Calcio, sport e Achille Campanile

di Fausta Samaritani

 

Questi versi sono tratti dal poema che il poeta Fagiolino declama una notte, a Pontesullago, per calmare i dimostranti che gridano in piazza: A morte il sindaco! Vogliamo la squadra! Il titolo del romanzo di Achille Campanile da cui sono tratti è Giovinotti, non esageriamo!

 

Manuale del perfetto giocatore di calcio

[…]

La forma del pallone

è fatta a limoncello;

calci da questo a quello,

ed esso in porta va.

 

La squadra si compone

di dieci e un giocatore

tutti d’uguale ardore,

ma di diversa età;

mentre che la partita

è fatta da due schiere,

l’arbitro sta a vedere

quel che succederà.

Sta col fischietto vigile

e se il pallon va fuori

fischia e con ciò significa:

fermatevi, signori.

Idem, se a caso toccasi

il pallone con mano,

fischia e con ciò significa:

Signori, piano, piano!

[…]

Ma tu con fisime,

anche in quell'or

la gioia intossichi

del giocator,

arbitro presbite

sordo e fanatico,

venduto e miope,

cieco e lunatico,

meticoloso,

iniquo inver

e fagatoso

filibustier,

tu ci hai tradito,

leva quel dito,

getta il fischietto,

vattene a letto,

torso di cavolo,

vattene al diavolo,

facci il piacere

cambia mestiere.

[…]


Il calcio è lecito solo al pallon, mentre che vietasi pugni e ceffon.

Ma spesso capita

per troppo ardor, che i calci corrano

tra i giocator.

Allora il pubblico

dei partigiani

ratto qual fulmine

viene alle mani.

Picchiano giovani,

vecchi e bambini,

gridando: Stupidi,

sciocchi e cretini.

E’ deplorevole,

ma chi potrà

 l’umana vincere

fragilità?

[…]

 

 

 

 

 

 

 

Il 12 di quel mese, sapete, quel mese così conosciuto, di cui si parla tanto, specialmente in poesia, ma sì, quel mese che fa rima con quella cosa, ce l’ho sulla punta della lingua.

Insomma, il 12 di quel mese, al Chrystal Palace di Londra i 200.001 occhi degli spettatori che assistevano a una partita di calcio…

_ Oh,_ diranno i lettori_ c’era uno spettatore con un occhio di più.

No. C’era uno spettatore con un occhio di meno.

Un simpatico vecchietto a nome Peterson, che non mancava mai alle grandi partite di calcio, dovunque esse si svolgessero. Per assistervi, quest’uomo irrequieto compiva lunghi viaggi e spendeva un monte di quattrini. Una volta, in un resoconto, si lesse che la partita era seguita da centomila occhi.

_ Oh,_ dissero tutti_ è morto Peterson.

Ma Peterson era vivo e presente alla partita. Il fatto è che questa volta, nel pubblico, c’era anche un altro spettatore guercio. Allora i giornali pregarono quest’ultimo di intervenire sempre, come spettatore, alle grandi competizioni calcistiche, e gli pagarono i viaggi, per ristabilire l’equilibrio e facilitare il cómpito dei resocontisti, che, prima, con quell’occhio dispari, eran costretti a fare calcoli complicatissimi.

Dunque, i 200.001 occhi degli spettatori che assistevano a una partita di calcio al Chrystal Palace videro un fatto curioso. Il pallone, spinto da un calcio del famoso Tom Bills, s’alzò, traversò l’aria come un bolide, divenne piccino piccino e scomparve.

Orbene. Per quante ricerche si facessero, di quel pallone non si trovò traccia.

Esso era scomparso”.

 

Achille Campanile era nato a Roma nel 1899. Umorista surreale, commediografo modernissimo, ebbe successo di pubblico più che della critica, che lo punì con lunghi silenzi. In tandem con Cesare Zavattini diresse il settimanale romano “Il Settebello”. I titoli di alcuni suoi romanzi sono diventati dei modi di dire. Tra le sue opere: Ma che cos’è quest’amore? (1927), Se la luna mi porta fortuna (1928), Agosto, moglie mia non ti conosco (1930), Cantilena all’angolo della strada (1933), Il diario di Gino Cornabò (1942), Manuale di conversazione, Trattato delle barzellette. Ennio Flaiano lo chiamava “Maestro”. Nel 1973 Campanile vinse il premio Viareggio. Tra le sue invenzioni ci sono le varianti della filastrocca Centocinquanta la gallina canta e le imprevedibili possibilità di esistenza che hanno i tassi alla Quercia del Tasso.

Rimase proverbiale un suo intervento al vernissage di una mostra di pittura contemporanea_ era anziano, portava una folta barba bianca e abitava in una casa di campagna, tra Velletri e Lariano, con la giovane moglie e molti nipoti_ quando si presentò con un collage di testi, costruito con brani di noti critici del tempo. Tra l’ilarità dei presenti, dimostrò che un certo modo di fare critica dell’arte contemporanea era totalmente incomprensibile al pubblico.

 

Abbiamo trascritto in carattere tondo l’incipit del suo romanzo, dal lunghissimo titolo, Giovinotti, non esageriamo! (e sia detto anche alle ragazze) nonché ai vecchi e alle persone di mezza età (Milano, Fratelli Treves Editori, 1929), per rispettare il corsivo della frase finale del brano, corsivo cui Campanile, come poi spiega, dà uno speciale significato.

 

Dopo la misteriosa scomparsa del pallone, l’azione si è spostata infatti in questo minuscolo e dimenticato paese italiano, Pontesullago, che si affaccia appunto su un lago tetro e melanconico ed è protetto da San Piè di Leone, Santo poco venerato in paese e in compenso sconosciuto nel resto del mondo abitato. L’unica devota è Joséphine_ figlia dell’anziano sindaco Fiordaliso il Malvagio_ che nove volte al giorno porta al Santo un mazzolino di fiori freschi, accompagnata da uno dei suoi nove fidanzati. Un decimo ragazzo, Pancrazio, che ama la ragazza ma non è riamato, segue la scena da lontano. Perché? si chiede Campanile. Non si sa. Al cuore non si comanda, come disse quel soldato che stava facendo l’amore, quando sentì suonare la ritirata. Un altro, Piffariello, che è l’undicesimo ragazzo del paese, odia la ragazza ed è cordialmente odiato da lei. Ogni sera Joséphine si affaccia al balcone, per scambiare frasi di odio profondo con Piffariello, che la ricambia con le peggiori insolenze. Undici ragazzi: diventeranno i giocatori di una misteriosa squadra di pallone.

 

Una domenica di maggio, mentre Fiordaliso sta celebrando in piazza il matrimonio tra due cavalli che, in tarda età, hanno deciso di regolarizzare la loro posizione, piomba dal cielo, proprio sulla testa del sindaco, un pallone. Fiordaliso interrompe la cerimonia e convoca in gran fretta un memorabile consiglio comunale per decidere sul da farsi, consiglio comunale interrotto frequentemente dall’usciere che informa: Il cavallo scalpita! La cavalla strepita! 

Il consigliere Barbaccino, detto Salomone per la perfetta giustizia distributiva con cui sedeva sui panchettini, propone di requisire il pallone e formare una squadra di calcio. Il consigliere Pescialtello, detto l’atleta, un omone di due quintali che si dà arie da anarchico ma dorme quando dovrebbe stare sveglio, interpellato sul gioco del calcio non sa dare alcuna risposta. Nel parapiglia che segue il sindaco si dimette e al suo posto viene eletto Barbaccino.

Gli undici ragazzi del paese gridano in piazza: Vogliamo la squadra! Il nuovo sindaco allora spedisce a Roma questo telegramma urgente: “Prego mandarmi telegraficamente il manuale del perfetto fondatore di squadre calcistiche”. La risposta non si fa attendere: “Se vuole, possiamo spedirle telegraficamente il manuale del perfetto imbecille”.

 

Achille Campanile reagiva con sottile ironia alla carica caustica e polemica del movimento Strapaese, sostenuto dal periodico “Il Selvaggio” (1924) diretto dal senese Mino Maccari, che predicava il ritorno a solide tradizioni rurali, nello spirito della più autentica cultura fascista. Per Campanile un paese era invece un microcosmo addormentato, di cui non valeva la pena di occuparsi, a meno che non vi accadessero inaspettate e sconvolgenti novità.

La raffinata satira di Campanile investiva anche il baldanzoso sforzo di trasformare tutti gli italiani in atleti, sforzo in cui Starace esprimeva il meglio di sé. Qua e là, nelle pagine di Campanile, faceva anche capolino un certo velato disprezzo per il militarismo e si avvertiva la presa di coscienza che il movimento anarchico era ormai morto e sepolto. Se la sua prosa garbava agli italiani, dispiaceva però ai politici, di ogni fazione.

 

Le avventure, a Pontesullago, continuano.

Per calmare gli animi, il nuovo sindaco decide di solennizzare all’indomani la festa di San Piè di Leone, con mortaretti, banda, processione, esperimenti di un illusionista e di un magnetizzatore e con il divieto all’assessore anziano di pronunciare discorsi. Mentre il cavallo scalpita! La cavalla strepita! al sindaco viene recapitato un altro telegramma che dice: “Arrivo stasera con cravatta a pallini. Fagiolino.”

La gioia di rivedere l’amico, incontrato una sola volta, venti anni prima, su un tram (o su un treno?) travolge Salomone. Mentre con la moglie Sofia decide sull’accoglienza da fare al gradito ospite, una macchina schiacciasassi parcheggia in giardino e dalla macchina esce agilmente un omino con cravatta a pallini e guanti da pugilato (nella fretta di partire, non aveva trovato i suoi guanti). Fagiolino è un poeta, vive a Londra e lavora al “Times”, ma come usciere. Per la prima volta ha avuto un incarico da cronista: deve raccontare la storia di un tranquillo paese, dove non si celebra mai la festa del Santo patrono. Per colmare la delusione dell’ospite, visto che l’indomani la festa invece si farà, Barbaccino detto Salomone lo invita a pranzo, assicurando che ci sarà anche un pollo. Entrò un grazioso pollo, che, svolazzante, prese posto a capo tavola, una cara bestiola che sta in casa au pair. Sofia ama il pollo, Salomone lo detesta. Segue un segreto colloquio tra Salomone e Fagiolino:

 

_ Perché non lo…?

Salomone si guardò intorno.

_ Taci!_ disse con voce soffocata.

_ Si potrebbe fare in padella_ sibilò Fagiolino.

I due uomini si guardarono a lungo negli occhi, tentati dal dèmone.

 

A sera sorge la luna, si specchia nel lago e mormora: Dio come sono pallida stasera!

In paese nessuno dorme. I dimostranti gridano ancora, sotto le finestre del sindaco: Vogliamo la squadra! E’ a questo punto che Fagiolino declama il suo famoso poema sul gioco del pallone. Al pubblico improvvisato, che pretende una maggiore chiarezza, Fagiolino spiega, in parole povere:

 

Il giuoco del calcio è una cosa semplicissima, è un play di Kicks. Appena il ball è in the play, l’half forward dà il Kickapp verso l’inside forward che tira all’half-back, il quale, dribbling, fa pass e mantiene la liaison in line col side half-back; così si inizia l’attak d’una team contro l’altra, cioè, per intenderci, da un field all’altro, o, per essere più chiari, da un link all’altro, allo scopo di fare goal nella net avversaria, badando che il ball non vada al bar, o a post, e di non farlo andare oltre il bahind; il back respinge e, se non ci riesce, il door-keaper, o goal-keaper, o custodian, para col plungeon e fa carryng o goal Kick dalla goal area.

 

Con questa tirata Campanile si vendica dello sciocco purismo linguistico, imposto dalla cultura fascista.

Il romanzo continua…

Fausta Samaritani

 

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1 aprile 2002

La Repubblica Letteraria Italiana. Letteratura e Lingua Italiana online www.repubblicaletteraria.it