Ada Negri, ambasciatrice della sensibilità femminile italiana

Ricerca di Fausta Samaritani

 

Ada Negri: la donna che per prima entrò nell’Accademia d’Italia. Succedeva, nel 1940, a Cesare Pascarella: Corrado Govoni era stato battuto sul filo di lana. L’anno dopo sembrava ancora una volta vincente la candidatura del poeta futurista Govoni che spedì lettere patetiche e lacrimose e mandò libri di poesie a tutti gli Accademici. Ada Negri ebbe anche un mazzo di candidi lillà. Scrisse a Govoni il 6 aprile 1941 queste delicate, affettuose, ma controllate parole (Archivio centrale dello Stato, S. P. D. C. O., 509.231):

«Caro Govoni,

stavo per rispondere alle Vostre due lettere rimandatemi da Milano, quando mi giunsero le candide serenelle, fresche come i Vostri versi.

Grazie!

Il libro mi aspetta nella piccola casa di lassù. Lo leggerò con gioia. Quanto a ciò che mi chiedete, ho bisogno di dirVi che Voi meritate le più alte segnalazioni? Ma altro dirVi non posso: c’è chi decide: lo sapete.

Mi dà grande tristezza sentirVi così abbattuto e sfiduciato. FateVi animo. La sorte non arride che a chi sa mantenersi sereno. Sarò io pure lieta di vederVi. Per tre o quattro giorni dovrò stare in clausura, perché stanchissima del lavoro di questa settimana e di un genere di vita al quale non sono avvezza. Ma Vi prego di telefonarmi all’albergo in mattinata, giovedì o venerdì. Mille cose cordiali dalla Vostra

Ada Negri»

 

Anche in quella occasione, le speranze di Corrado Govoni risultarono effimere.

 

Un piccolo dossier su Ada Negri si conserva a Roma (Archivio centrale dello Stato, Miniculpop, Gabinetto, b. 122). Contiene quattro lettere indirizzate al Ministro della Cultura Popolare:

 

«Pavia, Collegio Boerchio, Viale Garibaldi. 26-I-’39

Eccellenza,

ricevo ora, trasmessami da Milano ove era indirizzata, la Vostra nobilissima lettera con l’unito Assegno legato alla Medaglia d’Oro per benemerenza nazionale, che il Governo volle offrirmi quale premio alla mia poesia. Mentre accludo la ricevuta dell’Assegno, mi permetto ancora una volta d’esprimere a Vostra Eccellenza tutta la mia gratitudine, e la mia commozione.

Vorrei, se lo gradite, inviarVi in omaggio una copia della recentissima traduzione tedesca di Stella Mattutina, pubblicata dall’editore Brückmann di Monaco, ma non so a quale preciso indirizzo spedire. La traduzione è fregiata del bellissimo articolo scritto dal Duce su Stella Mattutina, nel 1921.

Posso mandare il libro a Milano, Via Gesù, 8?

Eccellenza_ e caro Amico, accogliete il mio grazie più fervido e il mio augurio più devoto

Ada Negri»

 

«Milano, Viale dei Mille, 7. 12-10-’39

Eccellenza,

mi sono permessa di inviarVi in questi giorni in omaggio il mio ultimo libro recentemente uscito: Erba sul sagrato.

Vogliate accoglierlo, Eccellenza come un segno della mia profonda devozione e gratitudine, e, se posso dirlo, della mia cordiale amicizia.

Vostra

Ada Negri»

 

«Roma, 26 nov. 1940

Eccellenza,

ho accolto le magnifiche rose e le care parole come un dono di cui riconosco tutto il valore. Vogliate ricevere il mio ringraziamento, e presentare alla gentile Signora il mio omaggio.

Torno ora da un colloquio col Duce, e ne porto con me tanta forza che può bastare per la vita!

Ancora grazie, Eccellenza, e il saluto della Vostra dev.ma

Ada Negri»

 

«Milano, Viale dei Mille, 7. 16-10-’41

Eccellenza,

tornata da un lungo soggiorno in campagna, trovai qualche giorno fa nel mio studio ad attendermi il volume documentario Che cosa hanno fatto gli Inglesi in Cirenaica, col Vostro cortese biglietto da visita.

Sto leggendolo, con orrore. Non aggiungo inutili parole. Nella Vostra fierissima, martellante prefazione, a un certo punto Voi dite: «Ad altri, investiti d’altra missione, spetta la parola del perdono». In questo momento in Italia sono tutti soldati. Il perdono verrà, nel nome di Cristo. Prima, però, bisogna vincere.

RingraziandoVi con profonda devozione

Ada Negri»

 

Nel fascicolo è contenuta anche la traduzione dal tedesco di un articolo di Erich Stock_ corrispondente da Roma per “Das Reich”_ pubblicato il 23 marzo 1940.

Venti di guerra spiravano in Italia, che era sul punto di schierarsi accanto alla Germania, già belligerante. In questa ottica, l’entrata nell’Accademia d’Italia di una donna come Ada Negri, che possedeva una vena lirica intima ed era perfettamente schierata con i più miseri, appare in netta contraddizione con la politica aggressiva del Regime. Quale era lo scopo recondito? Mandare gli uomini alla guerra, ma contemporaneamente salvare anche la sensibilità delle donne, premiando la poetessa, popolarissima, che aveva sostenuto gli ideali della redenzione sociale dei più umili, espresso la fragranza dei sentimenti femminili e rievocato con delicatezza la sua infanzia? E’ possibile che sulla scelta di Mussolini, al quale spettava l’ultima parola, abbia pesato una raccomandazione delle principesse Savoia che apprezzavano la poesia di Ada Negri.

Come esempio di un genere di critica letteraria, trascriviamo una parte della traduzione del testo di Erich Stock.

 

«Ada Negri. La prima donna nell’Accademia d’Italia

Le porte della Reale Accademia si sono aperte solennemente per accogliere Ada Negri. […] Ada Negri deve considerarsi _ secondo il giudizio universale _ come la più eminente poetessa italiana, fornendo inoltre nella sua nuova “carica” la prova della donna intellettuale nel clima fascista.

Questa importante scelta è stata accolta con plauso unanime dall’opinione pubblica.

Il Germania Ada Negri è nota anzitutto per il suo romanzo autobiografico Stella mattutina pubblicato recentemente nella versione tedesca. […]

Mussolini ha apprezzato in questo romanzo della fanciullezza «la freschezza primaverile, che dona all’anima il senso del riposo. Qualcosa di noi (così scrisse l’eminente critico) si risveglia alla vita in queste pagine. Gli occhi della nostra propria giovinezza ci guardano, mentre nei nostri cuori cominciano a vibrare segretamente le fonti di ogni nostalgia del mondo.» Nella sua sincerità e nella sua semplicità questo triste romanzo di un fanciullo proletario commuove il nostro cuore. Chi vuole avvicinarsi un poco alla complessa personalità di Ada Negri, deve aver letto queste crude e illetterali note. Eppure esse non ci rivelano ancora tutta l’essenza della poetessa. Anzitutto la sua prosa dalla Solitaria (1917) fino all’Erbe sul sagrato (1940) rivela soltanto una parte del suo essere. Il che naturalmente non vuol dire che si debba distinguere fra Ada Negri poetessa e prosatrice. L’arte della Negri rimane la stessa. […]

Nella placidezza della sua età Ada Negri ha raggiunto forme artistiche quasi classiche. E forse ha ragione Bellonci quando ha visto nel recente alto onore tributato ad Ada Negri, un riconoscimento ufficiale delle tendenze classiche nell’attuale arte italiana.

Ma la fama di Ada Negri in Italia e all’estero si basa sulla sua qualità di poetessa del socialismo. Come inebriata da una missione sociale, la giovane maestrina di Motta Visconti, nell’ultimo decennio del 19° secolo, entrò nel campo della poesia italiana. Nelle sue prime raccolte poetiche Fatalità (1892) e Tempeste (1896) scatenò la sua collera indomabile contro la società dominante, contro la sazia borghesia, contro la brutalità con cui i ricchi sfruttavano freddamente il loro prossimo. Un forte sentimento umanitario vibrava in queste poesie, che talvolta somigliavano ad un urlo, inarticolato e senza forma. Il contenuto, la visione non erano ancora domate attraverso la forma.

Più tardi, nel recinto di un’esistenza borghese, con marito e figli, queste fanfare sociali squillarono un poco più debolmente. […] Eternamente insoddisfatta, ondeggia fra la realtà e il suo ideale, alla ricerca di un po’ di amore e di vera comprensione.

Nella sua arte essa assorbe, in quegli anni di ulteriore sviluppo, ancora diversi elementi estranei, come quelli di d’Annunzio e Pascoli. Croce trova che la Negri dopo il prologo sociale, si è vista sempre sola davanti al proprio “Io” mentre il poeta deve vedersi di fronte all’“Universale”, non di fronte al proprio “Io”. […]

Il libro di Mara [contiene] poesie in versi sciolti, canti di una donna affranta dal dolore che lamenta la morte di un Amato e che mai trova conforto. Questa esplosione di una folle passione spaventa ed abbatte. Poche confessioni di una donna sono esternate con tale veemenza e inesorabilità come queste. Ma si trovano accenti anche più calmi, quasi sognati, come nella strofa che potrebbe sovrastare l’intera creazione poetica della Negri: Se ti rivedo sul lido […] e mi domandi cosa abbia fatto / negli anni in cui fui senza te.

Un identico moto dell’anima rispecchiano I canti dell’Isola, canti d’amore e della natura, sorti nell’azzurro paradiso dell’isola di Capri. In disaccordo con se stessa, Ada Negri vaga sognante attraverso questo mondo di luce e di rami fioriti: Olivo, paterno amico, guarda.

Ma Ada Negri sente anche che la passione d’amore e le malinconiche fantasticherie non possono nutrire in eterno grandi opere poetiche. Anche la donna che ama invecchia. Le passioni di giorni passati si spengono lentamente e con più serenità l’occhio spazia sulle cose piccole e grandi della vita umana. Così essa medita su Dio e sulla Morte. Più essa sente avvicinarsi l’inevitabile delle ultime decisioni, tanto più puri e devoti diventano i suoi sentimenti e le sue labbra abbozzano più di una volta, inconsapevolmente, una preghiera. Questa ascesa verso la contemplazione della vita da una torre più elevata, Ada Negri testimoniò nei suoi due ultimi volumi di liriche in Vespertina (1931) e in Dono. […]

Essa preferisce il verso sciolto come espressione della sua arte, e per lo più l’endecasillabo. Sempre più sovrana essa diviene nella modulazione della sua espressione, e l’involontario salto nella banalità (che un giorno i critici le rimprovereranno aspramente) accade sempre più raramente. […]

 

Gianna Manzini vista dal Regime

5 settembre 2002

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