Caratteristiche geografiche, topografiche e economiche delle valli dell'Adda e della Mera

Carlo Cattaneo e la Valtellina

Carlo Cattaneo illustra la Valtellina

Carlo Cattaneo, con l’idea che bisognasse «recare alle singole patrie municipali quell’intima e verace cognizione di se medesime», aveva pubblicato nel 1844 “Notizie naturali e civili su la Lombardia”. Ma “L’Eco della Borsa”, nel numero dell’8 ottobre 1837, aveva già pubblicato un suo saggio dal titolo “Rivista della Valtellina”, in cui egli delineava le caratteristiche geografiche, topografiche ed economiche delle valli dell’Adda e della Mera. Nella stesura di questo lungo articolo si era confrontato con la “Topografia statistico-medica della provincia di Sondrio” di Lodovico Balardini, uscita a Milano nel 1834, presso la Società degli Editori degli “Annali Universali” e con la “Descrizione statistica della Provincia di Valtellina”, scritta nel 1833 da Pietro Rebuschini. Nell’economia della Valtellina, Cattaneo vide che assai modeste erano le risorse dell’agricoltura, mentre l’artigianato garantiva un utile profitto agli abitanti di quelle valli isolate. Con prosa nitida, essenziale, calibrata, elegante, e stringendo all’essenza i vari argomenti, egli ne presenta la magra economia: commercio del bestiame, coltivazione di cereali, apicoltura, produzione di vino (poco ma eccellente) estrazione dei minerali, caseifici e cotonificio, lavorazione dell’ardesia e della pietra ollare, con la quale si può cuocere il cibo in modo sano e naturale. Nello stesso tempo, Cattaneo prende una netta posizione contro il disboscamento selvaggio che denuda i fianchi delle montagne, strappa pianticelle e che, come conseguenza, provoca le valanghe. Castagnola, La casa di Cattaneo, da "Il Secolo Illustrato", 30 giugno 1901

Rivista della Valtellina

La provincia di Sondrio, già appartenente ai Grigioni, quindi passata sotto il governo austriaco, è composta della Valtellina propriamente detta, e delle due ex-contee di Bormio e di Chiavenna. Tutto questo tratto di paese unitamente confina all’est colla provincia di Bergamo e col Tirolo; a sud colla stessa provincia di Bergamo e con quella di Como, all’ovest con quest’ultima e con la Svizzera, al nord coll’Engadina. Sondrio, piccola unione di case, è la capitale di questa provincia della Lombardia, ed è posta nella longitudine di 27°, 32’, 7’’, 9’’’, nella latitudine di 46°, 10’, 0’’,3’’’, e dista dal meridiano dell’aguglia del duomo di Milano m. 52.577. Stemma della Valtellina

Tutta la valle è politicamente divisa in sette distretti, i cui capi-luoghi sono: Sondrio, Ponte, Tirano, Morbegno, Traona, Bormio, Chiavenna, e comprende un’estensione di 82 miglia quadrate, corrispondenti a metri 3.197.492,840, su cui vivono intorno a 87.000 abitanti, dei quali 3.700 appartengono al luogo capitale.

Strade. Dal porto di Colico al giogo dello Stelvio corre un’ampia strada militare per la lunghezza di metri 126.000; dal medesimo porto a Bocca d’Adda un’altra egualmente ampia, non ancora ridotta a compimento; da Chiavenna al confine elvetico, sulla sommità della Spluga, serpeggia una magnifica via carrozzabile per metri 32.000; un’altra da Chiavenna al confine Elvetico nella valle Pregaglia, verso Castasegna, carreggiabile per metri 2.000; dalla Tresenda ad Aprica, sui confini della provincia di Bergamo, una via appena cavalcabile per 9.000 metri; da Cosio a Traona, un’altra carrozzabile per 2.000 metri.

Monti. Due lunghe catene di monti, quasi parallele, chiudono a mezzodì ed a settentrione la Valtellina, come un’altra catena la serra ad oriente. In pochi luoghi queste catene appaiono affatto nude, nel resto sono coperte ora di vigneti, ora di pascoli, ora di boschi. Le cime più settentrionali appaiono vestite sublimemente d’inesauribili ghiacci, onde presentano maestosissima apparenza a chi le guarda da lontano. Ivi si spengono i suoni dell’animata natura; né intendi altro rumore che quello dello screpolare dei ghiacci quando il vigore del sole può giungere ad ammollire e domarne la forza. Le vette principali di queste giogaie sono il monte Cristallo, presso il giogo dello Stelvio, alto metri 3911 [in realtà è alto 3434 metri], il monte delle Disgrazie, in Valmalenco, m. 3611; il monte Scalino, m. 3330; il Redorta, in valle Ambria, m. 3043; il monte Diavolo, m. 2918; lo Stelvio, m. 2800; lo Spluga, presso Chiavenna, m. 2117; lo Spluga, sopra Traona, m. 2845; il monte Mesuccio [Masuccio], 2820; il Legnone, 2641.

Acque principali. Un paese così montuoso apporta naturalmente seco molta abbondanza di acque, che, per sciagura della valle, precipitano dai loro gioghi con tanta vigoria, da recare irreparabili danni. Il fiume principale è l’Adda, che nascendo nel Braulio, scorre tutta la valle nella sua direzione da est a ovest, e si getta nel Lario. Riceve questo fiume nel suo corso la Valviola, proveniente dal laghetto di Livigno; il Fridolfo, nato dal monte Gavio; il Mallero, disastrosissimo torrente, che nel 1834 recò tanta desolazione alla capitale della Valtellina, il quale scaturisce dalle ghiacciaie della valle di Malenco; il Bitto, che esce dal dosso di Alberino [Albaredo]; il Poschiavino, che è distillato dalle vette del monte Bernina; il Ravasco [Roasco], proveniente dai ghiacci dei monti Teverino, Spella e Cornacchio; il Masino, che discende dai monti d’Oro, Zocca, Pizzo, delle Disgrazie e Corna Rossa. L’Inn è generato dalla valle di Livigno, continua il suo corso nell’Engadina superiore e riceve la Valmona, nata nel monte del Ferro [il torrente Spöl, che confluisce nell’Inn, riceve l’Acqua del Gallo che scende dal pizzo del Ferro]. Nell’ex-contea di Chiavenna primeggiano la Mera, imperioso torrente che nasce nella valle Pregaglia e si scarica nel lago di Mezzola; ed il Liro, formato dagli scoli della ghiacciaie dello Spluga, che mette foce nella Mera. Oltre questi torrenti principali, un’altra quantità di secondarii taglia in tutte le direzioni le montagne ed il piano della Valtellina, occupando e desolando molta parte del territorio, che potrebbe essere ravvivato dall’agricoltura.

Produzioni territoriali. Voler nominare la provincia di Sondrio terra agricola, sarebbe un mostrare d’ignorare affatto la sua scarsità de’ terreni coltivabili. Quindi pochissimo frumento e melgone [granoturco], niente di riso e di lino; poca frutta, quelle poche però molto saporite e vistose. Invece maggior quantità di fraina  (grano saraceno), d’orzo e di panico. Ma la sua ricchezza principale sono gli squisitissimi vini, fra cui primeggiano quelli della Sassella e dell’Inferno, che esportati, guadagnano assai nel loro sapore; l’allevamento del bestiame bovino e l’abbondanza della legna.

Duole però il vedere che l’interesse, cieco sull’avvenire, abbatta senza riguardo quelle selve rispettate dai tempi, e che per agevolare i mezzi di trasporto ricorra alla dannosissima flottazione. Consiste questa nell’abbandonare i tronchi svelti e rimondi sul dorso dei monti all’impeto della china, lasciando che nel rotolare schiantino pianticelle appena nate e che sarebbero sorte un giorno a giganteggiare su quelle giogaie, e traggono seco la poca terra coltivabile che copre il nocciolo della montagna. Quando sono giunti al basso della valle si gettano nell’Adda, lasciando che a loro posta urtino nelle rive e nei ponti e in tutti gli altri ripari.

Un altro danno sentito dai Valtellinesi da questo denudamento delle loro cime, sono le gragnuole [valanghe], che sconosciute ai padri egli abitatori presenti, ora vengono spesse volte a distruggere le poche speranze di quei miserabili valligiani. I metalli costituiscono essi pure una fonte di ricchezza per la Valtellina, rinvenendosi fra questi, sebbene in poca quantità, anche oro e argento. Di ferro principalmente trovasene al Forte di Fuentes, a Girola, nelle valli del Bitto, del Masino, di Malenco, delle Fucine, in Val d’Ambria e in Valle del Liri. 

Si trova del piombo e ferro magnetico sul Campeccio [monte Campaccio] in Val Livigno e in Valmalenco; il rame abbonda nella Val d’Ambria, non ancora però esperimentato; piriti di rame sono a al Boffetto, ad Aprica e in Valmalenco, nella quale valle si trovano pure petrolio, amianto e bellissimi cristalli di rocca; in più luoghi della provincia sono marmi, ardesia e pietra ollare. Le molte strade che tagliano la valle, agevolano il mezzo di condurre queste produzioni minerali.

Industria. Sebbene taluni accusino i Valtellinesi di non trarre vantaggio d’ogni tratto di terra, che potrebbe anche a malgrado dello straripare de’ fiumi essere goduto, pure nessuno può muovere loro colpa di inerti riguardo all’industria manifatturiera. Questa spicca principalmente in diverse sorta di lavori di ferro, e nel lavoro della pietra ollare, ond’è grande ricchezza nella Valmalenco e presso Chiavenna, colla quale si formano ogni specie di laveggi, sorta di tegami, sanissimi a cuocere il cibo. Un’altra ricchezza sono le ardesie, pietra verdognola a strati, onde si coprono i tetti invece delle tegole.

Un’attiva fabbrica di cotone occupa Chiavenna parte della popolazione; l’allevamento delle api produce nelle vicinanze di Bormio mieli che si dicono migliori di quelli di Spagna; una grande quantità di fabbriche di formaggio grasso e magro, fra cui primeggia il cacio dolce della valle del Bitto alimenta molti alpigiani, come altri deducono la loro sussistenza dal fabbricare e vendere carbone.

Le quattro fiere annuali di Bormio, Chiavenna, Delebio e Tirano presentano, queste tre ultime principalmente, un attivissimo commercio di bestiame cornuto e di pecore; i dieci mercati egualmente annuali a Berbenno, Bormio, Chiavenna, Chiuro, Fusine, Grosio, Novate, Ponte, Tirano, Valle S. Giacomo, e i due settimanali a Sondrio ed a Morbegno, si riducono tutti, da quello di Chiavenna in fuori, ad un freddo mercanteggiare di commestibili e mercerie. Quale diversità coi popolosi mercati del resto della Lombardia! pure mostrano sempre industria e attività. Delle acque del Masino e de’ Bagni di Bormio, altra fonte dell’attività valtellinese, parleremo appositamente.

L’opera principale di Cattaneo “Notizie naturali e civili della Lombardia” apparve a Milano nel 1844 per i tipi di Giuseppe Bernardoni di Giovanni. Di questa singolare guida, geologica, botanica e zoologica, economica, sanitaria e commerciale, linguistica e culturale egli ne parla come di una «raccolta di notizie su quella regione d’Italia, naturalmente e civilmente dalle altre distinta, a cui per singolari circostanze rimase circoscritto il nome già sì vasto e variabile di Lombardia». Il progetto era più ben ampio, ma pur avendo raccolto altro materiale, per un secondo volume, Cattaneo rinunciò alla pubblicazione. Al Museo del Risorgimento di Milano si conserva una sterminata congerie di appunti manoscritti, di carteggi, di relazioni di suoi collaboratori (fu pubblicata nel 1844 quella di Fancesco Visconti Venosta, intitolata “Notizie statistiche intorno alla Valtellina”). Medaglione con ritratto di Cattaneo

Carlo Cattaneo  (1801-1869). Nato a Milano da una famiglia di orafi, studia al Seminario Arcivescovile cittadino, poi si iscrive a Giurisprudenza a Pavia, senza tuttavia pendere la laurea. E’ docente di grammatica al ginnasio milanese di Santa Marta. Frequenta i corsi di diritto di Gian Domenico Romagnosi, forse il massimo giurista del tempo, al quale si lega con un rapporto di profonda amicizia. Entra in contatto con il gruppo milanese del “Conciliatore”, con il ticinese Stefano Franscini e con Giovan Pietro Vieusseux, grazie al quale pubblica i suoi primi articoli sulla “Antologia”. Traduce dal tedesco o revisiona testi scolastici di geografia e di storia, e collabora agli “Annali universali di statistica” con articoli di industria, commercio, storia, linguistica e finanza. Affascinato dal progresso della tecnologia, nel 1836 pubblica il saggio Ricerche sul progetto di una strada di ferro da Milano a Venezia (in “Annali universali di statistica”, v. 48, n. 144). Scrive: Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, sono come il cuore nel sistema delle vene; sono un punto dintersezione o piuttosto un centro di gravità che non si può far cadere su di un altro punto preso ad abitrio. Nel 1839 fonda “Il Politecnico”, con il sottotitolo: «Repertorio mensile di studj applicati alla prosperità e coltura sociale». La rivista diventa il punto di riferimento per la cultura positivista e riformista della Lombardia e raccoglie una varietà sterminata di argomenti e di progetti. Ratti Ponte ferroviario a Desenzano, incisione, 1858

Cattaneo si interessa anche di problemi carcerari, di antropologia, di riforma scolastica, di progetti di leggi (miniere, industrie, bonifiche); ma contrasta il clero che utilizza il divino a fini materiali e politici e diventa l’anima del famoso IV Congresso degli Scienziati, che si tiene nel 1844 a Milano. Nel ’48, dopo un primo atteggiamento di prudenza, diventa il leader carismatico della rivolta di Milano contro l’Austria. Ma entrato in contrasto con il Governo provvisorio, a causa delle sue idee repubblicane, va a Parigi e poi si rifugia nel Canton Ticino, sulle rive del Ceresio, in una casa a Castagnola, dove trascorre gran parte degli ultimi suoi anni. Elabora il concetto di una Università “federale”, cioè di un coordinamento didattico delle Università esistenti, con una straordinaria apertura verso gli studi interdisciplinari. Dal 1852 al 1865 insegna filosofia in un liceo di Lugano, convinto che la filosofia sia la somma delle scoperte della scienza. A Lugano pubblica L’insurrezione di Milano. Nel 1859 fa risorgere il glorioso “Politecnico”, nella Milano liberata. Nei primi tempi lo dirige e fino al 1865 ne è collaboratore. Eletto deputato del collegio di Milano, rifiuta di prestare formale giuramento alla corona sabauda. Muore a Lugano il 6 febbraio 1869.

Bibliografia: Pier Carlo Della Ferrera, Alcuni scritti di Carlo Cattaneo sulla provincia di Sondrio, in “Banca Popolare di Sondrio” (Suisse) Relazione d’esercizio 2001, Bellinzona, 2002.

(a cura di Fausta Samaritani)

31 dicembre 2002

Il Portale Letterario della Repubblica Letteraria Italiana www.repubblicaletteraria.it

Pubblicato per la prima volta sul CD-Rom La Repubblica Letteraria 2002, N. 3 della Collana Web-ring Letterario, a cura di Fausta Samaritani, 2003

Messo in rete il 12 ottobre 2015