti scorticano l’acrobatica

musica delle stelle

con i loro epilettici violini.

 

Il giardino

Presto tutto il giardino formicolerà di lucciole

piccoli lampi di magnesio per fare la fotografia

ai volti ipnotici e medianici dei fiori.

È notte: fa fresco: cadono le prime gocce di stelle:

si rientra.

 

 

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