Animali mitologici parlanti 2015

Ricerca di Fausta Samaritani

I Greci sostenevano che nella mitica età d’oro di Crono gli uomini erano in grado di parlare con gli animali. Platone credeva a questa curiosa utopia: gli uomini di un tempo erano dunque più felici dei suoi contemporanei, perché avevano facoltà di chiedere a ogni essere vivente se percepisse qualcosa di diverso, anche di superiore. Plutarco, discepolo di Platone, nel dialogo Le bestie, un’opera forse giovanile, presenta gli animali come esseri pensanti e elogia l’intelligenza degli animali con piacevole brio. Questo opuscolo, una abile esercitazione di retorica, una sorta di divertimento su luoghi comuni che navigano nei mari dell’utopia, contiene la stravagante e ironica conversazione fra Ulisse e un maiale della corte di Circe, che un tempo era stato uomo e quindi in grado di confrontare direttamente le due condizioni. Plutarco recupera l’idea platonica, per dare più valore alla paradossale testimonianza del protagonista, Gryllos, vocabolo significava anche “maiale”. Gryllos è un animale sapiente che mette in crisi l’orgoglioso Odisseo, con abilità dialettica e con dovizia di sapienti riferimenti: di fronte al suo estro, il più astuto degli eroi ci appare quasi un difensore ottuso di vuote banalità. In Grecia “la scrofa della Beozia” era sinonimo di stupidità e di ignoranza e forse Plutarco, nato a Cheronea in Beozia, voleva umiliare Ulisse, simbolo di intelligenza e di furbizia, sconfiggendolo in una diatriba contro un suino. L’elogio della condizione bestiale e il rifiuto di Gryllos di tornare a forme umane contrastano vigorosamente con la tipica immagine antropocentrica, trasmessa dalla Grecia antica alle nostre culture. Plutarco insiste sulla dignità degli animali, ripudiando l’antitesi fra l’uomo, che è provvisto di logos e l’animale che è alogon. Gryllos si permette di paragonare l’intelletto di una pecora a quello di una volpe, ammettendo che le due bestie possiedono, ma in misura diversa, capacità razionale.

Ceramica Vietri anni '30 (part.)

Gli dei, raffigurati dai Greci a propria immagine, non si trasformavano forse in animali, al fine di sfruttarne un occasionale vantaggio o di soddisfare una passione tutta umana? La favola erotica di Giove, che si trasforma in cigno azzurro per conquistare Leda, ha esercitato il suo fascino sull'arte italiana del Cinquecento e Seicento. Gryllos resti pure maiale, perché nella condizione bestiale può sperimentare quella fetta di vita naturale che gli uomini non comprendono più. L’opuscolo di Plutarco, per le implicazioni polemiche, didattiche e didascaliche, ebbe molte imitazioni: il poemetto satirico L’asino d’oro di Machiavelli, i dialoghi della Circe di Giovanni Battista Gelli, la favola I compagni di Ulisse di La Fontaine.

1° dicembre 2015

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it

Dialogo tra Ulisse e il Leone di Giovanni Battista Gelli