Leggere Alberto Moravia

e incontrare Alessandro Manzoni2001

di Laura Novelli

 

Fin dalle prime righe de Gli indifferenti lo stile mi è apparso manzoniano, nell’uso degli aggettivi, nell’alternarsi di periodi lunghi e complessi con proposizioni brevi e incisive, nell’uso della descrizione e così via. Quando sono arrivata a questo brano, la mia sorpresa è stata grande:

 

Addio strade, quartiere deserto percorso dalla pioggia come da un esercito, ville addormentate nei loro giardini umidi, lunghi viali alberati e parchi in tumulto; addio quartiere alto e ricco

 

Come non sentire l'eco dell’Addio ai monti de I promessi sposi?

Sembra una citazione, leggere: le strade si seguivano alle strade, là dove Alessandro Manzoni scrive: le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade. Uguale è l’incipit, la ripetizione della parola addio indica una volontà poetica; la musicalità, creata dalla enumerazione lunga e ben dosata, ripete i ritmi manzoniani.

 

La situazione in cui è inserita la sequenza è la seguente: Carla ha deciso di concedersi all’amante della madre, per questo nella notte fugge dalla sua casa e sale sull’automobile dell’uomo che l’aspetta in giardino. E’ una situazione squallida e senza speranza. Carla è giovane, è bella, ma di una bellezza indolente, espressione di un’anima incapace di consapevolezza e di reazione. Carla cerca una “nuova vita” e va invece verso la rovina. Nel capitolo VIII de I Promessi Sposi, l’Addio ai monti si distende come un “largo maestoso” dopo i tempi “svelto” che hanno caratterizzato la narrazione delle varie vicende di equivoci e imbrogli. I fatti sono noti: al mattino Lucia è pronta per il matrimonio, nella notte di quello stesso giorno è costretta a fuggire. Si trova su una barca e guarda intorno a sé un paesaggio familiare, dal quale si distacca suo malgrado. Ville, case, chiesa: tutto è rischiarato dalla luna.

Anche nel romanzo di Alberto Moravia è notte: non una nitida notte lunare, ma una notte piovosa che scolora e confonde i profili della città addormentata. Manzoni stabilisce un contrasto tra la bellezza serena del paesaggio e lo stato d'animo dei personaggi e in particolare della protagonista; mentre Moravia crea un amalgama molto particolare tra “l’indifferenza” di Carla, la città vista dall’automobile in corsa e il suo giudizio morale. Usa per la sua descrizione un lacrimare che fa intuire una partecipazione dolorosa: nella enumerazione degli elementi che sfilano davanti agli occhi di Carla notiamo quartiere deserto, parchi in tumulto, fianchi di transatlantici in rotta, ogni cosa [...] poi scompariva inghiottita definitivamente dall’oscurità.Tutta la descrizione ci trasmette un senso di disfacimento e di rovina, di tristezza senza fine. Più sopra Moravia aveva scritto, riferendosi a Carla:

 

Le parve di non attribuire alla sua fuga tutta la triste e vergognosa importanza che altri […] le avrebbero dato.

 

quindi tra il narratore e la protagonista c’è un distacco. Carla è incapace di sentire e di reagire. Moravia attraverso questo notturno doloroso esprime quella triste e vergognosa importanza che era doveroso dare e che lei era incapace di dare. Manzoni esprime i sentimenti di Lucia, ma nella sua grande obiettività aggiunge una sequenza correttiva:

 

Di quel genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia.

 

A Lucia che piange segretamente Manzoni presta parole definite che legano insieme ogni frammento materiale della realtà di vita: la casa, la chiesa, i monti. Nessun elemento è visto a sé stante. Tutto è inserito nella trama di affetti della protagonista; tutto trova la sua ragione e il suo compimento in un confortante atto di fede. Carla, così come vuole il suo personaggio inerte e passivo, guarda con stupore la pioggia violenta, e l’autore rappresenta figurativamente quello che lui prova di fronte alla sorte della protagonista, ed esprime una immensa tristezza che ha il significato di una valutazione morale. Le due giovani donne, Lucia e Carla, non potrebbero essere più diverse, ma qualcosa le accomuna: si trovano in una situazione di cambiamento che i due narratori si fermano con solennità a sottolineare. E per far questo usano una poesia in prosa che nasce da una esigenza di riflessione e rispetto. Lucia va verso l’ignoto, ma sa (è soprattutto Manzoni che sa) che in qualsiasi situazione:

 

Chi da’ tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne una più certa e più grande.

 

Carla al contrario va verso la rovina, che è anche rovina della sua famiglia e della sua classe sociale. Per Moravia il cielo è buio, persone e cose si deformano e si confondono: non c’è speranza di luce, di consapevolezza e la condanna è segnata. Perché Moravia, allora giovanissimo, ha introdotto questa sequenza così evidentemente manzoniana? E’ la sua una citazione? O forse un omaggio a chi è stato suo maestro, malgrado tante e segnalate divergenze? Certamente anche in Moravia l’esigenza morale è molto forte, e per lui Manzoni non è stato solo un maestro di stile.

Laura Novelli

 

Scritti su Luigi Pirandello Alberto Moravia Dossier Variazioni sui testi Cataloghi mostre (due) Convegno Alberto Moravia

 

L’ Opera Omnia di Alberto Moravia è attualmente in corso di pubblicazione nella collana dei “Classici Bompiani”.

Illustrazione: Edizione mini de I promessi sposi, 3 vol., Milano, G. Redaelli, 1861 (Coll. F. Samaritani) 

 

20 giugno 2001

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it